Il 23enne nipponico ha rappresentato una delle grandi sorprese di questa edizione di Wimbledon, in cui ha dato del filo da torcere persino a Sinner

La notizia non è che Kawasaki sia una quattro cilindri di comprovata potenza ma piuttosto che il famoso marchio di superbike evochi un’omonima città del Giappone situata nella prefettura di Kanagawa. La stessa ascesa a notorietà per aver dato i natali a tale Shintaro Mochizuki, tennista nipponico, ventitreenne di sorprendente valore, schieratosi iersera sul centrale di Wimbledon deciso a dare a Sinner un certo filo da torcere. Un match che mi ha riportato indietro nel tempo. Più esattamente ai dieci anni di insegnamento condivisi con giocatori junior e professionisti del Sol Levante.
Oltre a Takahiro Terachi e Yuka Yoshida, rispettivamente atleti di coppa Davis e Fed Cup, la collaborazione godeva di un flusso costante di giovani leve tra i quali svettavano Endo Minami e Kei Nishikori, quest’ultimo considerato il miglior under 14 del mondo. Confesso qualche difficoltà iniziale nel coniugare l’insegnamento contemplativo tipico dell’estremo oriente e quello ciarliero e un pò socratico di noi occidentali. Risolvemmo la questione facendo tutti un passo indietro giungendo ben presto a un ibrido meraviglioso che avrebbe fatto di me un mezzo coach nipponico e di loro dei mezzi trasteverini sempre pronti al sorriso. Così, dinanzi al match di cartello tra Mochizuki e Sinner, mi sono incuriosito al punto da piazzarmi dinanzi al televisore per capire cosa fosse maturato nella formazione tennistica di quel paese.
In un amen scoprivo che finalmente anche i sudditi di Naruhito hanno abbandonato l’atteggiamento serioso e troppo referenziale che li ha sempre distinti dal resto del mondo asciandosi andare a espressioni più giulive e aperte al prossimo. Una leggerezza che ha aperto in loro nuovi orizzonti liberandosi a un tennis meno sofferente e più ricco di variazioni. Lo stesso mostrato ieri sul glorioso centrale. Il giocatore del lontano oriente non aveva nulla da perdere e ha giocato un tennis sciué sciué dall’inizio alla fine incassando il plauso di tutti, Jannik compreso. Bello l’anticipo e i cambi di ritmo ma soprattutto diverso l’atteggiamento rispetto ai suoi predecessori. Purtroppo, la terra dei samurai non registra altri tennisti degni di nota limitando a due solitarie presenze tra i primi 150 del mondo. Un pò poco per un paese che conta qualche milione di praticanti.

