Assente dalle competizioni dalla finale di Wimbledon, il vuoto “creato” da Jannik non dà pace ai fan

L’immagine si riferisce agli allenamenti di Jannik del 15 settembre a Monte-Carlo – foto Felice Calabrò
Jannik Sinner è “ai box” e lo sarà fino a fine anno. E’ bene farcene una ragione. Le speculazioni alimentate dai silenzi, e ancora più dalla scomparsa del campione di Sesto Pusteria dai radar, in cerca di privacy e tranquillità per tentare di affrontare con serenità uno dei periodi più complicati della sua carriera, stanno creando un cortocircuito a dir poco tossico nell’informazione.
E’ di poche ore fa uno “scoop” di Chi Magazine, che documenta la stretta relazione tra Jannik e il professore Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione – quindi non un ortopedico – e Chef Clinical Officier all’ospedale San Raffaele di Milano. I due si sarebbero incontrati in svariate occasioni nel corso delle ultime settimane, ma non è dato sapere se lo specialista abbia avuto contatti con il n.1 al mondo in qualità di consulente, medico di fiducia o se sia in corso un’effettiva frequentazione del San Raffaele da parte del n.1 del mondo. Le ultime notizie ufficiali avevano affidato la cura del ginocchio di Jannik al professor Schoenhuber, luminare della medicina dello sport, e al suo centro riabilitativo Physioclinic. In mancanza di comunicazioni “condivise” dal team Sinner, dunque, le domande si moltiplicano e il mistero si infittisce.
La causa sta in una curiosità quasi patologica – ma inevitabile, nei confronti di un personaggio pubblico e in un’epoca di superesposizione mediatica – innescata dal vuoto creato da uno sportivo che negli ultimi due anni ha scandito gli appuntamenti degli italiani, diventando un’icona, un oggetto di venerazione. In un mondo in cui i social documentano anche l’acquisto dei cereali al supermercato, la scomparsa di una figura tanto in vista sembra opera di un gioco di prestigio. Tanto che non solo la stampa italiana cerca – vanamente – di colmarne il vuoto, ma anche all’estero l’enigma tiene banco tra podcast e trasmissioni di addetti ai lavori.
Boris Becker a colloquio con Andrea Petkovic, sul canale Instagram del campione tedesco, ha dedicato una puntata stile “Blu notte” al caso Sinner: riavvolgendo il nastro degli ultimi mesi, con gli annunci dei ritiri dai tornei dati di settimana in settimana, lasciando uno spiraglio per partecipazioni future, fino al video del 6 ottobre che ha spento ogni speranza. Quello che i due campioni tedeschi sottolineano, tuttavia, è che anche l’aver etichettato il “male oscuro” di Jannik con la sindrome della bandelletta è in verità una speculazione, poiché nessun membro della stretta cerchia del team, quindi gli unici deputati a parlare, ha mai smentito o confermato la diagnosi.
L’augurio è di ricevere al più presto aggiornamenti ufficiali, possibilmente confortanti, sulle condizioni di Jannik, per poter ricominciare a celebrarne le qualità in campo. Quelle che ce lo hanno fatto amare, riprese dagli operatori tv e non da “microspie ambulanti”.

