Le parole del giovane classe 2007 dopo la prima vittoria a livello Slam arrivata ai danni di Reilly Opelka

«Sì, la prima volta me la immaginavo un po’ così…In fondo ci si allena per questi momenti». Federico Cinà in conferenza ha lo sguardo furbetto di chi sa di averla fatta grossa, o perlomeno giusta. Prima vittoria in uno Slam – primo fra i nati del 2007 a riuscirci – e per giunta con il primo quinto set in carriera. «Sì, non ne avevo mai giocati e sono contento come ho reagito, poi oggi era molto caldo e la palla viaggiava veloce. Sono stato bravo a tenere la concentrazione, e sono soddifatto di come ho retto fisicamente. Ogni tanto ho qualche calo, è un mio punto debole, stavolta sono stato molto, molto attento di come è andata».
Anche perché nell’ultimo game ha dovuto rimontare l’Orco Opelka da 0-40, e già nel tie-break del quarto aveva avuto la possibilità di chiudere il match. Facile, in quei casi, farsi angosciare dal ricordo delle occasioni perdute. «E’ vero, ma poi mi sono detto: sono al Roland Garros, sto giocando il quinto set, perché devo stare a pensare al quarto? Meglio godersela. Così ho provato a pensare punto su punto, anche perché 0-40 c’ero arrivato senza mettere una prima…». Prossimo avversario: il monumento Wawrinka o l’olandese De Jong, che scenderanno in campo domani. «Uno è un grande campione, che da piccolo ho visto giocare mille volte, l’altro comunque un top 100, non sarà facile».
Zazzera nera, volto da allegro Peter Pan, ‘Fede’ spera che finalmente il sito del Roland Garros impari l’ortografia del suo cognome («devono mettere l’accento, è importante») ma fatica un po’ a descriversi: «Sono un ragazzo tranquillo, credo che in campo si veda… Hobby? Non ne ho, cerco di stare il più possibile con la famiglia e gli amici». E il calcio? Forza Palermo?
«Certo, tifo Palermo. Poi quest’anno siamo rimasti in Serie B, è importante».
Federico, invece, sta imparando come cavarsela in Serie A, quella del tennis

