Un Jannik Sinner sereno e soddisfatto si è presentato in conferenza stampa, dopo la vittoria su Struff che è valsa la decima semifinale a livello Slam

Foto di Ray Giubilo

WIMBLEDON – Sbrigata la pratica Jan-Lennard Struff, per la verità con qualche difficoltà in più delle previsioni della vigilia e del divario di ranking (1 a 74), Jannik Sinner sembra guardare ai prossimi due giorni senza partite con una certa voluttà. “Domani almeno sarà una giornata più rilassata”, dice, concedendosi un mezzo sorriso.
Il relax del campione sudtirolese peraltro è sempre relativo. Programma della serata dopo la partita dei quarti di finale contro il tedesco: guardare Djokovic-Auger Aliassime. Per scoprire chi sarà l’avversario in semifinale venerdì e “perché mi piace guardare il tennis”. E con questo smentisce anche l’impressione di qualcuno che ultimamente si stia divertendo di meno, che senta di più la pressione. “Non è così, mi diverto, ho 24 anni e mi piace giocare a tennis. È normale che nella mia posizione ci sia un po’ di pressione in più. Ci sono giornate in cui sei più contento, altre in cui non hai dormito bene. Ma più vado avanti nel torneo e più mi piace. Arrivare nei quarti di uno Slam può sembrare normale, ma non è così. Poi ho il mio team che mi spinge”. Un problema che a Wimbledon Sinner sostiene di non avere è quello del caldo, che a Londra ha superato i 30 gradi e a tratti sembrava soffocante sul campo numero 1. “MI sono sentito bene. In Australia il caldo viene anche dalla superficie, che riflette il calore. Qui è più secco, più simile a Parigi, niente di pazzesco”. A Parigi però il caldo pare sia stato un fattore nel suo crollo contro Juan Manuel Cerundolo. Quando in campo l’intervistatore gliel’ha rammentato, ha risposto, fra le risate del pubblico: “Grazie per avermelo ricordato!”.
Analisi della partita con Struff presto fatta. “Partita dura, avversario difficile, prestazione solida da parte mia. Lui è partito meglio di me – spiega – ho cercato di tenere botta, nel secondo set mi sono sciolto, è un bene che abbia vinto il tie-break perché se no, poi, contro un “big server” tutto può succedere”.
Il lavoro sul servizio fatto negli ultimi due anni sta pagando, cambio di lancio di palla, cambio di timing, “lunghe discussioni con il team, in cui ci siamo trovati tutti d’accordo, lunghe sessioni d’allenamento”. A Wimbledon ha già fatto 92 ace contro 62 dell’anno scorso nell’intero torneo “C’è una parte fisica, una parte tecnica e c’è la capacità di scegliere il servizio giusto al momento giusto. Quest’anno poi fa più caldo e la palla viaggia di più”. Nel suo repertorio ha inserito la smorzata (usata solo una volta contro Struff): “Qui è più difficile, perché la palla va veloce e bassa. Forse non ho ancora la mano per farla in queste condizioni, oggi c’era anche vento in campo (l’ha sentito solo lui? Tutti boccheggiavano. Ndc). Ma può venir buona in un’altra occasione”.
In semifinale, il campione uscente pensa di dover alzare ancora il livello, dopo i miglioramenti progressivi nelle prime partite. Inevitabile che, ancor prima di sapere il suo
avversario nella prossima partita, il pensiero vada soprattutto a Novak Djokovic. “Anche quando ero in serie positiva contro di lui, prima della sconfitta agli Australian Open di quest’anno – dice Sinner – ho sempre pensato che sono capace di batterlo, ma che con lui è sempre possibile perdere. È bello vedere come si allena, come cura il suo corpo, la sua motivazione. È ancora qui che dà il 100%, che prova a vincere il suo 25esimo Slam. È bello averlo qui”. E si lascia andare a un amarcord di quando era un ragazzino di 14-15 anni e ha visto Nole allenarsi a Montecarlo. “Abbiamo fatto una foto, io avevo una felpa blu e i capelli lunghi. In quel momento era per me irraggiungibile. Sono realista e ho pensato: non arriverò mai al suo livello. La prima volta che ci ho giocato contro, sempre a Montecarlo, prima della partita ero solo felice di esserci, speravo di vincere almeno un game. Quando è arrivata la prima vittoria contro di lui è stata un’esperienza surreale”.
Intanto, a differenza di Djoko, che dice di sfruttare tutte le ultime tecnologie per la preparazione fisica, Sinner confessa che non solo non usa la “ammortal chamber”, ultimo grido della tecnologia di recupero dei tennisti, ma che neppure sa cosa sia. Di certo, conta che in vista di venerdì non gli serva.