12 December 2012

Doppio - Lezione 5: Giochiamo all’australiana

Se la coppia che avete di fronte si muove a memoria e vi impedisce di intervenire, lo schema all’australiana, quello dell’uomo a rete in linea con il compagno al servizio, può rivelarsi la soluzione che fa al caso vostro: confonde gli avversari, fa perdere loro sicurezza e, con qualche rischio, vi concede spazi, come ci spiega il nostro esperto ... di EMILIO SANCHEZ

Doppio - lezione 5: giochiamo all’australiana

di Emilio Sanchez

Vi siete mai chiesti, osservando un match di doppio, cosa ci faccia un uomo accucciato a rete, a centro campo, in attesa di essere superato dal servizio del suo compagno? La tecnica dei due doppisti in linea durante il proprio turno di battuta è ciò che in gergo viene defi nito l’australiana, proprio perché furono i tennisti aussie i primi ad adottarla.

Ma in che cosa consiste? Quali sono i movimenti e le regole che la coppia deve rispettare per eseguirla correttamente? E soprattutto quando può risultare veramente effi cace?

1. CONFONDERE LE IDEE

Partiamo dalle motivazioni del suo utilizzo. Capita a volte che la coppia avversaria sia così abile nel rispondere da non consentire, o quasi, l’intervento a rete. In questi casi quindi tentare di giocare la volée può creare più difficoltà che vantaggi. Ecco che una posizione anomala come quella australiana, che va a “disturbare” l’ordine mentale degli avversari, può servire a togliere loro sicurezza e costringerli a riflettere sulla direzione della risposta, rompendo gli schemi tradizionali.

2. LA POSIZIONE

La posizione del compagno a rete condiziona anche gli spostamenti dell’uomo al servizio, a volte costretto a scendere a rete in direzione del rettangolo opposto e quindi ad allungare la via verso la volée. Chi serve dovrà quindi posizionarsi molto accentrato, in modo da abbreviare la sua corsa al net. In caso contrario davanti al nostro avversario si spalancherà un’autostrada in lungolinea. Negli ultimi anni, a livello professionistico, la pallina ha raggiunto velocità tali per cui anche questo schema si è in parte modifi cato. In passato il giocatore a rete si posizionava esattamente in linea con l’uomo al servizio, nella stessa porzione di campo del compagno. Il tennis di oggi obbliga invece a inginocchiarsi a centro campo, con i piedi molto vicini alla linea verticale centrale del servizio, per poi catapultarsi da un lato o dall’altro a seconda del tipo di servizio del nostro compagno. E per chi risponde i problemi raddoppiano, le porzioni di campo disponibile si restringono, serve più precisione e potenza.

3. GLI SCHEMI

Niente nella tattica dell’australiana è lasciato al caso. Gli spostamenti sono infatti talmente rapidi che i due compagni devono poter conoscere in anticipo quali saranno le loro mosse successive. Per esempio, chi sta a rete sceglierà il lato sul quale “buttarsi” in base alla direzione del servizio del compagno. Se la battuta rimbalza esterna, normalmente non avviene l’inversione delle parti tra i due giocatori: chi sta a rete si dirige verso il lungolinea, mentre chi serve attacca verticalmente. Se invece la battuta è indirizzata al centro, i due compagni cercheranno di invertirsi: chi è a rete andrà a coprire l’incrociato, mentre chi serve si sposterà in direzione della risposta lungolinea.

4. I PERICOLI

Gli inconvenienti dello schema all’australiana sono principalmente due. Il primo si verifi ca quando il nostro servizio al centro rimbalza troppo corto, e di conseguenza non infastidisce l’avversario. Con il nostro compagno che si sposterà a destra, si apre per l’avversario la possibilità di un colpo indirizzato al corridoio, una specie di incrociato anomalo che sarà per noi molto diffi cile da raggiungere scendendo a rete. Il secondo è più comune con un servizio molto esterno. In tal caso, se il nostro avversario risponde con un colpo ben incrociato, sarà quasi impossibile che chi sta correndo verso la rete riesca a raggiungere la volée.

5. CONCLUSIONE

E’ comunque sempre importante ricordare che, decidendo di adottare lo schema all’australiana, dobbiamo essere certi di quello che andremo a fare, senza esitazioni. Talvolta infatti è necessario prendersi qualche rischio per riuscire a minare la fi ducia degli avversari, per spezzare il ritmo e confondere gli equilibri di una coppia, specie se molto affi atata e addestrata agli schemi classici.

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L’ARCHIVIO

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Emilio Sanchez: Ex numero 1 del mondo in doppio e numero 7 delle classifi che di singolare, Emilio Sanchez è attualmente capitano della squadra spagnola di Coppa Davis. E’ anche titolare a Barcellona di una nota accademia di tennis.

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