La corda giusta

Più importante di quanto si pensi, un’incordatura appropriata è in grado di trasformare un attrezzo facendolo rendere al massimo. Ecco perché conoscere di cosa stiamo parlando è fondamentale

Karolina Pliskova. Foto Ray Giubilo

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Parlando di tennis e attrezzatura, ci si concentra molto spesso sul tipo di telaio utilizzato ma solitamente molto meno sulle corde montate, come pure sulle modalità e sulla qualità dell’incordatura... L’incordatura effettuata è in realtà il vero e proprio elemento chiave, in grado di cambiare in modo radicale la risposta della racchetta all’impatto con la palla, sia in termini di potenza percepita, di controllo, di presa delle rotazioni come pure, si badi bene, di possibili ripercussioni fisiche sulle articolazioni di polso, gomito e spalla.

Le corde, volendo fare un paragone anomalo ma calzante, possono essere considerate come le gomme di una moto, in grado di esaltare le prestazioni di un motore sportivo pieno di cavalli fornendo tenuta e controllo massimi, oppure consentendo a un motore progressivo e blando di viaggiare sempre al regime ottimale, massimizzando la resa e il comfort di marcia.

Il paragone motociclistico consente pure di introdurre una fondamentale considerazione riguardante la durata: gomme da gran premio, con elevatissima tenuta, sono ovviamente ottimizzate per dare il meglio ad alte prestazioni e su tempi di utilizzo medio-brevi; al contrario pneumatici da turismo e gran turismo sono in grado di assicurare una resa di tutto rispetto, omogenee e per periodi più lunghi ma senza i picchi di prestazioni che i primi possono fornire. In questo le corde da tennis sono del tutto similari, con un unico problema, passatemi la battuta, che la maggior parte dei tennisti (o almeno buona parte) sale in sella a una moto da gran premio settata con gomme da tempo per farci il giro della “Sagra della Bruschetta”.

La durata, in una corda, è un elemento essenziale, in quanto non sempre la vita meccanica di una stringa corrisponde alla vita dinamica; in altre parole, la corda non dura sino a che si rompe e soprattutto la stringa non lavora in modo costante e omogeneo con il susseguirsi delle ore di gioco.

Sarà capitato a tutti di scendere in campo con una racchetta appena incordata e di apprezzarne la reattività, l’uscita di palla, il feeling, il controllo e la presa di rotazioni. Con il passare delle ore questa sensazione spesso cambia e si trasforma in modo radicale, rendendo il controllo precario, con il feeling che scende ai minimi livelli, facendo affermare che la corda è “morta” pur non essendo rotta.

La risposta dei materiali utilizzati per realizzare corde da tennis è differente in ragione della loro natura costruttiva, pur sapendo che i materiali principali sono declinati in una miriade di sottocategorie che mantengono però - è bene sottolinearlo - una connotazione sempre fedele a quella del prodotto base.

Il poliestere non si comporta come una corda in synt-gut, che assomiglia ma è differente da un multifilamento, che a sua volta imita il budello naturale ma non ne riproduce le caratteristiche in modo fedele. Ogni materiale ha i suoi pregi e i suoi difetti, ha un utilizzo specifico per cui è stato studiato, progettato, ottimizzato e realizzato, come pure ha una durata utile (non sempre corrispondente con la rottura), che varia da materiale a materiale e che un buon tecnico, incordatore e non montatore di corde, deve farvi sempre apprezzare e conoscere, spiegando il cosa, come, quando e il perché.

Il valore di un buon incordatore Andre Agassi lo conosceva bene, a giudicare dalle parole spese per il suo personal stringer nella sua autobiografia Open

Il mio incordatore è il migliore e lo deve essere: un’incordatura può fare la differenza in un match e un match in una carriera. Quando cerco di vincere una partita, la tensione delle corde può valere centinaia di migliaia di dollari
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