Il ligure esulta dopo la bella vittoria in tre set al primo turno contro Munar

Foto di Brigitte Grassotti

ROMA – Cadere, rialzarsi, non mollare mai, perché c’è sempre una via d’uscita, un torneo dove ritrovare il sorriso, dove tornare ad esultare davanti ai tuoi tifosi. E’ quello che succede a tanti atleti, è quello che è successo a Matteo Arnaldi, venticinquenne sanremese alle prese da mesi con un problema al piede destro che ne ha limitato il rendimento in campo tanto da farlo precipitare fino al 106° posto della classifica (aveva chiuso il 2025 al 65°). Quest’anno aveva perso alla prima partita in sei degli otto tornei giocati, poi è arrivata la vittoria nel Challenger di Cagliari e oggi il successo su Munar (numero 38 ATP), il primo nel circuito maggiore da ottobre (a Vienna). «Sono contento di essere tornato a giocare a buoni livelli – le parole di Matteo – ho servito bene, sono stato bravo a rete, posso essere soddisfatto. Si può fare meglio, naturalmente, ma oggi contava solo vincere. Il sodalizio con Colangelo (suo nuovo coach, ndc)? Bene, direi. Abbiamo cominciato insieme a Madrid, giorno dopo giorno impariamo a conoscerci». Ci sono stati momenti di sconforto durante questi ultimi tribolati mesi? «Tanti, ma ho saputo tenere duro. Dovevo solo aspettare e sperare, adesso mi sento bene, il piede sta meglio, posso pensare solo ad allenarmi e a giocare».

Al Foro Italico aveva vinto due partite in quattro partecipazioni, ora nel secondo turno lo aspetta Alex De Minaur, numero 8 del ranking, che sulla terra finora non ha fatto faville, perdendo da Vacherot a Monte Carlo, Medjedovic a Barcellona e Jodar a Madrid. Un solo precedente tra i due, il netto 6-3 6-0 6-3 per l’australiano al primo turno degli Open d’Australia del 2024. «Ma quello non è un brutto ricordo, giocare sul Centrale di Melbourne è stato bellissimo. Però lì era casa sua, questa è casa mia (sulla telecamera, subito dopo la stretta di mano con Munar, Matteo ha scritto “W Roma”, ndc), sarà tutta un’altra storia. E poi giocheremo sulla terra, non sul cemento, sono sicuro di potermi fare valere».