Sarà un caso o forse no, ma il torneo di Flushing Meadows ha messo la parola ‘fine’ a serie che duravano da più o meno tempo

Foto di Ray Giubilo

Gli US Open 2026 sono andati ufficialmente in archivio, con Alexander Zverev che si è preso il secondo Slam dell’anno. Come accade di consueto, le due settimane di uno Slam si porta con sé storie e statistiche da raccontare e analizzare, per scrivere una nuova pagina del grande libro della storia del tennis. E proprio guardando a questo, questa edizione degli US Open sarà ricordata per aver messo a fine ad alcune delle ‘serie’ più iconiche dei tempi moderni, e non solo. Di seguito ve ne riportiamo alcune, per rivivere alcuni tra i momenti più iconici di queste due settimane.

149 anni – La sconfitta di Stefanos Tsitsipas per mano di Ben Shelton negli ottavi di finale ha portato alla fine della striscia più longeva della storia del tennis. Per la prima volta da Wimbledon 1877 , infatti, almeno un giocatore con il rovescio a una mano aveva sempre raggiunto le semifinali di almeno uno Slam in ogni stagione. Guardando indietro, Musetti era a un solo set da ‘salvare’ la serie in Australia, prima di essere costretto a ritirarsi e consegnare a Novak Djokovic le chiavi della semifinale. Probabilmente è la fine di un’era, ma chissà che tra i più giovani ci sia ancora la speranza di far rivivere ‘i dinosauri in via d’estinzione’, per dirla alla Tsitsipas

11 Slam – La ‘maledizione’ delle serie interrotte ha colpito anche i colori azzurri, che per la prima volta dagli Australian Open 2024 non ha portato nessun rappresentante nei quarti di finale di uno Slam. Il dato è senza dubbio ‘viziato’ dall’assenza di Jannik Sinner, ma anche dalle premature uscite di Flavio Cobolli e Lorenzo Musetti. Non un dramma per il movimento azzurro, che dopo anni di successi si è concesso una pausa, ma che può contare su un numero di giocatori di altissimo livello, e che già a partire dall’Australia tornerà a portare in alto il tricolore.

78 vittorie – Ci è voluta la versione migliore di Mariano Navone per mettere fine a una serie che durava da oltre 20 anni. Era infatti dall’Australian Open 2006 che Novak Djokovic non perdeva al primo turno di uno Slam, e contrariamente a quanto detto per la serie precedente, in questo caso è più difficile pensare che sia soltanto un momento di passaggio. La carta d’identità non mente e il prossimo anno saranno 40 primavere per Nole, che dovrà necessariamente reinventarsi se vuole provare a restare più a lungo possibile nella storia di questo sport.

99 settimane – Aryna Sabalenka stava per tagliare il traguardo dei due anni consecutivi in vetta al ranking WTA, e solo una meravigliosa Elena Rybakina è arrivata a rovinare la festa della bielorussa. Dopo 99 settimane consecutive – 107 complessivamente – è caduto il regno di Aryna, complice una seconda parte di stagione deludente e una Rybakina mai così continua. La finale degli US Open ha confermato che al momento la migliore è la kazaka, ma c’è da credere che Sabalenka voglia presto tornare in vetta, in quello che è il posto che crede di meritare senza dubbio.