A colloquio con Luca Serena, titolare di Serena Wines 1881: un passato e un presente nel tennis e i rapporti “di lavoro” con i Djokovic

Vino e sport, sport e vino. E in particolare Prosecco e tennis. Questo e molto altro nel nome di Serena Wines 1881, un legame già intenso che però si è rafforzato da quando a capo dell’azienda di Conegliano c’è Luca Serena. Quarantacinque anni, un passato e un presente sui campi di gioco, l’amministratore delegato rappresenta la quinta generazione della famiglia veneta, che si è lanciata in questa avventura appunto nel 1881 con Pietro Serena (commercio del vino in botti ma senza produrlo) e proseguita con Luciano (distillazione della grappa), Lino, Corrado e Adolfo (uso delle damigiane e imbottigliamento), Gerardo e Giorgio (introduzione dei fusti). Fino ad arrivare a Chiara e Luca, rispettivamente figli di Gerardo e Giorgio.
Nel frattempo i Serena hanno aggiunto altri terreni a quelli storici di Ville d’Arfanta, tenuta acquisita nel 1999, e nel 2027 contano di inaugurare un nuovo stabilimento per imbottigliare in piena autonomia l’intera produzione che adesso è esternalizzata ancora per il 20%.
Una produzione che per il 2025 parla di 32,5 milioni di bottiglie da 0,75, alle quali vanno affiancati altri 7 milioni da 0,2 e fusti per 160.000 ettolitri!
Entrato in azienda nel 2003, dopo la laurea in Economia Aziendale e soprattutto un ginocchio rotto che gli ha precluso un’eventuale carriera nel tennis professionistico (da Under 18 era tra i primi 20 in Italia), Luca continua a giocare d’attacco in campo («L’erba è la mia superficie preferita, anche se ci ho disputato giusto sei match»), al punto da essere campione italiano indoor Over 45 in carica sia individuale che a squadre, dopo aver vinto titoli mondiali ed europei tra gli Over 35 e 40. E cerca di mettere in pratica lo stesso spirito agonistico nella Serena Wines 1881, come ha illustrato a Roma presso Viride, il ristorante by Carlo Cracco, in un pranzo che ha abbinato alcuni dei piatti inconici dello chef ai principali vini dell’azienda veneta.

«La denominazione adottata dopo il 2018 – ha spiegato Luca – mette insieme i nostri tratti distintivi: il cognome di famiglia, l’internazionalità dei prodotti, il riferimento temporale all’inizio dell’attività. Da azienda di quantità siamo progressivamente passati a una produzione di qualità all’interno di un portafoglio di quantità. Ecco quindi che nel 2005 abbiamo rilevato in Francia lo Champagne De Vilmont, con il quale abbiamo già raggiunto le 40.000 bottiglie commercializzate, e adesso abbiamo sul mercato Audace, il nostro primo Metodo Classico, che amplia la nostra proposta nel segmento Premium, un Pinot Nero vinificato in bianco che arriva dai Monti Lessini. Un marchio tutto nostro che abbiamo abbinato anche al
primo Prosecco Trieste Doc affinato nel mare a 20 metri di profondità. Ma soprattutto siamo molti fieri di aver creato e sdoganato il primo Prosecco Rosé DOC, ottenuto col taglio di un’uva a bacca nera, contribuendo fattivamente con mio padre Giorgio al suo disciplinare. E i risultati ci danno ragione: siamo già a un milione e mezzo di bottiglie l’anno. Ora abbiamo anche un vino spumante a 0 gradi proveniente da vino dealcolato e da noi gassificato, ma non è una direzione nella quale investiremo…».

Con Serena, va da sé, c’è stato modo di parlare anche di tennis, oltre che ricordare le importanti sponsorizzazioni dell’azienda in altri sport (Imoco Conegliano nel volley, Treviso nel basket, Cortina nell’hockey) che si affiancano a quelle tennistiche (su tutte il Challenger ATP di Cordenons, ma l’obiettivo è quello di puntare su qualche giovane di belle speranze, dopo aver… sfiorato ai tempi Lorenzo Sonego). Ha raccontato di aver affrontato più volte il padre di Flavio Cobolli, Stefano («Ma non l’ho mai battuto. Bè, lui ha fatto una bella carriera da pro»), ammira Jannik Sinner («Per la dedizione e l’abnegazione tennistiche»), Roger Federer («Per l’eleganza) e Rafa Nadal («Per la fisicità»), intanto però è anche distributore in Italia dei
due vini più importanti, uno Shiraz e uno Chardonnay, della famiglia Djokovic («Di Novak mi piace la forza mentale: lo vedo come politico, in futuro»), prodotti in Serbia dallo zio di “Nole”, Goran.

