Il n.1 del mondo sottolinea i progressi dopo il successo con Brooksby, ma non si accontenta e vuole crescere ancora

LONDRA – «Oggi ho fatto un piccolo passo in avanti rispetto ai due match precedenti. Ho servito abbastanza bene e risposto meglio, sono soddisfatto soprattutto dell’ultimo mio game (e gli altri 28?, ndc), in generale stiamo provando ad alzare giorno dopo giorno il livello del gioco. Devo migliorare, è chiaro, posso spingere di più, posso capire meglio le chiavi del match. Però nella prima settimana non si può vincere il torneo, si può solo perderlo, e allora va bene così». Chissà se Jannik Sinner è davvero soddisfatto del suo tennis, se veramente gioca senza pensare a quanto successo al Roland Garros (lui sostiene di no, «in campo sono tranquillo, consapevole che più di così non posso fare, se poi ricapiterà, vedremo»), si lascia un po’ andare solo quando gli chiedono se il torneo aveva invitato i suoi genitori – come fatto con la Swiatek, anche lei vincitrice un anno fa – ad assistere lunedì scorso dal Royal Box al debutto da campione uscente del figlio. «Sì, l’invito è arrivato – e Jannik finalmente sorride – ci ho provato a dire loro di venire ma li conoscete, la conversazione su questo argomento non è neanche cominciata… Vedremo nei prossimi giorni, non so, hanno tanto da fare a casa».
Gli chiedono dell’esultanza, per lui rara, con la mano all’orecchio, dopo un gran punto vinto nell’ultimo game («ne avevo bisogno, Brooksby mi aveva appena strappato il servizio, volevo chiudere in fretta»), poco invece ha potuto rispondere sull’avversario di domenica, il giapponese Shintaro Mochizuki, 23 anni, numero 151 del mondo, che ha battuto l’inesperto Jodar. «Non lo conosco, non ci siamo nemmeno mai allenati insieme. Gioca bene sull’erba, arriverà alla partita con grande fiducia, sarà interessante affrontarlo». Intanto nel suo quarto del torneo, è scomparso anche Medvedev mentre si avvicina un erbivoro autentico come Hurkacz. Let’s see, direbbe Jannik.

