Il tennista greco è ancora in corsa agli US Open, e soltanto lui può evitare che il record più longevo della storia del tennis venga meno

Foto di Paul Zimmer

Stefanos Tsitsipas è certamente uno dei protagonisti che non ci si aspettava in questa edizione degli US Open. Le statistiche a livello Slam non erano certamente a suo favore, visto che mancava l’approdo al terzo turno di un Major da oltre due anni. L’aria di New York – e una ritrovata serenità in panchina, dove siede Patrick Mouratoglou – hanno permesso all’ellenico prima di eliminare Arthur Fils all’esordio, e poi di raggiungere gli ottavi superando prima Lloyd Harris e la scorsa notte Jiri Lehecka.

Al prossimo turno c’è la sfida con Ben Shelton, ed in palio non c’è soltanto il pass per i quarti di finale, ma anche il record più longevo della storia del tennis. Dalla prima edizione di Wimbledon nel 1877, infatti, ogni anno c’è stato almeno un semifinalista Slam che giocava con il rovescio ad una mano. Un colpo che è da sempre sinonimo di stile, eleganza e di un tennis d’altri tempi, sempre più in via d’estinzione. In questo 2026 le cose non sono andate come di consueto, e fino ad ora i dodici semifinalisti Slam di quest’annata giocavano sempre il rovescio bimane. Agli US Open in tanti potevano provare a tenere in piedi questo record, ma con l’eliminazione di Denis Shapovalov, Tsitsipas è l’ultimo giocatore ancora presente in tabellone a giocare il rovescio a una mano.

Certo le insidie non sono poche per Stefanos, che in caso di vittoria con l’americano troverà poi uno tra Tommy Paul e Carlos Alcaraz. Il record più longevo della storia del tennis è davvero in pericolo, e solo un’impresa di Tsitsipas può salvarlo.