Collado era stato sospeso provvisoriamente lo scorso 2 ottobre, ma l’ITIA dopo aver analizzato tutte le prove fornite ha stabilito che non vi è stata colpa o negligenza

Una storia che ha del paradossale, e che vale quindi la pena di essere raccontata. Juan Sebastian Dominguez Collado, giocatore del Guatemala, era stato sospeso in via provvisoria da parte dell’ITIA, dopo che era risultato positivo al Clostebol in un test anti-doping svolto lo scorso 2 ottobre in occasione del un torneo M15 in Turchia. L’ITIA aveva comunicato la positività il19 novembre – che è anche il giorno in cui è partita la sospensione provvisoria – con Dominguez Collado che ha deciso di non presentare ricorso (cosa che, invece, aveva fatto Sinner a suo tempo). E bene, dopo aver valutato tutte le prove fornite dal guatemalteco, l’ITIA ha stabilito che “non vi è stata colpa o negligenza” e ha quindi assolto il giocatore, che è libero fin da subito di ritornare in campo. Ma che cosa è accaduto?

L’intera ricostruzione di Sebastian ruota intorno a una figura chiave, che è quella di suo padre. Il giocatore guatemalteco, infatti, ha spiegato che nel periodo in cui è stato trovato positivo al test anti-doping condivideva la casa con suo padre, che stava trattando una patologia con due prodotti che per l’appunto erano a base di Clostebol. A causa della stretta vicinanza, Dominguez Collado ha utilizzato più volte gli asciugamani che venivano utilizzati dal padre dopo l’applicazione del farmaco, oltre a condividere l’utilizzo di un dispositivo mobile, fattori che hanno esposto notevolmente il giocatore al rischio di entrare in contatto con la sostanza proibita.

Ma, viene da chiedersi, perché l’ITIA ha stabilito che non vi è stata colpa o negligenza? Principalmente, per due fattori. In primis, si tratta di una spiegazione di carattere scientifico: il laboratorio di Montreal che aveva rilevato la sostanza, ha confermato che la spiegazione dell’atleta non poteva essere esclusa, e questo unito alla ricostruzione dei fatti ha portato l’ITIA a confermare che il giocatore è entrato in contatto con il Clostebol in maniera accidentale. Il secondo fatto invece – che è servito a stabilire che non c’è stata colpa o negligenzasi fonda sulle valutazioni dell’ITIA dopo aver visionato tutte le prove: sulla base di queste, infatti, l’agenzia ha giudicato verosimile il fatto che Dominguez Collado non fosse a conoscenza che il padre stava utilizzando farmaci contenenti la sostanza proibita, e di conseguenza che non avrebbe potuto fare nulla di più per evitare il contagio.

Dominguez Collado è stato quindi assolto, e come era accaduto anche per Sinner ha subito solamente la decurtazione dei punti e del montepremi conquistati nel torneo turco (2 punti e 438 dollari). Naturalmente, come accaduto anche per l’altoatesino, la decisione dell’ITIA potrebbe essere ancora impugnata davanti al TAR o dalla WADA oppure dall’agenzia antidoping del Guatemala.