Jannik continua a spazzare via un avversario dietro l’altro e la sensazione è che nessuno abbia ancora capito come incrinare le sue certezze

Ha vinto Sinner ma ormai siamo nella condizione di poter dispensare consigli ai malcapitati avversari. Per dire che a poco servono i match analysis se alle risultanze non viene dato seguito. Confesso anch’io di non amarli molto ma, viva Dio, qualcuno dovrà pur buttarci un occhio per rintracciare le ragioni di vittorie e sconfitte reiterate nel tempo tra due soggetti in cerca di gloria. Cosicché ci sarà stata pure una ragione se, entrando nell’agone del torneo capitolino, Andrey Rublev era indietro di tre a sette nei tête a tête con Jannik Sinner. Soprattutto se due delle tre vittorie vantate dal russo altro non sono che ritiri maturati dal nostro portabandiera per ragioni fisiche e non agonistiche.
Cosicché da quanto andato in onda ieri dal rettangolo più importante di Via dei Gladiatori, dubito che il russo avesse coscienza dei numeri maturati nei precedenti con Jannik Sinner. L’avesse avuta, avrebbe dedotto che contro l’atesino gli sparacchiamenti da dietro hanno vita breve poiché offrono rimbalzi medio alti che il buon Jannik può facilmente impattare tra bacino e spalle usando bene il baricentro. Né può sperare, il rosso della steppa, di sfondare da dietro poiché oltre a buoni colpi, il leader della classifica mondiale dispone anche di mobilità fuori dal comune.
Cosicché anche in questa 11ma sfida tra i due tennisti dal bulbo rosso il moscovita ha finito per sfociare in soluzioni straordinarie che non hanno fatto rendimento finendo solo per alimentare il numero degli errori gratuiti. Ieri ne ha sommati una trentina, tanti quanti quelli commessi negli altri scontri contro il soddisfatto avversario. Insomma un indicatore ,quello degli errori a go go, che dovrebbe indurre Rublev a rivedere i suoi piani anti Sinner. Per lui sarebbe auspicabile una strategia orientata verso schemi destabilizzanti più che prevaricanti usando meglio contropiede e smorzata nonché lasciandosi andare talora a scambi parabolati e a più frequenti incursioni a rete.
Al momento i match tra lui e il primo della classe somigliano più a un tiro al piccione che a una manovra tattica architettata in modo razionale. Un consiglio spassionato dunque, al bell’Andrey sarebbe quello di studiare meglio i match analysis dei suoi incontri con l’italiano. Scoprirebbe sicuramente cose utili al rendimento ma soprattutto capirebbe che il tennis è sport di manovra e a poco serve entrare in campo con i globuli rossi armati di bazooka.

