Il tennista romano ha parlato in conferenza dopo la bella vittoria contro De Minaur.


Photo © Ray Giubilo

LONDRA – Seconda qualificazione ai quarti di finale di Wimbledon (come hanno fatto solo Sinner e Pietrangeli), non male per uno che qualche anno fa diceva di odiare l’erba. «Noi italiani cominciamo a giocare su questa superficie solo nei tornei juniores – risponde Flavio Cobolli – e gli inizi non sono mai facili. Col passare del tempo uno matura, diventa un giocatore diverso, poi l’erba di Wimbledon è davvero speciale, è molto lenta, mi piace anche il suono che fa la pallina, insomma mi ci sento proprio a mio agio. Sono davvero contento di cosa sto facendo, non era scontato, proprio perché non siamo abituati».

Di questo fresco rapporto privilegiato tra Cobolli e l’erba si è accorto a sue spese anche De Minaur, che era in vantaggio per 2-0 nei confronti diretti e che invece è stato spazzato via in tre set. «Penso di avere giocato una delle migliori partite della mia carriera, mantenenendo un livello alto dall’inizio alla fine – continua Flavio – ottima la risposta, buono anche il servizio. E quando mi sono trovato sotto 2-5 nel secondo set, ho sparato tutte le mie cartucce ed è andata bene». Un successo costruito anche da fondocampo, dove Cobolli ha resistito alla grande alla ragnatela di colpi dell’australiano. «Mi piace giocare scambi lunghi, oggi ho trovato la soluzione per giocare il mio miglior tennis, ho vinto anche sul piano strategico».

Una vittoria così netta suona anche come un messaggio importante per chi continua a sottovalutare questo campione di 24 anni, dato per sfavorito contro De Minaur dai boomakers locali. «Alex è un grande campione, e averlo battuto così nettamente mi fa sentire pronto per traguardi ancora più alti – le parole di Cobolli – non essere considerato favorito mi regala nuova carica, e oggi credo aver fatto pentire in tanti… Più in generale sì, ammetto di sentirmi sottovalutato, rispetto magari all’interesse che circonda Sinner. Io sono quello che sta… dietro, a Jannik e fino a poco tempo fa anche a Musetti. La cosa mi fa stare più tranquillo e mi toglie un po’ di pressione, è chiaro, però a volte mi piacerebbe che i miei risultati fossero apprezzati maggiormente e ricevere qualche complimento in più».

Per chiudere, qualche notiziola di vita vissuta: trovata una casa per ospitare tutta la famiglia Cobolli, nonno compreso, le partite del Mondiale le guarda solo perché innamorato del calcio («il mio tifo è tutto per la Roma»), stasera a casa sarà rispettata la solita routine. «Cena con Edo (Bove, il grande amico, ndc), cucina mio padre, chiusura con gelato rigorosamente ai gusti di pera e cioccolato bianco, infine in Tv Portogallo-Spagna, sperando che vinca Cristiano Ronaldo». Ah, dimenticavamo: il termine “cafuddare” (potremmo tradurlo in questo caso come “buttarsi a capofitto”), utilizzato un paio di giorni fa dipende dal fatto che «metà del mio team è siciliano, Aldi e Cammarata (entrambi palermitani, ndc), usano molto spesso questo termine. E quando sento di dover cafuddare, lo dico…». Mercoledì ci sono i quarti, continua a cafuddare, Flavio.