Andiamo a conoscere meglio chi sarà il prossimo avversario del tennista azzurro.

Photo © Ray Giubilo
LONDRA – Già prima del torneo, la Gran Bretagna aveva perso i suoi eroi più attesi, Draper e Raducanu. Il primo giorno di Wimbledon, erano stati battuti, uno dopo l’altro, dieci suoi rappresentanti. E poi è arrivato lui, Arthur Fery, numero 114 del mondo, 24 anni domenica prossima, a restituire vigore al tifosi di casa sbarcando a sorpresa nei quarti di finale, dove incrocerà domani Cobolli. Senza grandi risultati all’attivo quest’anno, in tabellone grazie a una wild card, ha infilato uno dopo l’altro Dzumhur, Faria, Bergs (rimontando da 1-4 negli ultimi due set) e Dimitrov (che era avanti due set a uno e un break nel quarto). Quattro battaglie, le ultime due vinte 7-6 al quinto set, che hanno messo in risalto le qualità di lottatore di questo ragazzo dal sorriso simpatico.
«Beh, la forza mentale è un aspetto di cui vado fiero – ha detto ieri in conferenza stampa – se non hai l’atteggiamento giusto e poi perdi, ti senti in colpa, no? Sono davvero orgoglioso del mio comportamento in campo in questi giorni, io lotto e resto in partita, fino alla fine». D’altra parte, possedendo un fisico “normale” (è alto 1.75) Fery non può affidarsi alla potenza, ma il suo gioco ricco di variazioni e con costanti discese a rete, su questi campi può dare molto fastidio.
Arthur è nato a Sevres, in Francia, ma si è spostato in tenera età a Londra con i genitori (la mamma, Olivia, è stata tennista professionista ed ha giocato al Roland Garros nei primi anni Novanta, il papà, Loic, è invece presidente del Lorient, club di calcio della Ligue1). Il tennista ha doppio passaporto (francese ed inglese) e tra l’altro vive proprio a Wimbledon, a poca distanza sai sacri prati, ed ha frequentato il King’s College. Buon giocatore da juniores, è salito fino al 12° posto della classifica mondiale. La svolta della sua carriera è arrivata però con il trasferimento in America, dove è rimasto per tre anni a Stanford, partecipando anche all’attività della NCAA. Mentre studiava per il diploma di “Scienze, tecnologia e società”, è diventato il numero 1 nazionale in singolare, primo studente dell’università californiana a riuscirci dai tempi di Bob Bryan.
Professionista dal 2023, ha vinto finora un torneo Challenger e ha debuttato in Coppa Davis. Nel 2025 ha vinto il suo primo incontro a Wimbledon, battendo Popyrin prima di perdere in tre set da Darderi. Quest’anno ha superato le qualificazioni agli Open d’Australia, dove al primo turno ha superato proprio Cobolli per 7-6 6-4 6-1 («ma io stavo molto male, non riuscivo proprio a giocare», ha detto ieri Flavio).
Allenato da Benoit Fucher (francese) e Jeroen Bemard (olandese), attualmente 67° nel ranking live, sesto britannico a raggiungere nell’era open i quarti di finale del torneo di casa dopo Taylor, Henman, Rusedski, Murray e Norrie, Fery si gode la sua bella favola.
«Questi giorni li custodirò gelosamente per il resto della mia vita. Contro Cobolli sarà una splendida sfida. In Australia giocai davvero bene, mercoledì proverò a servirmi di quella esperienza, anche se ricordo che Flavio non era sicuramente al 100%. Darò tutto, come al solito. Non sono abituato a palcoscenici così importanti e forse non vivrò mai più un’esperienza del genere. Un motivo in più per dare tutto, come sempre».

