Il tennista serbo è ormai alle battute finali della sua carriera e c’è curiosità su come affronterà il 2026 e quali risultati potrà ottenere.


Foto di Brigitte Grassotti

Djokovic lascia o raddoppia? Il 2026 sarà il suo ultimo anno sul Tour – come pensano i pessimisti, che ragionano sul ‘cliff’, il salto di prestazioni che inevitabilmente colpisce gli atleti dopo i 38 anni: non a caso il record di Ken Rosewall, il più anziano a vincere un major nel 1972 (in singolare e doppio, peraltro) a 37 anni un mese, continua a resistere. Oppure il fenomeno continuerà davvero fino alle Olimpiadi del 2028, come ha annunciato di voler fare? A quell’epoca avrà 41 anni suonati, e anche se il Djoker è sempre stato un miracolo in termini di efficienza fisica, per il tennis di oggi pare un traguardo davvero estremo.

Rosewall ha giocato del resto il suo ultimo Slam nell’82, prendendosi anche la libertà di seccare al primo turno Butch Waltz, un ex numero 20 del mondo che ai tempi aveva quindici anni meno di lui. Difficile fare previsioni, anche perché progetti e programmi possono cambiare repentinamente, un infortunio può avvicinare la data dell’addio, un successo inatteso rilanciare entusiasmo e motivazioni. Nel 2025 Djokovic è stato competitivo negli Slam fino alle semifinali – e arrivare a giocarle tutte e quattro, alla sua età, equivale ad uno Slam in minore – ed è riuscito a vincere ben due tornei al meglio dei tre set, a Ginevra e Atene. Il suo nuovo status di residente illustre in Grecia poi lo ha esaltato in maniera particolare ad Atene, dove si sente doppiamente in casa visto che l’evento è di proprietà della sua famiglia, e si è preso il lusso di battere in finale Musetti, concedendogli magnanimamente poi di partecipare alle Atp Finals, ma con il sottinteso: «Se ne avessi avuto voglia, a Torino ci sarei andato io».

Ragionevolmente il suo obiettivo sarà quello di raggiungere almeno una finale Slam – sperando in almeno un inciampo di Sinner o Alcaraz – e di togliersi qualche altra soddisfazione, magari anche con la maglia della Serbia in Davis, nel tentativo di ‘attaccare’ il record di 103 titoli pro di Federer, e di avvicinarsi in prospettiva a quello di 109 di Connors (e qui torna più comprensibile il filo di lana piazzato ai Giochi di Los Angeles). L’anno scorso ha giocato 13 tornei, vincendo suppergiù 4 partite su 5 (39-11), nel 2026 potrebbe ripetersi, giocando a Brisbane, quindi gli Australian Open, Doha, Indian Wells, Miami (magari saltando il secondo 1000 americano se il primo dovesse andare particolarmente bene), poi Monte-Carlo, Madrid o Roma, Ginevra, Roland Garros, Wimbledon, Us Open, Shanghai o Pechino, Atene e…. si vedrà.

Difficilmente andrà in Cile per il primo turno di qualificazioni di Coppa a febbraio, ma se la Serbia dovesse farcela, a settembre per il secondo potrebbe anche unirsi al team. La sua carriera è ormai una straordinaria maratona giunta in vista del traguardo, ed è giusto sotto Natale fargli gli auguri di concluderla nel migliore dei modi.