Autore:

Ray Moore la paga cara, arrivano le dimissioni

C’era da aspettarsi che le parole di Raymond Moore, CEO di Indian Wells, avrebbero avuto delle conseguenze pesanti. All’indomani di dichiarazioni che screditano il tennis femminile, attraverso un comunicato di Larry Ellison, patron dell’evento, l’amministratore delegato e direttore del torneo ha rassegnato le sue dimissioni, probabilmente dopo aver capito di aver perso la fiducia di molti. “Oggi ho parlato con Ray – ha detto Ellison – che mi ha comunicato la volontà di dimettersi. Supporto pienamente la sua decisione. Nel tennis femminile sono stati raggiunti grandi risultati, e siamo fieri di poter avanti da oltre dieci anni la parità di montepremi fra i due tabelloni”. Facile immaginare sia stato lo stesso Ellison a far pressione per il suo addio: in un momento in cui gli obiettivi sono di primissimo livello, certe cadute di stile vanno evitate nella maniera più assoluta.

Per saperne di più

Ecco un altro coach illustre: Wilander allenerà la Keys

A sei anni dall’addio alla panchina svedese di Coppa Davis, che l’aveva impegnato dal 2003 in poi, Mats Wilander torna a lavorare direttamente nel mondo del tennis. A dir la verità non ne era mai uscito, conducendo negli Slam la nota trasmissione “Game, Set & Mats” per Eurosport, ma era dal 2010 che non ricopriva il ruolo di coach o allenatore. Tornerà a farlo da Miami in avanti, dopo aver detto “sì” alla chiamata della statunitense Madison Keys, in cerca di una svolta dopo non essere riuscita a confermarsi agli stessi livelli della splendida semifinale dell’Australian Open 2015. “Insieme a Serena Williams – ha dichiarato al portale svedese Expressen – Madison è la giocatrice che colpisce più forte del circuito, e io spero di aiutarla a fare ulteriori progressi. Ha un grande potenziale”. Lo svedese, vincitore in carriera di sette tornei del Grande Slam, in passato ha seguito principalmente Marat Safin, Wayne Ferreira e Paul-Henri Mathieu. Quella con la Keys non sarà la sua prima esperienza ad alti livelli nel circuito femminile: in passato ha allenato anche Tathiana Golovin, l’ex stellina francese che si ritirò nel 2008 ad appena 20 anni, dopo aver raggiunto la dodicesima posizione del ranking WTA.

Per saperne di più

Coria cerca talenti col programma “Nuestro Tenis”

“L’obiettivo? Creare un gruppo di giocatori che possa ottenere risultati migliori dei nostri”. Per “nostri” si intende quelli della splendida generazione di argentini dei primi anni 2000, visto che a parlare è Guillermo Coria, portavoce del nuovo programma “Nuestro Tenis” lanciato dall’AAT, con l’appoggio del Ministero dello Sport argentino. Il progetto, presentato nei giorni scorsi, ha l’obiettivo di sviluppare il tennis nei ragazzi della fascia d’età che va dagli 8 ai 16 anni, formando i giocatori come gli allenatori, e soprattutto organizzando programmi di alto rendimento. Il Paese è stato diviso in dieci regioni, così da poterlo controllare meglio dal team di sviluppo capitanato dallo stesso Coria, che si avvarrà anche della collaborazione dell’ex davisman Eduardo Schwank e del capitano dell’albiceleste Daniel Orsanic. “So quanto è importante essere seguiti nel modo giusto – ha detto Coria, numero 3 ATP nel 2004 – e nella mia carriera ho imparato tante cose, specialmente dai miei errori. Nel tennis la strada è lunga e difficile, sono felice di poter trasmettere la mia esperienza su scala nazionale, e non più solo nella mia accademia di Rosario”. Al centro del suo progetto anche tanta attenzione nei confronti dei genitori, sui quali è necessario fare un lungo lavoro. “Alcuni sostengono i ragazzi appesi alle reti, ed è triste vederli urlare quando i loro figli sbagliano. Dobbiamo lavorare e offrirgli degli strumenti che ci permettano di limitare il problema”. 

Per saperne di più

Quattro giocatori italiani fra i “laureati” dell’ATP

 
Come ogni anno, alla vigilia del Masters 1000 di Miami ha avuto luogo l’Università dell’ATP, un percorso di formazione della durata di tre giorni, con tanto di diploma finale, al quale tutti i giocatori della ‘Division 1’ (aperta ai top 200 in singolare e i top 100 in doppio) sono invitati a partecipare. Il meeting serve a informare i giocatori sulle operazioni dell’ATP e su tanti aspetti importanti della vita del tour. A Miami erano in sedici, da dieci nazioni diverse, fra i quali i giovani talenti Chung, Fritz, Edmund e Nishioka e pure quattro azzurri: Luca Vanni, Andrea Arnaboldi, Roberto Marcora e Stefano Travaglia. Sono stati ‘istruiti’ su 14 temi diversi, fra i quali anti-corruzione, anti-doping, ritiri e altro. “È stata un’esperienza molto formativa – ha detto Fritz –, credo che converrebbe farla a tutti i giocatori”. 

Per saperne di più

Miami, Raonic in dubbio: “problema da valutare”

Dopo il 6-2 6-0 con cui Novak Djokovic l’ha obbligato alla terza sconfitta in altrettante finali nei Masters 1000, Milos Raonic ha parlato in conferenza stampa del problema alla gamba che l’ha parecchio limitato nel corso della finale. Ha spiegato di aver iniziato ad avvertire un fastidio dopo pochi game, senza riuscir bene a capire di cosa si trattasse. “Devo parlare con lo staff medico del torneo – ha detto – e poi valutare la situazione con il mio team”. Il problema potrebbe essere lo stesso accusato all’Australian Open, che l’ha obbligato a una quarantina di giorni di stop dopo la semifinale con Murray. “Sembra simile, ma credo non sia così grave”, ha chiuso Milos, fortemente in dubbio per l’imminente torneo di Miami. Dopo il bye del primo turno, l’allievo della coppia Raonic-Piatti dovrebbe esordire contro uno fra Kudla e Chung.

Per saperne di più