Si è aperta con il successo in rimonta su Rinky Hijikata l’avventura nella capitale dell’eccentrico francese

Foto Ray Giubilo

ROMA – «Vuole andare a vedere Moutet? Non si può, non c’è più posto». Chi vuole assaporare l’atmosfera più genuina dei primi giorni degli Internazionali, quando i grandi nomi si limitano ancora agli allenamenti, generalmente sceglie gli incontri di questo ventiseienne mancino francese di Neuilly-sur-Seine (in carriera una finale nel circuito Atp), come hanno fatto oggi gli appassionati che riempivano il campo numero 1, con la sicurezza di assistere ad una partita divertente e comunque mai banale.

«E’ mezzo pazzo, ma è un fenomeno». In questa eccessiva semplificazione di un anonimo tifoso romano, risiede il succo del talento tutto particolare di Corentin Moutet, tennista estroso come pochi ma personaggio dalla testa caldissima. Numero 85 del mondo – al massimo è stato 51º, tre anni fa – Moutet ha battuto oggi a fatica (3-6 6-1 7-5) l’australiano Hijikata (82) mettendo in mostra il meglio e il peggio del suo show, che al Roland Garros di un anno fa sorprese Sinner nel primo set: colpi tagliati, smorzate, servizi da sotto, improvvise accelerazioni di dritto, il tutto condito con i soliti eccessi, la racchetta gettata a terra e poi spezzata, il warning che diventa penalty point, le botte date in testa con l’attrezzo del mestiere (dalla parte delle corde, però). E poi alla fine i cori dei suoi tanti fan, il lancio dell’asciugamano, gli immancabili – ahinoi – selfie con il pubblico alle spalle.

A rendere più interessante la personalità di questo irregolare del tennis (nel 2023 si è dovuto operare al polso destro e per non restare troppo lontano dai campi ha cambiato rovescio, da bimane a una mano, senza troppo risentirne…) ci sono le sue tante passioni, spesso rare tra gli sportivi: il pianoforte, la lettura di Baudelaire e Victor Hugo, le canzoni rap e quelle di Jacques Brel. Qualche anno fa ha inciso un disco intitolato “Echorcè”, scorticato, dove si parla di solitudine e di malinconia, con versi del calibro di “non sento più la pressione, sono a due dita dalla depressione”. In campo invece prevale troppo spesso il lato più oscuro di Corentin, la sua fedina penale è piuttosto lunga: solo quest’anno ha rischiato di venire alle mani con Bublik poi a Miami ha litigato con alcuni tifosi, colpevoli di tifare eccessivamente per il suo avversario, il cileno Tabilo, e infine pochi giorni fa, durante il derby francese con Mayot, si è beccato con gli spettatori di Madrid («se non siete contenti, andatevene, ci sono tanti campi…) e con l’arbitro Lahyani, prima di abbandonare la partita per un presunto problema alla schiena. E per tutti questi suoi atteggiamenti, la federazione francese gli ha tagliato da tempo i fondi.

Dopo la partita con Hijikata, Moutet ha voluto scambiare solo poche parole con i colleghi transalpini («è sempre arrabbiato, magari senza un motivo preciso, ormai ci siamo abituati…», la loro reazione), venerdì tornerà in campo in un derby inedito con il più titolato Ugo Humbert, numero 22 del ranking. Preparatevi per tempo ad occupare il posto, rischiate di non trovarlo…