
A inizio settimana aveva fatto discutere una sua “spallata” a un raccattapalle durante un cambio di campo, aggiustata con delle scuse a metà (“non è stata volontaria, ma non ho mai capito chi è più importante: se ci fossero solo i raccattapalle si potrebbe giocare il torneo?”), ma poi l’attenzione è tornata al campo. Contro Monfils ha giocato alla grande quarto e quinto, e a parole sembra pronto per un gran match contro Djokovic. “Quando gioca male, molto male, il suo livello è da top-20 – ha detto in conferenza stampa –, e se io gioco particolarmente bene posso valere quella classifica. Vedremo”. Paire, invece, una volta tanto sta facendo parlare solamente la racchetta, visto che a Wimbledon ha già dato negli anni scorsi. Nel 2013 mancò gli ottavi di finale perdendo contro Lukasz Kubot e sfasciò tutte le racchette nel tragitto dal campo agli spogliatoi, lasciando agli uffici dell’All England Club buona parte del prize money, mentre un paio d’anni più tardi ha detto chiaramente (ma non ai Champiosnhips) di trovare l’erba una superficie di m***a. Tuttavia, anche se continua a sostenere che mentalmente è la superficie più dura per lui, perché si gioca sui dettagli e basta poco per farsi sfuggire il match, quest’anno si direbbe gli stia piacendo, visto che è arrivato in semifinale a Stoccarda e per la prima volta ha vinto tre incontri a Wimbledon, battendo in tre set due avversari pericolosi come Pierre-Hugues Herbert e Jerzy Janowicz. La chiave? La maturità, dice. “Ora so cosa voglio – ha raccontato davanti ai giornalisti –, so perché sono su un campo da tennis e so perché devo dare sempre il 100% e godermi in ogni momento. Su questi campi ho buttato via tante partite, ma ora sono più maturo e non voglio più fare certe cose”.

A differenza di Mannarino, Paire potrà anche giocare sul Centre Court, e contro il Murray visto nel match con Fognini qualche chance potrebbe passare. “Sarà una grande esperienza – ha spiegato il gigante di Avignone – e non ho intenzione di scendere in campo solo per giocare. Voglio vincere e penso di avere delle possibilità”. Paire ha la fantasia per tirare fuori un match interessante, e Fognini gli ha mostrato che la smorzata – se giocata bene, e lui sa come farlo –può diventare un’arma preziosissima. Murray ha detto che è difficile affrontare Fognini perché non ha punti deboli nel gioco, mentre Paire di diritto fa molta fatica, però serve meglio, e proprio su quello dovrà fare affidamento. “Se servo bene ho il tennis per dargli fastidio. In ogni caso sono pronto a dare il massimo qualsiasi cosa succeda. È raro arrivare alla seconda settimana di un torneo del Grande Slam in queste condizioni fisiche. Io avevo raggiunto gli ottavi solamente una volta, nel 2015 allo Us Open, ma ero cotto e Tsonga mi aveva battuto nettamente. Qui ho perso solo un set in tre incontri, e sono tutti andati via abbastanza velocemente. Mi sento in gran forma e grazie a due giorni di pausa sarà come iniziare un nuovo torneo. Spero di riuscire a giocare rilassato e non farmi prendere dall’ansia di dover giocare sul Centre Court contro il numero uno. Rispetto a prima ho imparato a stare più tranquillo e a non farmi prendere dalla fretta quando le cose non funzionano bene. Sono qui e voglio provarci: il mio obiettivo è battere Murray sul Centrale”. Ad ambizioni è già un vincitore.



