LA STORIA – A 30 anni di età e senza un ranking WTA, Sarah Pang è ancora convinta di diventare una professionista. Ha lanciato una campagna di crowdfunding e chiede 230.000$ (!) per giocare almeno tre anni. Una vita da film, con un finale ancora tutto da scrivere.   Di Riccardo Bisti Le WTA Finals ci mostreranno il volto colorato, luminoso e scintillante di Singapore. Ok, questa città-stato a due passi dalla Malesia è il quinto paese al mondo come percentuale di milionari sul totale della popolazione (poco più di cinque milioni di persone), ma non tutti dormono sotto un baldacchino o guidano macchine di grossa cilindrata. Anche Singapore ha un lato meno conosciuto. Lo rappresenta Sarah Pang, una ragazza di 30 anni (avete letto bene: 30!) che vuole a tutti i costi entrare nel circuito WTA. Approfittando del Masters sotto casa (e della conseguente attenzione mediatica), la singaporiana ha lanciato una raccolta di crowdfunding per provarci sul serio. Hai un sogno ma non hai soldi a sufficienza? Nessun problema: ci provi con il web, chiedendo aiuto a tutto il mondo. La pratica non è nuova nel tennis: ci hanno provato in tanti, peraltro senza grossi risultati. Ma a Sarah non importa, anche perché la sua vita sarebbe perfetta per un film. La sceneggiatura è pronta, manca solo il finale. I campioni di tennis hanno iniziato tutti da bambini. Magari hanno alternato la racchetta ad altre discipline, ma sono nati e cresciuti con la racchetta. La Pang no. Fino ai 18 anni giocava a badminton, sui tanti campi pubblici che si trovano in giro per Singapore. Sotto l'occhio attento del padre si allenava tutto il giorno, dopo gli acquazzoni asciugava il campo con fogli di giornale e si dedicava alla parte atletica solo alle 22, quando le spegnevano le luci. E sognava un futuro d'oro. Ma il badminton non garantiva chissà quali guadagni, allora il padre le consigliò di scegliere tra tennis e golf. Aveva 19 anni quando ha pensato che impugnare una racchetta fosse meglio che agitare una mazza. E così ha iniziato a giocare, con sincera passione e discrete capacità. Nel 2008 si è laureata e ha cambiato tre lavori in un anno per pagarsi tre settimane di allenamento presso l'Accademia di Emilio Sanchez e Sergio Casal. Al costo di 2.000 euro a settimana (pare che qualche soldo gliel'avessero allungato anche i suoi amici), si è convinta di poter diventare una giocatrice. L'ACQUA DEL RUBINETTOAl ritorno a casa, la prima mazzata. Il Singapore Sports Council le aveva promesso un sostanzioso aiuto economico, ma le parole sono rimaste tali. E qui la storia diventa fiaba, magari con qualche licenza poetica. Dopo sette mesi, ha pensato bene di tornare in Spagna. Stavolta non aveva soldi, ma per continuare a giocare ha fatto la custode notturna presso il dormitorio dell'Accademia, laddove dormivano tranquilli e beati i figli dei ricchi, quelli che potevano permettersi 2.000 euro a settimana. Lei ne guadagnava 200 al mese e dopo essersi allenata tutto il giorno iniziava il lavoro. Poco sonno, tante lacrime e racconti al limite del credibile. Ha detto di aver bevuto l'acqua del rubinetto per risparmiare su ogni spesa possibile. E di aver passato indenne gli inverni grazie a giacche di sport invernali, di seconda mano, donate da qualche cuore buono. Già, perchè dormiva in un container senza riscaldamento. Vero o falso che sia, dopo qualche tempo l'offerta di lavoro da Singapore è arrivata sul serio, così è tornata a casa (risiede a Bukit Merah) e ha iniziato l'attività professionistica, alternandola con il lavoro. Nel 2012 ha vinto le prime partite, ma i risultati stentano ad arrivare. Eppure è convinta di potercela fare, di imitare e magari migliorare i risultati delle migliori tenniste mai prodotte da Singapore ("Ma loro venivano da famiglie ricche!" dice con orgoglio): Stefanie Tan, Lela Zainal e Beier Ko. Quest'ultima ha raggiunto un discreto best ranking al numero 299 WTA. Sarah compirà 31 anni il prossimo 6 marzo ma ritiene di essere ancora in tempo, per questo ha pensato bene di mollare il lavoro quando le hanno proposto un cambiamento che avrebbe ridotto il tempo per giocare. Perfetto, addio posto dietro la scrivania, da adesso in poi soltanto tennis. Sapeva che sarebbe stata dura, ma si è fatta ispirare da una frase letta su Youtube: “La mancanza di qualcosa è il modo migliore per sviluppare la creatività”.    "DATEMI 230.000 DOLLARI"Quest'anno ha ottenuto il suo miglior risultato di sempre, cogliendo una semifinale in doppio al torneo ITF di Tarakan, Indonesia. Insieme a lei, la giapponese Waka Kirihata. Non è ancora entrata nel ranking WTA, poiché il sistema di ingresso è piuttosto selettivo: per essere ammessa nel cervellone elettronico, dovrà passare il primo turno in almeno tre tornei. In singolo è ancora più dura: quest'anno ha vinto appena due partite e non è mai andata vicina a qualificarsi. Ma non le mancano né coraggio, né creatività. E così ha lanciato una mega campagna di crowdfundinge tramite il sito www.indiegogo.com. Tutto normale, forse un po' bizzarro. Ma ciò che colpisce è l'enormità della cifra richiesta: Sarah chiede ben 230.000 dollari, a suo dire l'importo necessario per giocare tre anni ad alto livello, con 20-30 tornei all'anno e il supporto continuo di un allenatore. Il 60% sarebbe destinato ad allenamenti, viaggi e costi, mentre il restante 40% per l'equipaggiamento e uno staff di livello. “Sono consapevole del fatto che basterebbe anche meno per affrontare una stagione – dice la Pang – ma sarebbe una lenta condanna a morte perché non avrei il supporto necessario per migliorare. Mi sono data tre anni perché so che ci vuole tempo per crescere e sviluppare il proprio talento”. Per adesso credono in lei Under Armour (stesso sponsor di Murray e Stephens), che le passa qualche completo, e la palestra singaporiana “Genesis”. “Qualcuno pensa che io chieda soldi per girare il mondo – ammonisce – non è affatto così. Quando sei in Bahrain, in Australia o in Indonesia stai solo lavorando. Queste risorse mi servono per giocare a tennis, non per comprarmi una borsa o un trucco nuovo”. La missione sembra impossibile, anche in virtù dell'età. Lei crede di avere 6-7 anni di carriera perché il suo fisico è molto meno usurato rispetto alle coetanee. “E poi ho ricevuto l'incoraggiamento di Michael Chang, giunto a Singapore per giocare un'esibizione contro la Sharapova: mi ha detto che Kimiko Datè è competitiva a 45 anni e Serena Williams è ancora la migliore a 34”. La raccolta fondi scadrà il 10 dicembre e non sta andando troppo bene: l'hanno aiutata in 72, per un totale di 10.245 dollari, circa il 4% del totale. Difficile arrivare all'obiettivo, ancora più difficile sfondare. Però è una storia interessante, che pone l'accento sulla struttura piramidale del tennis, laddove pochi nomi mangiano gran parte della torta. “Per ottenere qualcosa dovrei entrare almeno tra le prime 200 del mondo” ha detto la Pang, che sogna di diventare famosa come Fandi Ahmad, il più grande calciatore singaporiano di tutti i tempi. “Se non dovessi farcela, vorrei almeno essere un esempio per tutti i giovani che ci vogliono provare. Per quanto mi riguarda, lo so: è dannatamente difficile”. Bene: ne è consapevole.    

 

 

Di Riccardo Bisti

Le WTA Finals ci mostreranno il volto colorato, luminoso e scintillante di Singapore. Ok, questa città-stato a due passi dalla Malesia è il quinto paese al mondo come percentuale di milionari sul totale della popolazione (poco più di cinque milioni di persone), ma non tutti dormono sotto un baldacchino o guidano macchine di grossa cilindrata. Anche Singapore ha un lato meno conosciuto. Lo rappresenta Sarah Pang, una ragazza di 30 anni (avete letto bene: 30!) che vuole a tutti i costi entrare nel circuito WTA. Approfittando del Masters sotto casa (e della conseguente attenzione mediatica), la singaporiana ha lanciato una raccolta di crowdfunding per provarci sul serio. Hai un sogno ma non hai soldi a sufficienza? Nessun problema: ci provi con il web, chiedendo aiuto a tutto il mondo. La pratica non è nuova nel tennis: ci hanno provato in tanti, peraltro senza grossi risultati. Ma a Sarah non importa, anche perché la sua vita sarebbe perfetta per un film. La sceneggiatura è pronta, manca solo il finale. I campioni di tennis hanno iniziato tutti da bambini. Magari hanno alternato la racchetta ad altre discipline, ma sono nati e cresciuti con la racchetta. La Pang no. Fino ai 18 anni giocava a badminton, sui tanti campi pubblici che si trovano in giro per Singapore. Sotto l'occhio attento del padre si allenava tutto il giorno, dopo gli acquazzoni asciugava il campo con fogli di giornale e si dedicava alla parte atletica solo alle 22, quando le spegnevano le luci. E sognava un futuro d'oro. Ma il badminton non garantiva chissà quali guadagni, allora il padre le consigliò di scegliere tra tennis e golf. Aveva 19 anni quando ha pensato che impugnare una racchetta fosse meglio che agitare una mazza. E così ha iniziato a giocare, con sincera passione e discrete capacità. Nel 2008 si è laureata e ha cambiato tre lavori in un anno per pagarsi tre settimane di allenamento presso l'Accademia di Emilio Sanchez e Sergio Casal. Al costo di 2.000 euro a settimana (pare che qualche soldo gliel'avessero allungato anche i suoi amici), si è convinta di poter diventare una giocatrice.


L'ACQUA DEL RUBINETTO

Al ritorno a casa, la prima mazzata. Il Singapore Sports Council le aveva promesso un sostanzioso aiuto economico, ma le parole sono rimaste tali. E qui la storia diventa fiaba, magari con qualche licenza poetica. Dopo sette mesi, ha pensato bene di tornare in Spagna. Stavolta non aveva soldi, ma per continuare a giocare ha fatto la custode notturna presso il dormitorio dell'Accademia, laddove dormivano tranquilli e beati i figli dei ricchi, quelli che potevano permettersi 2.000 euro a settimana. Lei ne guadagnava 200 al mese e dopo essersi allenata tutto il giorno iniziava il lavoro. Poco sonno, tante lacrime e racconti al limite del credibile. Ha detto di aver bevuto l'acqua del rubinetto per risparmiare su ogni spesa possibile. E di aver passato indenne gli inverni grazie a giacche di sport invernali, di seconda mano, donate da qualche cuore buono. Già, perchè dormiva in un container senza riscaldamento. Vero o falso che sia, dopo qualche tempo l'offerta di lavoro da Singapore è arrivata sul serio, così è tornata a casa (risiede a Bukit Merah) e ha iniziato l'attività professionistica, alternandola con il lavoro. Nel 2012 ha vinto le prime partite, ma i risultati stentano ad arrivare. Eppure è convinta di potercela fare, di imitare e magari migliorare i risultati delle migliori tenniste mai prodotte da Singapore ("Ma loro venivano da famiglie ricche!" dice con orgoglio): Stefanie Tan, Lela Zainal e Beier Ko. Quest'ultima ha raggiunto un discreto best ranking al numero 299 WTA. Sarah compirà 31 anni il prossimo 6 marzo ma ritiene di essere ancora in tempo, per questo ha pensato bene di mollare il lavoro quando le hanno proposto un cambiamento che avrebbe ridotto il tempo per giocare. Perfetto, addio posto dietro la scrivania, da adesso in poi soltanto tennis. Sapeva che sarebbe stata dura, ma si è fatta ispirare da una frase letta su Youtube: “La mancanza di qualcosa è il modo migliore per sviluppare la creatività”.

 

 
"DATEMI 230.000 DOLLARI"

Quest'anno ha ottenuto il suo miglior risultato di sempre, cogliendo una semifinale in doppio al torneo ITF di Tarakan, Indonesia. Insieme a lei, la giapponese Waka Kirihata. Non è ancora entrata nel ranking WTA, poiché il sistema di ingresso è piuttosto selettivo: per essere ammessa nel cervellone elettronico, dovrà passare il primo turno in almeno tre tornei. In singolo è ancora più dura: quest'anno ha vinto appena due partite e non è mai andata vicina a qualificarsi. Ma non le mancano né coraggio, né creatività. E così ha lanciato una mega campagna di crowdfundinge tramite il sito www.indiegogo.com. Tutto normale, forse un po' bizzarro. Ma ciò che colpisce è l'enormità della cifra richiesta: Sarah chiede ben 230.000 dollari, a suo dire l'importo necessario per giocare tre anni ad alto livello, con 20-30 tornei all'anno e il supporto continuo di un allenatore. Il 60% sarebbe destinato ad allenamenti, viaggi e costi, mentre il restante 40% per l'equipaggiamento e uno staff di livello. “Sono consapevole del fatto che basterebbe anche meno per affrontare una stagione – dice la Pang – ma sarebbe una lenta condanna a morte perché non avrei il supporto necessario per migliorare. Mi sono data tre anni perché so che ci vuole tempo per crescere e sviluppare il proprio talento”. Per adesso credono in lei Under Armour (stesso sponsor di Murray e Stephens), che le passa qualche completo, e la palestra singaporiana “Genesis”. “Qualcuno pensa che io chieda soldi per girare il mondo – ammonisce – non è affatto così. Quando sei in Bahrain, in Australia o in Indonesia stai solo lavorando. Queste risorse mi servono per giocare a tennis, non per comprarmi una borsa o un trucco nuovo”. La missione sembra impossibile, anche in virtù dell'età. Lei crede di avere 6-7 anni di carriera perché il suo fisico è molto meno usurato rispetto alle coetanee. “E poi ho ricevuto l'incoraggiamento di Michael Chang, giunto a Singapore per giocare un'esibizione contro la Sharapova: mi ha detto che Kimiko Datè è competitiva a 45 anni e Serena Williams è ancora la migliore a 34”. La raccolta fondi scadrà il 10 dicembre e non sta andando troppo bene: l'hanno aiutata in 72, per un totale di 10.245 dollari, circa il 4% del totale. Difficile arrivare all'obiettivo, ancora più difficile sfondare. Però è una storia interessante, che pone l'accento sulla struttura piramidale del tennis, laddove pochi nomi mangiano gran parte della torta. “Per ottenere qualcosa dovrei entrare almeno tra le prime 200 del mondo” ha detto la Pang, che sogna di diventare famosa come Fandi Ahmad, il più grande calciatore singaporiano di tutti i tempi. “Se non dovessi farcela, vorrei almeno essere un esempio per tutti i giovani che ci vogliono provare. Per quanto mi riguarda, lo so: è dannatamente difficile”. Bene: ne è consapevole.