L’abito non fa il monaco… O forse sì? Quando i campioni raccontano la loro storia attraverso i modelli indossati in campo. L’esempio di Osaka e Djokovic

In bianco, sì, ma per raccontare una storia. Lo Slam londinese è sempre più fashion e anche i sacri prati dell’All England Club, per un attimo, sembrano trasformarsi in passerella grazie alle creazioni di alta moda indossate dalle star della racchetta. Quest’anno, infatti, più che mai, gli outfit trasmettono messaggi potenti. Naomi Osaka, nel suo match d’esordio contro Elsa Jacquemot, ha incantato tutti portando in campo un po’ della tradizione giapponese, mentre Djokovic ha voluto rendere onore ad uno degli iconici mousquetaires di Francia.
Naomi e il suo Giappone a Church Road
Dopo le meduse fluttuanti in Australia e la Tour Eiffel by night a Parigi, ora la Osaka sceglie di portare a Londra un po’ del suo Giappone. La quattro volte campionessa Slam, nel suo match d’esordio sul Court n. 3, era avvolta da un candido e sopraffino kimono, che ha poi indossato anche nelle partite vinte contro Gasanova e Kasatkina. Creato da Naomi insieme alla designer di Tokyo Hana Yagi, questo splendido capo da cerimonia della tradizione del Sol Levante è arricchito da ricami che evocano i sakura – i delicati fiori di ciliegio – e le gru, uccelli maestosi che, in Giappone, sono un simbolo di pace e longevità.
La parte superiore dell’abito ricorda certamente il classico kimono, con tanto di fascia alta in vita (con vistosi fiocchi), ampie maniche e “furi” (la porzione di tessuto che scende verticalmente dall’avambraccio), realizzati con elementi di stoffa spessa e consistente; la parte inferiore, invece, è costituita da una lunga gonna ricoperta da tanti volant a piegoline, molto leggera, che si allunga in un breve strascico. Insomma, una sorta di mariage tra l’abito da sposa tradizionale giapponese e quello della tradizione occidentale.
Per la Osaka, un outfit deve poter veicolare un messaggio e assolvere la funzione di storytelling e, così, il kimono racconta la grazia, l’energia e la tradizione millenaria del Giappone.
Naomi Osaka is her ✨ pic.twitter.com/UTJzt8ohU1
— Wimbledon (@Wimbledon) June 29, 2026
Terminato il riscaldamento e sfilatosi l’ampio “soprabito”, Osaka ha svelato il modello da competizione, un delizioso miniabito bianchissimo della Nike, con un corto spacco sul lato sinistro della gonna, lungo il quale vi sono inserti floreali in rilievo con, al centro, una perlina di cristallo; lo stesso ornamento è presente anche sulla spallina destra dell’abito e il bordo della gonna è arricchito da un leggerissimo volant plissé, che rendono la mise ancor più vezzosa e leggera. Bellissima. Un modello estremamente raffinato le cui delicate asimmetrie conferiscono grazia e carisma al tempo stesso. “La tradizione giapponese è molto importante per me” ha spiegato Naomi, “e così, per un outfit total white a Wimbledon ho pensato a un kimono. Mi hanno ispirata diverse cose come, per esempio, uno dei miei film preferiti, Kill Bill. Mi piace tanto il personaggio interpretato da Lucy Liu, la quale indossa quel magnifico kimono bianco. Per un attimo mi sono immaginata di essere come lei o come un personaggio in un videogioco”. Ancora una volta, come per l’abito sfoggiato a Parigi, anche il sontuoso capo di Londra è ispirato al concetto dell’upcycling, ovvero esso è costituito da porzioni di abiti già esistenti – in questo caso kimoni da cerimonia nuziale – che vengono ritrasformati in qualcosa di diverso. Infine, il tocco più raffinato: tra i capelli raccolti con uno chignon, Naomi ha sfoggiato un elegante kanzashi, il tipico fermaglio giapponese per acconciature a tema floreale. Game, set and match!
Djokovic, nuovo moschettiere
Il serbo, testimonial di Lacoste, per questo Wimbledon sceglie lo stile vintage. Il messaggio? “Omaggiare il grande René… immaginando di essere un nuovo René”, come ci suggerisce lo stesso brand francese. In che modo? Indossando l’iconico blazer creato dal “moschettiere” transalpino ma rivisitato con simboli tipici della personalità e il carisma di Djokovic. Disegnato dalla creatrice greca Pelagia Kolotouros, il blazer, bianco con i bordini verde scuro, è un esempio di arte sartoriale ed avanguardia tecnica al tempo stesso: realizzata con tecnica artigianale e rifinita con il taglio al laser, la giacca, sulla parte sinistra presenta un vistoso stemma ricamato a mano e dalle sfumature verdi; oltre alle iniziali di Nole e al nome del brand, al centro dello stemma non vi è solo il coccodrillo bensì anche un lupo, l’animale a cui si ispira e a cui si identifica il fuoriclasse di Belgrado. All’interno del blazer è ricamata una massima scritta in serbo che simboleggia la mentalità e l’inesauribile resilienza dell’ex n. 1 del mondo: “Un eroe non è colui che colpisce ma colui che subisce l’ingiustizia e perdona”.
Il tutto è di grande effetto. Ma c’è un dettaglio che stride nettamente con la portata storica e simbolica del capo: l’abbinamento della giacca con shorts e calzini da tennis! In tal senso, siamo molto lontani dalla lezione di stile impartita da Roger Federer nel 2007 quando, per la prima volta, il campione svizzero fece il suo ingresso sui sacri prati di Wimbledon con un completo di giacca e pantaloni lunghi. Un old style che vince sempre.

