Il coach di Jack Draper si è espresso in maniera negativa sulla tendenza degli Slam di aggiungere una settimana extra al calendario

I tornei dello Slam sono da sempre i principali eventi nel mondo del tennis, e l’intero calendario si sviluppa sulla base della loro programmazione. Da qualche anno a questa parte si sta assistendo progressivamente a un ampliamento dei Major in termini di durata, con Australian Open e U.S. Open che di fatto hanno aggiunto una terza settimana che precede l’inizio vero e proprio del torneo. Dall’One Point Slam di australiana memoria fino al doppio misto americano – trasformato in un vero e proprio show – i tornei dello Slam sembrano aver abbracciato questa nuova filosofia, che strizza l’occhio ad incassi extra e a un maggior numero di biglietti venduti.
Nonostante la tendenza abbia ormai preso piede, c’è chi prova ad andare contro corrente. In una intervista concessa al Telegraph, il due volte campione di Wimbledon Andy Murray – che quest’anno tornerà a calcare l’erba dell’All England Club in qualità di coach di Jack Draper – si è detto contrario a questo ampliamento degli Slam. “Wimbledon dovrebbe aggiungere una terza settimana? Personalmente, non mi entusiasma l’idea delle tre settimane per i giocatori. È l’intensità che circonda l’evento che conta”. Nel corso dell’intervista Murray ha ribadito di amare quelle che sono le tradizioni londinesi, e si è detto dispiaciuto che alcune non siano più in vigore. “Una delle cose che amavo di Wimbledon era la vecchia domenica intermedia – quando nessun match veniva disputato, nda – o la settimana precedente, quando era tutto tranquillo“.
In questo senso Wimbledon sembra accogliere la richiesta di Murray, e la settimana che precede l’inizio del torneo è caratterizzato esclusivamente dalle qualificazioni, che per di più si svolgono a Roehampton. Se è vero che il torneo di Wimbledon ha da sempre dimostrato di essere ancorato alle tradizioni, è altrettanto vero che nel corso degli anni qualche apertura c’è pure stata.

