Ancora un grandissimo risultato per il tennis italiano, questa volta direttamente nel doppio misto.

Foto di Ray Giubilo

PARIGI – «Io e Andrea siamo grandi amici, molto competitivi, amiamo il tennis, ci piace anche studiare le coppie avversarie, scegliere la strategia migliore. In campo diamo tutto e credo che si veda questa nostra grande voglia. Ecco il nostro segreto». Nelle parole di Sara Errani – al decimo titolo Slam vinto, sei nel doppio femminile e quattro nel misto con Vavassori – il succo del nuovo trionfo al Roland Garros, gustoso antipasto al doppio maschile (oggi le semifinali) e soprattutto al derby che vedrà opposto Flavio Cobolli a Matteo Arnaldi.

«Vincere sta diventando una bella abitudine – interviene Andrea – non siamo partiti bene ma abbiamo sempre spinto, cercando di mettere pressione agli avversari (la canadese Gabriela Grabowski e lo statunitense Evan King, ndc). Quando siamo arrivati al Super Tie Break, ho detto a Sara “Socia, ci siamo già passati (riferimento al secondo turno vinto al fotofinish, ndc), prendiamoci questa finale”. Sara ha subito azzeccato una gran risposta vincente, io ho vinto due punti sul mio servizio, e sul 3-0 è stato tutto più facile. Ora ci aspetta Wimbledon, l’unico grande torneo dove non ho giocato finali, un’altra bella sfida».

A proposito del sacro torneo londinese, Errani tornerà a giocare con Paolini? «L’idea è quella – conferma Sara, che a Parigi ha fatto coppia con Lilli Tagger – naturalmente dovremo valutare le condizioni fisiche di Jasmine, che qui ha sofferto per un problema al piede. Speriamo…». Durante la premiazione, Errani ha salutato il pubblico dello “Chatrier” con un classico «ci vediamo nella prossima edizione». Quindi, a 39 anni, l’idea è di continuare anche nel 2027… «Mi diverto ancora tanto a giocare, a stare in campo. Se trovo le racchette…». Il problema è che l’azienda che le fornisce gli strumenti del mestiere non produce più racchette personalizzate per lei. «Però se continuiamo a vincere Slam – ha continuato Errani – magari cambiano idea».

E poi c’è il discorso Olimpiadi, con il doppio misto che nel 2028 si svolgerà con le regole già utilizzate nell’ultimo Us Open: gare in due giorni, set a quattro giochi, i grandi campioni iscritti. «Un torneo così è un terno al lotto – il parere di Vavassori – sono partite da 40 minuti, assolutamente imprevedibili. Già abbiamo fatto un miracolo a New York, sarebbe clamoroso ripetersi». «Due anni sono tanti – interviene Sara – il 2028 è lontano, vediamo…». Intanto domani Vavassori in coppia con Simone Bonelli proverà a conquistare un’altra finale. Gli avversari di oggi sono Granollers e Zeballos (coppia al quarto posto della “Race”, uno dietro i nostri) già fieri rivali nella finale di Roma, vinta al Super tie break dopo mille emozioni (4-2 per Bolelli e Vavassori gli scontri diretti). «Sarà una nuova battaglia – dice Andrea – ma vincere aiuta a vincere e la coppa conquistata oggi mi regala grande fiducia». Forza, allora, non siamo ancora stanchi di alzare trofei.