Il tedesco e l’azzurro disputano oggi il match della vita. Dopo tre finali Slam mancate, Sascha diventerebbe il primo campione tedesco a Parigi nell’Era Open, il primo tedesco a trionfare in uno Slam dopo Becker. Flavio sarebbe il terzo campione italiano in un major dell’Era Open. A premiare il vincitore ci sarà un certo Adriano Panatta…

Foto di Ray Giubilo

Carpe diem, direbbero i latini… cogli l’attimo. Sì, la finale del Roland Garros 2026 è un’occasione unica per Sascha Zverev e Flavio Cobolli. Chi l’avrebbe mai detto? Una serie di coincidenze astrali hanno costretto i due fenomeni Sinner e Alcaraz ad essere anzitempo fuori dai giochi; Djokovic non morde più come prima; Medvedev quasi non pervenuto a Parigi… È Sascha, dunque, il più pericoloso sulla carta ma anche gli altri possono sognare. 

A cogliere questo attimo così inaspettato è proprio il n. 3 del mondo che giunge alla sua quarta finale Slam dopo quelle disputate allo US Open 2020, al Roland Garros 2024 e all’Australian Open 2025. Nelle prime due, il tedesco è stato a un soffio dalla vittoria, sfumata poi al qunto set contro Thiem a New York e contro Alcaraz a Parigi. A Melbourne, invece, contro Sinner, ha subìto una sconfitta netta in tre manche. Ma eccolo, dunque, al suo quarto rendez-vous con la storia, ancora finalista a Porte d’Auteuil, dopo aver superato Bonzi, Machac, Halys, De Jong, la stellina spagnola Jodar e l’ostico Mensik; un percorso lungo il quale Zverev ha concesso soltanto due set, ad Halys e a Mensik. 

Dall’altra parte della rete c’è Flavio Cobolli, un’altra straordinaria favola italiana. Il romano, in finale a Parigi sembra quasi una visione e, invece, è tutto vero! Il n. 14 del mondo si fa largo nel tabellone senza quasi far rumore, per esplodere, da vero gladiatore, negli incontri di ottavi e quarti di finale. Un percorso perfetto per Flavio che supera Pellegrino, Wu, Tien, Svajda e Auger-Aliassime, concedendo in tutto solo due set, all’americano e al canadese ma venendo a capo, tuttavia, di due match tostissimi. Poi, in semifinale, il mancato derby con lo sfortunatissimo Arnaldi lo proietta direttamente nella storica sfida con Zverev. 

Il tedesco è avanti 3-1 negli scontri diretti; di queste quattro partite, tre si sono disputate sul rosso e una sull’erba; l’ultima sfida è avvenuta un mese fa a Madrid, in cui si è imposto Sascha in due set. L’unico incontro conquistato da Cobolli è stata la semifinale di Monaco di quest’anno. Zverev ha vinto in tre set anche il match di terzo turno del Roland Garros dell’anno scorso.

Cobolli è la favola italiana di questo Roland Garros. Attuale n. 14 del mondo, da lunedì sarà certamente n. 10 (settimo italiano ad entrare tra i primi dieci) e, in caso di vittoria, schizzerebbe in Top 5, diventando il quarto italiano a riuscirci dopo Panatta, Sinner e Musetti. Sesto azzurro della storia (nel maschile) a disputare una finale Slam, quarto nell’Era Open dopo Panatta, Sinner e Berrettini, Flavio è inoltre il quinto tennista azzurro a giungere all’ultimo round del major francese, dopo De Stefani, Pietrangeli, Panatta e Sinner. In caso di trionfo, sarebbe il terzo italiano della storia a vincere il Roland Garros e il terzo azzurro campione Slam dell’Era Open dopo Panatta e Sinner. Se alzasse il trofeo, Flavio diventerebbe il terzo giocatore nato negli anni 2000 a conquistare uno Slam, dopo Alcaraz e Sinner. Inoltre, diventerebbe il campione parigino con il ranking più basso dopo Gaston Gaudio (2004). Un risultato ancora più prodigioso per Flavio se pensiamo che, prima del Roland Garros, il 24enne romano aveva un po’ faticato nelle ultime gare, soprattutto a Montecarlo, Roma e Amburgo dove, complessivamente, non aveva disputato più di due turni. Buoni, invece, i risultati sulla terra di Monaco e Madrid, dove ha raggiunto rispettivamente la finale (persa con Shelton) e i quarti (battuto, come detto, da Zverev).

Alexander Zverev, dal canto suo, è consapevole della sua grandissima occasione. Il 29enne di Amburgo diventerebbe il terzo campione Slam tedesco dell’Era Open dopo Becker e Stich, il primo a conquistare un titolo della medesima categoria dopo Boris, nel 1996. Non solo. Sarebbe il primo tennista della Germania a trionfare sull’ocra parigina nell’Era Open, il terzo della storia dopo Von Cramm ed Henker. Sarebbe inoltre il terzo campione major nato negli anni Novanta, dopo Thiem e Medvedev. Sascha coronerebbe così una carriera straordinaria, costellata di ben 24 sigilli ed altre 17 finali. Tra i suoi trionfi più prestigiosi ricordiamo i due titoli alle ATP Finals, nel 2018 e nel 2021 e le sette vittorie nei Masters 1000, di cui quattro sulla terra (due a Roma e due a Madrid). Grande specialista del mattone tritato (e del cemento), Sascha è tra i giocatori più vincenti sul rosso parigino, con 44 partite vinte in carriera

Ciò che potrebbe fare la grande differenza in questa finale è senza dubbio il servizio. Il tedesco ha servito benissimo per tutto il torneo, con il 93% di game vinti alla battuta, ottenendo il 75% dei punti con le prime palle e con una media di 206 km/h con la prima (con una massima velocità di 227 km/h). Zverev, inoltre, si è dimostrato particolarmente aggressivo anche nel verticalizzare, conquistando ben 122 punti sui 172 giocati a rete. Potente e martellante da fondo campo, il tedesco è apparso centrato e in pieno controllo anche negli scambi da fondo. Per Flavio sarà dunque essenziale servire un’alta percentuale di prime palle e non permettere all’avversario di prendere sin dall’inizio le redini dello scambio. Entrambi sono grandissimi lottatori ma Cobolli potrebbe fare la differenza grazie all’adrenalina di questa prima e inaspettata finale Slam, grazie alla sua ottima mobilità e al supporto che il pubblico di solito concede agli outsider. Come per Zverev, questa finale è l’occasione della vita per il romano, anche perché, a consegnare la sfavillante Coupe des Mousquetaires, quest’anno, a 50 anni dal suo storico trionfo parigino, ci sarà un suo concittadino, leggenda del tennis italiano, un certo Adriano Panatta… Flavio, il sogno può diventare realtà!