Il CEO della USTA si è espresso sulle polemiche sorte durante gli US Open, affermando che non sono previsti cambiamenti nel futuro prossimo

Foto di Ray Giubilo

L’edizione 2026 degli US Open ha dovuto incassare numerose polemiche a causa degli orari ‘estremi’ delle sessioni serali, con il caso più emblematico rappresentato dal quarto di finale tra Carlos Alcaraz e Ben Shelton (finito addirittura alle 3:33 del mattino). Oltre ad essere stato il match che si è concluso più tardi nella storia dello Slam newyorkese, una buona parte del pubblico ha dovuto lasciare l’Arthur Ashe Stadium in anticipo per tornare a casa.

Insomma, il primo anno della gestione Craig Tiley – ex direttore degli Australian Open – non è stato affatto semplice ed è per questo motivo che lui stesso ha deciso di rilasciare un’intervista a Sky Sports. “Continuo a sentire critiche sul fatto che le sessioni serali finiscono troppo tardi, ma non ricevo mai alcuna proposta concreta su come risolvere questo problema” – ha esordito Tiley. “Nessuno vuole concludere la giornata alle 3:30 del mattino, ma occorre guardare i dati. Negli ultimi dieci anni, il tempo effettivo di gioco è rimasto più o meno invariato. Ad essere aumentata di circa 25 minuti è invece la durata complessiva delle partite maschili, anche per via dello shot clock e della gestione degli asciugamani. Ci piace molto la formula delle due partite diurne e delle due serali. Sono due sessioni che offrono ai tifosi l’opportunità di assistere ad un grande incontro femminile e ad un grande match maschile” – ha aggiunto.

Nonostante le polemiche sorte quest’anno e la pressione mediatica, Tiley ha affermato che non ci saranno cambiamenti sugli orari nel futuro prossimo. “L’evento continuerà ad evolversi per essere sempre più a misura di tifoso e, al tempo stesso, manterrà una filosofia che mette al primo posto i giocatori” – ha chiosato Craig.