Figura da sempre a metà tra genio e sregolatezza, capace di incantare sul campo da gioco ma anche di implodere dall’interno: Andrej Rublev e quella somiglianza con il personaggio di Cervantes

Foto Ray Giubilo

Sul centrale del China Open, Flavio Cobolli ha vinto in rimonta attingendo, ancora una volta, a doti di inesauribile combattente. Di lui, dunque, più ampiamente si scriverà già dagli ottavi in programma tra oggi e domani all’ombra della Grande Muraglia. Vale la pena, invece, cogliere l’attimo fuggente per una riflessione spensierata circa il suo diretto avversario. Tanto per dire che, fosse vissuto nel ‘Siglo de Oro’, Cervantes ne avrebbe fatto un hidalgo tutto cappa e spada. Uno di quelli che, dinanzi alle ingiustizie del mondo, facilmente si fan ‘saltar la mosca al naso’. Sorte volle, che Andrej Rublev vedesse luce in terra di Russia sul finire del ‘900, ma che nei modi e nei fatti ricalcasse, a sua insaputa, quel Don Chisciotte della Mancia tanto caro al romanziere spagnolo.
Tennista errante, tra i migliori al mondo, il moscovita sembra scambiare avversari per nemici da abbattere e non potendo contare su di un ravvicinato corpo a corpo tenta la risoluzione a distanza scaricando rabbia su qualsiasi sfera giallo limone osi rimbalzare nella sua parte di campo. Quando disgraziatamente questo accade, il paonazzo Andrej non esita a entrar con essa in singolar tenzone tradendo il fine ultimo di ridurla in pezzi. Non dovesse andare bene al primo , rimanda tutto al colpo successivo e a quello dopo ancora finché, punto vinto o perso non giunga a porvi fine.
Questo in sintesi quanto andato in onda ieri nei sedicesimi del torneo cinese. Una serie infinita di bombarde andate a infrangersi, ahi loro, contro un perfetto incontrista come l’italiano. Il tennista della Steppa è un ottimo top ten, forte di ben 17 titoli in bacheca. Affermazioni che sarebbero state assai di più se a doti di cieca potenza il russo ne avesse associate qualcuna in più di natura tattica.
Alla luce del tempo che scorre, resta dunque da chiedersi chi si prenderà, prima o poi, la briga di incanalare tanto furore in un minimo di strategia guerresca che ci possa regalare un giocatore più raffinato di quello che tutti conosciamo. Non vorrei che in mancanza di questo, il buon Andrej finisse anche lui per lottare con mulini a vento scambiati per giganti pericolosi della Mancia. Sarebbe un bel problema e non ci sarebbe più neanche il buon Cervantes a cui poter chiedere lumi.