I correttivi che si vocifera stia apportando Lopez al gioco del campione spagnolo si rifanno a servizio e rovescio. Quale sarà il reale beneficio

foto Ray Giubilo

Non se ne può più! Non c’è giorno che il mondo del coaching non strombazzi qualcosa di miracoloso. Espedienti didattici talora intelligenti, altre volte banali, adottati per migliorare aspetti infinitesimali che poco attengono al reale rendimento del gioco. Ultimi in ordine di tempo i presunti correttivi adottati da Samuel Lopez per migliorare servizio e rovescio di Carlos Alcaraz, suo nuovo pupillo dalle uova d’oro. Per carità, ognuno guarda al tennis con occhi propri ma usare il canestrino per migliorare il lancio di palla è roba datata e secondaria rispetto al problema di mantenere un buon asse di spinta che impedisca al colpo dispersioni di preziosa energia. Nel caso in questione, addirittura pare che in luogo di un’esecuzione altamente personalizzata si voglia raggiungere il risultato emulando l’acchito di Djokovic. Stessa cosa dicasi per il rovescio, dove pare si stia ritoccando la posizione delle mani lì dove bensì andrebbe sfinato un timing migliore. Domanda: davvero il numero uno del  mondo trarrà vantaggi tangibili da queste piccole innovazioni?
Forse apparirò presuntuoso ma credo che la sfera emotiva sia la nuova frontiera dell’insegnamento e anche il correttivo ad alti livelli va inquadrato in questo senso. Una stessa palla, qualsiasi essa sia, può essere colpita in 4 o 5 modi diversi secondo lo stato d’animo del momento, perché è quello che conta nella riuscita o nel fallimento di un colpo. Uno stesso passante può essere vincente o perdente secondo la freddezza con cui viene eseguito più che dalla bellezza del gesto.
A livello professionistico, dunque, il correttivo della meccanica ha un valore se si traduce in rendimento reale,  altrimenti parliamo di estetica e non di contenuti.
E dopo questa filippica… BUON ANNO A TUTTI!