L’ex numero 6 del mondo farà il suo esordio all’ATP 500 di Rio stasera contro il cileno Barrios Vera, ripescato come lucky loser dopo il forfait di Sonego

Matteo Berrettini ha dovuto ricominciare da capo ancora una volta, ma non intende perdersi d’animo. L’ex numero 6 del mondo – che aveva trovato un po’ di continuità nella prima parte della scorsa stagione – si è dovuto nuovamente fermare a causa del solito infortunio agli addominali, avvertito per la prima volta durante il Mutua Madrid Open in primavera. Quel problema lo ha condizionato durante Wimbledon (dove è stato eliminato al primo turno) e lo ha indotto a prendersi una pausa, saltando gli US Open dopo aver già rinunciato al Roland Garros. Il 29enne romano è tornato in azione negli ultimi tornei della stagione senza brillare troppo, prima di giocare un ruolo decisivo alle Davis Cup Finals di Bologna insieme a Flavio Cobolli.
L’ex finalista di Wimbledon avrebbe dovuto iniziare il 2026 direttamente agli Australian Open, ma si è ritirato qualche giorno prima del torneo a causa di una condizione fisica ancora precaria. L’azzurro ha scelto la via della cautela e ha cominciato la stagione sulla terra rossa di Buenos Aires la settimana scorsa, giocando un paio di match con discrete sensazioni. Poi Berrettini si è spostato a Rio de Janeiro, dove farà il suo esordio nella serata italiana di oggi contro il cileno Marcelo Tomas Barrios Vera (numero 107 del ranking ATP, ripescato come lucky loser dopo il forfait di Lorenzo Sonego).
Ai microfoni dell’ATP, Matteo ha ammesso di avere fiducia nel percorso che sta seguendo: “Mi sento bene e sono motivato. Ci sono tanti tornei davanti attraverso cui posso recuperare la miglior condizione e non vedo l’ora di scendere in campo qui a Rio. Mia nonna è nata qui e una parte della mia famiglia vive ancora a Rio, infatti ho tanti amici. Sono venuto in Brasile per la prima volta quando avevo dieci mesi e ci sono tornato 8-9 volte, mi sento un po’ come a casa.” L’obiettivo dell’azzurro è quello di giocare più match possibili: “Voglio godermi ogni istante in campo, sperando di avere una buona settimana. So che ci vorrà tempo per tornare al mio miglior livello, ma è altrettanto vero che più partite faccio e meglio gioco. La terra rossa è una superficie che mi piace, anzi ho giocato quasi solo su questa superficie fino ai 19 anni. Non mi serve molto tempo per abituarmi ai rimbalzi e alle scivolate.”

