Il 2017 è stato uno degli anni più brillanti della carriera del ‘Re’, che è tornato a vincere uno Slam a distanza di quasi cinque anni giocando un tennis stellare

Tutti gli appassionati ricordano il 2017 come una delle stagioni migliori dell’intera carriera di Roger Federer. La leggenda svizzera non stava attraversando un momento brillante alla vigilia di quell’anno, se si considera che non vinceva uno Slam da quasi cinque anni (il suo ultimo successo era stato a Wimbledon nel 2012) e aveva dovuto saltare la seconda parte del 2016 per curare il suo ginocchio. Quasi nessuno si aspettava che il ‘Re’ avrebbe espresso un tennis scintillante fin dall’inizio del 2017, avendo quasi 36 anni. Grazie all’eccellente lavoro svolto in quei mesi, l’ex numero 1 del mondo fu in grado di trionfare agli Australian Open (battendo il suo eterno rivale Rafael Nadal in finale) e di completare il ‘Sunshine Double‘ (vincendo i Masters 1000 di Indian Wells e Miami).
L’elvetico continuò a brillare anche nel resto della stagione, impreziosita dal suo ottavo ed ultimo successo sui prati di Wimbledon. Una delle chiavi del rendimento di Roger in quella annata – oltre alla straordinaria condizione atletica – fu il miglioramento del suo rovescio, che diventò un colpo più aggressivo sia durante lo scambio che in risposta al servizio. Intervistato nell’ultimo episodio del podcast di Greg Rusedski, il suo ex coach Ivan Ljubicic si è soffermato proprio su questo aspetto: “Abbiamo lavorato su quel colpo per circa cinque mesi a partire da settembre 2016 e gli effetti sono stati positivi, contagiando anche altri aspetti del suo gioco. C’è stata la tempesta perfetta in quel periodo e ha iniziato a sentirsi molto sicuro. Il 2017 è stato un anno fantastico per la sua carriera.”
L’ex campione croato non vuole prendersi troppi meriti: “Ho letto e sentito parecchie storie su come io avrei cambiato il suo rovescio. Quando sei il coach di un giocatore di altissimo livello, lavori su tante cose contemporaneamente e non sai esattamente cosa resterà impresso di ciò che dici. Una cosa è certa: tutti sapevamo che contro Rafa Nadal non sarebbe bastato giocare in slice, quindi per me era ovvio che dovesse colpire il rovescio più piatto per poterlo battere.”

