A 40 anni Wawrinka è al terzo turno degli Australian Open: l’ultimo a riuscirci, da ultraquarantenne, era stato Rosewall nel ’78. Ode a un campione straordinario

Da qualche parte attorno a Losanna deve esserci una grotta con disegni rupestri in cui Stan Wawrinka caccia i Mammuth, combatte tigri dai denti a sciabola, e dotato di lancia e fionda abbatte qualche mostro. Guardarlo giocare, a 40 anni, sulla Kia Arena contro il giovane – e molto promettente – francese Gea, dopo 4 ore e 33 minuti di lotta in mezzo a due tribù esaltate ma pacifiche, a un fiorire di bandiere elvetiche a cui ci eravamo disabituati, è uno spettacolo che intriga e commuove.
Stan è al suo ultimo anno sul circuito; non è mai stato un piacione, un arruffapopoli, ma appartiene – come Djokovic e Cilic, altri due matusa che stanno facendo strada nel torneo – a pieno diritto all’epoca d’oro che ci siamo da poco lasciati alle spalle. Un Santo appena minore nel Pantheon dei grandi Patriarchi Federer, Nadal e Djokovic, esempio di un tennis che sta scomparendo, grande miscela di talento e potenza, di tocco e velocità. Quel rovescio dal centro che scorre via verso gli angoli del campo su binari tutti suoi, quelle sbracciate lungolinea, nette, taglienti, sovrane: ammirarlo è un piacere per gli occhi. E un’ode minore, molto laica, al valore dell’allenamento, della costanza, del lavoro duro, fiorito all’ombra del più rigoglioso dei fenomeni, il suo amico Roger Federer, senza mai farsi scoraggiare dal confronto, superando infortuni che avrebbero azzoppato chiunque. Continuando, fino ad oggi, a giocare per il puro piacere del gioco. E’ stato il quinto dei Fab Four, l’Eric Clapton del tennis, ma più speed arm che slow hand, capace di piazzare assoli memorabili in tre Slam mentre Rog. Rafa e Nole producevano un hit dopo l’altro. In Australia, dove ha vinto un torneo leggendario 12 anni, oggi battendo Gea è diventato a 40 anni e 310 giorni il più anziano a raggiungere il terzo turno dai tempi di Ken Rosewall, il Piccolo Maestro che ci riuscì nel 1978 a 44 anni suonati. E’ fatto di una stoffa diversa, Stan the Man, velluto e acciaio, alziamoci in piedi per applaudirlo, ricordiamoci anche queste sue ultime gesta come facevano gli antichi, scolpendole bene sulle pareti della nostra memoria.

