Il fuoriclasse spagnolo ha analizzato nel dettaglio il suo secondo trionfo agli US Open, che gli ha permesso anche di tornare in vetta al ranking mondiale

Foto di Ray Giubilo

Da New York – Il secondo trionfo in carriera agli US Open ha definitivamente consacrato Carlos Alcaraz, autore di una stagione incredibile fino a questo momento (soprattutto dalla primavera in poi) e meritatamente tornato in vetta al ranking ATP. Lo spagnolo inizierà la sua 37ma settimana da numero 1 lunedì 8 settembre e non sarà facile per il suo grande rivale Jannik Sinner strappargli nuovamente lo scettro prima della fine del 2025, visto che il fuoriclasse azzurro dovrà difendere molti più punti rispetto all’iberico nei prossimi mesi. A soli 22 anni, il nativo di Murcia ha già conquistato sei titoli del Grande Slam e la sensazione è che abbia acquisito una consistenza che gli era sconosciuta fino a qualche tempo fa. Carlitos è diventato più maturo sia dentro che fuori dal campo, convogliando le sue energie nella giusta direzione e diventando molto più ordinato nelle sue scelte tattiche. Lo dimostra il fatto che abbia perso un solo set lungo il suo cammino, oltre ad aver subito tre soli break in sette match complessivi.

In conferenza stampa, il sei volte campione Slam non ha nascosto tutta la sua gioia: “Non posso negare che provo una sensazione davvero magnifica in questo momento, ho appena vinto un Major e sono tornato numero 1 del mondo. Ho lavorato sodo per sollevare questo trofeo ed essere nuovamente in vetta al ranking ATP. Si tratta del mio secondo titolo qui, ma è sempre un sogno che si avvera, anzi forse è ancora più speciale del primo. Inoltre, raggiungere la prima posizione è uno dei miei principali obiettivi ogni anno e riuscirci nello stesso giorno in cui trionfo in uno Slam non ha prezzo.”

A differenza di quanto era accaduto nella finale di Wimbledon, Carlos ha ‘letto’ molto bene il gioco di Sinner a New York: “Ognuno ha il suo stile e le sue caratteristiche. Il mio gioco si basa soprattutto sulla varietà dei colpi e penso di poter fare tutto in campo, ad essere sincero. Mi sono sentito a mio agio per tutta la partita e questa sensazione mi ha consentito di fare la differenza quando contava. Ho trovato il perfetto equilibrio tra giocate imprevedibili e consistenza dalla riga di fondo, sfoderando una prestazione praticamente perfetta. Io e il mio team abbiamo studiato la finale di Wimbledon nel dettaglio e abbiamo lavorato duramente nelle due settimane precedenti a Cincinnati per sistemare alcuni dettagli. Direi che ci siamo riusciti alla grande.”

Per quanto riguarda i tornei del Grande Slam, soltanto gli Australian Open mancano nella bacheca dello spagnolo. “Non nego che vincere a Melbourne sia uno dei miei principali obiettivi. Mi piacerebbe molto completare il career Grand Slam, non importa se adesso o fra qualche anno, l’importante è che ci riesco prima della fine della mia carriera. Sarebbe un traguardo molto speciale.” Il nuovo campione degli US Open ha infine confidato di aver effettuato un ulteriore salto di qualità: “Credo che sia stato il miglior torneo che abbia mai giocato. Sono stato brillante e continuo dal primo turno fino alla finale e ne sono davvero orgoglioso. Si tratta di un aspetto su cui ho lavorato molto e i frutti di quello sforzo sono venuti a galla.”