L’Atp a partire dal 2028 vuole disfarsi del doppio – meglio: dei ‘doppisti’ come casta – ed è pronta a varare un piano di tagli radicali

L’Atp a partire dal 2028 vuole disfarsi del doppio – meglio: dei ‘doppisti’ come casta – ed è pronta a varare un piano di tagli radicali. Ma i doppisti, con Andrea Vavassori in testa, non ci stanno. I tagli dell’Atp riguardano un po’ tutto: tabelloni di specialità dimezzati (16 coppie per i ‘1000’, 8 per 500, 250 e Challeneger) montepremi impoveriti (da una divisione 80/20 fra singolo e doppio si passerebbe a 90/10) per rimpinguare quelli del singolare, ostracismo per chi gioca il doppio ma non è compreso fra i primi 30 del ranking di singolare. Il tutto mentre i tornei dello Slam manterranno comunque i format attuali.
«Sappiamo da tempo di questo progetto», spiega il ‘Vava’, che da membro del player’s council, l’organo rappresentativo dei giocatori all’interno dell’Atp, si batte da sempre per una valorizzazione del doppio. «E qui a Wimbledon abbiamo tenuto una riunione. Ovviamente nessuno è d’accordo. Il doppio si gioca in tutti i circoli del mondo, inoltre l’Atp è la prima a dire che stiamo attraversando un periodo di grande salute economica per il tennis, quindi non c’è bisogno di tagliare posti di valore, che semmai andrebbero aumentati». L’obiettivo dell’Atp è facile da individuare: ridurre quelli che considera ‘costi’ che non hanno visibilità, non portano spettatori e sponsor, accogliere le lamentele di chi sostiene che i tornei sono troppo ‘affollati’, e spingere perché il doppio torni appetibile per i singolaristi. Insomma, proseguire sulla strada tracciata dal ricco ‘evento’ di doppio misto introdotto l’anno scorso agli US Open.
«Purtroppo l’attuale management è molto focalizzato sul singolare», sottolinea Vavassori. «Ma come fai a dire che un prodotto non rende, se non tenti neppure di promuoverlo? Sul doppio non è mai stato investito, non ci sono social che lo rendono più appetibile, non è mai stato creato un team che ne se occupi. La mia idea è di provare a fare tutto questo, se poi non funzionerà, sarò il primo a dire che è giusto tagliare».
Il DOCUMENTO DEI GIOCATORI
“Il doppio non è un’attrazione secondaria da luna park. È una delle componenti di maggior successo del tennis – parte integrante del tennis amatoriale – con un potenziale molto importante. Eppure, l’impatto delle proposte dell’ATP sarà quello di sminuire l’eccellenza sportiva rappresentata dal doppio professionistico e di interrompere il flusso di giocatori di doppio professionisti tagliando l’intera infrastruttura che li sostiene. L’ATP propone di ridurre drasticamente i tabelloni di doppio, di svuotare i montepremi di questa disciplina e di concedere l’accesso ai tornei Challenger ai giocatori di singolare a scapito degli specialisti che hanno costruito la propria carriera in questa disciplina. Con una ripartizione 90/10, una coppia di doppio si ritroverebbe a dividersi solo il 5% del montepremi tra i due giocatori, mentre i giocatori di singolare che competono nello stesso tabellone si aggiudicherebbero da soli il restante 90%. Fate voi i conti su cosa significhi per chiunque non sia tra i primi 30: sarà impossibile guadagnarsi da vivere. Non si tratta di una modifica minore. È un piano per porre fine al doppio come professione praticabile, mascherato da misura di risparmio sui costi — e viene portato avanti quasi senza trasparenza e quasi senza alcuna consultazione con i giocatori le cui carriere e i cui mezzi di sussistenza sono in gioco. Chiuderà la strada agli aspiranti giocatori di doppio verso i tornei Challenger e renderà quasi impossibile per chiunque al di fuori dei primi 30 della classifica ATP di doppio guadagnarsi da vivere in qualsiasi modo. Avrà un impatto enorme anche sui percorsi di sviluppo delle federazioni nazionali e sulle persone che queste impiegano. Ci viene detto che il doppio è in perdita. Non ci vengono spiegati i meccanismi alla base di tale affermazione, e non crediamo che rifletta il quadro completo di ciò che il doppio apporta a questo sport dal punto di vista commerciale, agonistico o del coinvolgimento dei tifosi. Ci siamo ripetutamente offerti di partecipare alla promozione del nostro sport, offerte che l’ATP ha ripetutamente respinto. Al contrario, assistiamo a una promozione del doppio poco incisiva, alla mancata valorizzazione dei diritti televisivi e di altre partnership commerciali, nonché a un’organizzazione e una promozione inadeguate degli eventi. Ognuno di noi ha dedicato la propria vita a questo sport: anni di allenamento, viaggi incessanti e sacrifici che la maggior parte dei tifosi non vede mai. Il doppio non è un ripensamento in cui ci siamo ritrovati per caso. Per molti di noi, è lì che abbiamo ottenuto i nostri più grandi successi, ed è lì che il tennis ha vissuto alcune delle sue partite più emozionanti — in ogni torneo del Grande Slam, in ogni edizione dei Giochi Olimpici, in ogni incontro della Coppa Davis e della Billie Jean King Cup. Ha sempre fatto parte dell’identità di questo sport, non ne è una versione di seconda scelta. E non si tratta solo di noi. Ridimensionare il doppio significa ridurre i mezzi di sussistenza degli allenatori, dei fisioterapisti e dei preparatori atletici che lavorano al nostro fianco, delle federazioni nazionali che sviluppano i talenti del doppio, dei club che gestiscono programmi di doppio e della prossima generazione di giocatori che vedono una carriera nel doppio come un percorso autentico e realizzabile verso il tennis professionistico. L’ATP ama dirci che il tennis non è mai stato in una posizione commerciale più forte di quella attuale. Questo è esattamente il momento sbagliato per iniziare a smantellare uno dei suoi pilastri più importanti. Anziché costringerci a valutare le nostre opzioni legali, chiediamo all’ATP di sospendere queste proposte e di sedersi al tavolo con noi, i suoi membri, con l’obiettivo di far crescere e sviluppare attivamente il nostro fantastico sport.”
4 SPUNTI DI RIFLESSIONE
- Il doppio è la modalità in cui la maggior parte delle persone gioca effettivamente a tennis. Un sondaggio del 2024 condotto tra appassionati e giocatori di tennis ha rilevato che quasi il 70% gioca in doppio, contro poco più del 40% che gioca in singolo — e i campionati ricreativi organizzati riflettono questa tendenza: le partite a squadre del campionato per adulti dell’USTA negli Stati Uniti sono strutturate attorno a due o tre incontri di doppio per ogni uno o due incontri di singolo, il che significa che la maggior parte delle partite competitive disputate nella più grande struttura ricreativa di questo sport sono, per definizione, di doppio.
- Le carriere nel doppio sono più lunghe, e questo è un punto di forza, non un difetto. Lo spagnolo Marcel Granollers e l’argentino Horacio Zeballos hanno vinto insieme due titoli del Grande Slam quando avevano quasi quarant’anni; l’italiano Simone Bolelli, 40 anni, è diventato quest’anno il primo uomo del suo Paese a raggiungere i 20 titoli di doppio a livello di circuito, regalando agli appassionati anni, a volte decenni, di storie che il singolo raramente offre.
- Il successo nel doppio abbraccia ormai l’intero mondo del tennis. Il britannico Henry Patten e il finlandese Harri Heliövaara sono l’attuale coppia numero uno al mondo; Granollers è diventato solo il secondo spagnolo in assoluto a raggiungere la vetta della classifica di doppio e Zeballos il primo argentino della storia a farlo; Bolelli e Andrea Vavassori sono diventati la prima coppia italiana a vincere il titolo di doppio del Masters di Roma nell’Era Open. Si tratta di una disciplina che ogni stagione stabilisce nuovi traguardi nazionali.
- Lo sport stesso è in forte espansione, il che rende più difficile giustificare la tempistica di questa decisione. La stessa ATP descrive il 2025 come un anno di riferimento, con un record di 5,55 milioni di spettatori presenti agli impianti, un pubblico globale di oltre un miliardo di telespettatori e spettatori in streaming, e compensi per i giocatori ai massimi livelli. Il numero di tennisti a livello mondiale ha superato i 100 milioni, con un aumento di oltre il 25% in cinque anni. Eliminare il doppio in questo momento non è una risposta a uno sport in declino, ma una scelta compiuta all’interno di uno sport in crescita.

