A tutti i livelli di gioco, dal campione all’amatore di quarta categoria, pressione e paure condizionano le nostre scelte. Ecco come indirizzarle nel giusto modo

foto Ray Giubilo
Sei lì, nel mezzo di uno scambio intenso. Il tuo avversario ti dà pressione, ti toglie spazio, ti ruba il tempo. A un certo punto ti ritrovi in una posizione difficile, fuori dal campo e… decidi di cercare un vincente. Sai che è un colpo difficile, ma lo giochi comunque e… la palla va fuori. Ti domandi: “Perché ho giocato quel colpo? Eppure lo sapevo che non era la scelta giusta!”. Ti arrabbi, ti senti frustrato, perché non è la prima volta che succede e nonostante tutto hai fatto ancora la scelta sbagliata.
Perché succede?
Ti do una notizia rassicurante. Non sei un caso disperato. Quello che è successo nasce da un istinto antico, automatico, che si attiva soprattutto quando percepiamo di essere in pericolo. Siamo nel 2026 ma dal punto di vista biologico, il nostro cervello è ancora nella savana e il suo istinto primario è quello di sopravvivere. Quando percepisce una minaccia, e attenzione: anche una palla break lo è per il tuo cervello, attiva automaticamente tre risposte:
- Freeze (congelamento)
- Flight (fuga)
- Fight (attacco)
Non sono scelte consapevoli ma riflessi del nostro cervello antico, rapidissimo, progettato per salvarci la vita. Si è vero: quando giochi a tennis non sei in pericolo di vita ma in certe situazioni il tuo cervello reagisce come se lo fossi.
Il primo istinto: Freeze (congelamento)
Lo riconosci subito perché il corpo si irrigidisce, i movimenti si accorciano, trovare il timing diventa all’improvviso complicato.
Nel tennis il freeze è il braccino, il colpo trattenuto, il servizio spinto al 60% che porta nella maggior parte dei casi, a un errore gratuito o una palla facile per l’avversario.
Il secondo istinto: Flight (fuga)
La fuga non è sempre evidente.
A volte si manifesta con palle centrali, un ritmo basso e la rinuncia a prendere l’iniziativa. Il giocatore resta passivamente nello scambio subendolo. Poi c’è la forma più insidiosa che nasce dal bisogno di fuggire dallo scambio. Il giocatore accelera, forza, cerca subito il vincente e lo fa senza costruzione, senza il tempo giusto. Le soluzioni diventano scelte azzardate e tatticamente sbagliate, come la ricerca di un vincente in una situazione di difesa o un serve and volley su un servizio lento. Colpi che, nella maggior parte dei casi, portano a un errore gratuito. Molti giocatori si confondono e leggono queste scelte come coraggio. In realtà stanno solo cercando di scappare dalla situazione.
Il terzo istinto: Fight (attacco)
Attenzione: attacco non significa solo tirare forte, non è aggressività cieca. Qui il giocatore resta dentro lo scambio, accetta la pressione, legge la situazione, costruisce. Prende decisioni e crea le condizioni per mettere sotto pressione l’avversario, accelerando nei momenti giusti. In questo stato si gioca per fare il punto, non per evitarlo.
Riconoscere questi meccanismi è il primo passo. Il passo successivo è imparare a gestirli. Il Punto chiave è uno: la Consapevolezza.
Come ha detto Jannik Sinner al torneo di Montecarlo: “Ci sono partite in cui devi ascoltare quello che senti dentro. In questo torneo ho capito delle cose che possono aiutarmi…” E se lo fa il numero uno del mondo, capisci quanto sia importante farlo anche tu.
Quando inizi a percepire segnali come tensione, fretta, rigidità o il bisogno di “chiudere subito”, non ignorarli. Invece di reagire automaticamente, puoi cambiare il modo in cui interpreti quella situazione. E puoi farlo ponendoti tre semplici domande.
1. Cosa mi sta succedendo? Riconosci la situazione: “Ok, mi sento in difficoltà. Questa è una situazione che conosco, mi è già capitata.” Dare un nome e un significato a quello che stai vivendo abbassa immediatamente il livello di tensione. Non sei più dentro al problema, lo stai osservando dall’esterno.
2. Perché sto provando questa sensazione? “Sto provando questo perché voglio fare un buon punto, voglio ottenere un buon risultato.” Quella tensione non è un nemico. E’ il segnale che per te quel momento conta. Il tuo cervello sta reagendo, in maniera istintiva, per aiutarti a suo modo a dare il massimo.
3. Cosa posso fare adesso di utile? A questo punto torni al gioco. “Ok, resto nello scambio. Costruisco il punto. Cerco la soluzione giusta, non quella più veloce.” Qui trasformi la reazione in una scelta, spostando il focus sul cosa fare e come farlo, allentando la pressione.
All’inizio tutto questo non sarà automatico. Richiederà allenamento, esattamente come devi allenare un colpo. Ma con il tempo succederà qualcosa di importante: inizierai a riconoscere prima quei segnali, ad accettarli e a gestirli senza subirli. Ricorda: spesso non è la pressione a farti sbagliare. E’ la fretta di uscirne.

