Il giocatore romano orgoglioso del suo successo contro Khachanov in cinque set al terzo turno

WIMBLEDON – Se non conoscete la parola “cafuddare”, non siete siciliani. O non siete mai stati a una conferenza stampa di Flavio Cobolli.
Con Cobolli non ci si annoia mai. Vince in 5 set durissimi contro Karen Khachanov e alla fine in campo esulta con una scenetta che nessuno ha capito. “Ho imitato i festeggiamenti della Nazionale brasiliana di calcio”, spiega fra le risate del pubblico del campo numero 2. “Volevo farlo anche ai turni precedenti, ma mi sono dimenticato”, aggiunge. Altre risate.
Ma il vero colpo di scena era venuto prima. I due scendono in campo e il primo set se ne va in 18 minuti: 6-0 per Khachanov. Cobolli corre negli spogliatoi. Al rientro, il match si mette più binari più normali, combattuti strenuamente. L’intervistatrice sul campo vuol sapere cos’è successo e con lei tutti gli spettatori. “L’orario d’inizio era troppo presto” scherza il ventiquattrenne numero 10 del mondo. Risate. “No, la verità è che avevo una sensazione strana nello stomaco. Sono andato in spogliatoio e il dottore mi ha aiutato. Quando sono uscito dal bagno stavo meglio”. Giù risate. L’intervistatrice prova a interromperlo: “Troppe informazioni…”. Cobolli chiude allora con la spiegazione che adesso si sente stanco, ma che “è tutto OK”.
Più tardi, in conferenza stampa il tennista romano (nato a Firenze e ora, si scopre, anche un esperto di gergo siciliano) offre la spiegazione lunga di quanto accaduto, attribuendolo a una probabile intossicazione alimentare, e la soluzione a qualche pillola che gli ha dato il medico di Wimbledon. Poi dirà anche che si mangia una vaschetta di gelato al giorno: forse è il caso di andarci più piano, Flavio. Per il recupero in campo, dà il merito a due fattori: un pubblico “da Coppa Davis, tanti italiani, tanti romani che gridavano Forza Roma!” e all’aiuto del suo team che anche nei momenti difficili lo ha spinto a un atteggiamento positivo: “A un certo punto mi sentivo quasi invincibile”.
L’anno scorso a Wimbledon ha raggiunto i quarti di finale, ma quest’anno “sono più lucido, una partita così l’anno passato non l’avrei vinta”. Punto di svolta, il gioco all’inizio del quarto set quando ha recuperato da 0-40. “Mi ha dato energia e l’ha tolta a lui, che aveva appena vinto il tie-break del terzo”. Arma segreta il servizio (14 ace), che gli avversari fanno fatica a leggere e, pur con percentuali basse, è aiutato da una buona “seconda”. In tre turni è stato in campo undici ore, ma “è adesso che devo esprimere quello che so”. Insomma, e qui veniamo al siciliano, “è il momento di cafuddare”, di spingere al massimo.

