In tanti hanno visto la scelta di Alcaraz di giocare Tokyo come una strategia per evitare Sinner. La risposta sull’argomento arriva direttamente dal numero uno al mondo

Foto di Paul Zimmer

Carlos Alcaraz è pronto a fare il suo esordio nell’ATP 500 di Tokyo, primo match dopo la vittoria agli US Open ed essere tornato numero uno al mondo ai danni di Jannik Sinner. Lo scorso anno durante la trasferta asiatica i due si incontrarono in finale a Pechino, dando vita a un match tra i più belli della loro rivalità e che si concluse con la vittoria dello spagnolo al tie-break del terzo. Quest’anno l’evento non si potrà ripetere, dal momento che se Jannik ha confermato la scelta di giocare a Pechino, Alcaraz ha invece voluto operare una piccola variazione al suo programma e ha deciso di volare a Tokyo.

La scelta è stata ovviamente argomento di discussione sul web, e diverse persone hanno avanzato l’ipotesi che la scelta dello spagnolo fosse proprio dettata dalla volontà di evitare Sinner. La domanda è stata posta direttamente ad Alcaraz in occasione degli impegni con i media che precedono il suo esordio nel torneo, e la sua risposta è stata la più chiara possibile. “Beh, a dire il vero non è un sollievo aver evitato Jannik. Adoro giocare contro di lui. Penso che ogni volta che ci affrontiamo, mi aiuti a migliorare e ad aumentare il mio livello, cosa che adoro. Ma, in realtà, volevo giocare in un posto diverso, in uno stadio diverso in cui non avevo mai giocato. Quindi, per me, è questo che ho cambiato. Per me è fantastico giocare anche con altri giocatori e variare un po’ i tornei.

In effetti Alcaraz non aveva ancora mai partecipato al torneo di Tokyo, in quanto nelle ultime due stagioni – le uniche in cui lo spagnolo ha disputato lo swing asiatico – la scelta era sempre ricaduta su Pechino. Anche Sinner non è ancora mai sbarcato nella capitale giapponese, ma non è detto che in futuro non possa operare una scelta simile a quella di Carlitos, e anche in quel caso è probabile che si scateneranno ipotesi e polemiche sterili che poco hanno a che vedere con la programmazione di un giocatore professionista.