Un quarto tra Berrettini e Arnaldi che ha regalato grandi emozioni, la vittoria di Arnaldi e lo sconforto di Berrettini per l’infortunio.

C’è quel primo piano, stretto, incisivo, anche un po’ spietato, sul volto di Matteo Berrettini seduto nel suo angolo, che guarda in basso la terra rossa che, a sorpresa, ce lo aveva fatto ritrovare di nuovo competitivo, di nuovo protagonista, ritornato a quel tennis da top ten che lo aveva contraddistinto fino al 2022. Una terra rossa che, ancora una volta, lo aveva appena tradito. Poco più in là c’è il suo omonimo, Matteo Arnaldi, che avrebbe voluto e dovuto festeggiare in un altro modo il risultato più insperato ed eclatante della sua carriera, la semifinale al Roland Garros. Era un misto di sorrisi e desolazione, quel momento, per lui. Non sapeva che fare per consolare il suo amico di nuovo bloccato da un infortunio.
Per quattro edizioni consecutive Matteo Berrettini ha dovuto rinunciare al Roland Garros causa malanni vari. Finalmente, quest’anno aveva potuto iscriversi, nonostante un percorso sulla terra rossa fin qui non proprio entusiasmante. Partita dopo partita, abbiamo incominciato a ritrovare il nostro Berrettini, il giocatore da top Ten, e non ci sembrava vero. Arrivato fin lì, poi, proprio dalla parte di tabellone lasciato libero dalla testa di serie numero 1 del torneo. Così, in finale, Jannik Sinner sarà riuscito, suo malgrado, a farci arrivare un italiano. E c’era anche l’altro Matteo, nel tabellone parigino, che sembrava essersi smarrito pure lui, dopo un paio di stagioni ad alto livello, dopo prestazioni memorabili in Coppa Davis, precipitato, come Berrettini, oltre la centesima posizione nel ranking.
Arrivava dalla vittoria nel challenger di Cagliari. Bene, certo, ma nulla che lasciasse presagire ciò che sarebbe accaduto e sta accadendo. Matteo Arnaldi in semifinale al Roland Garros contro un altro italiano ancora, Flavio Cobolli. Anche lui protagonista di questa favola azzurra. Che storia. Guardi il tabellone del Roland Garros e sembra frutto dell’intelligenza artificiale. Senza i due migliori tennisti italiani in classifica, Sinner e Musetti, sono in tre a essere arrivati ai quarti. Due in semifinale. Uno, di certo, in finale. Uno sballo, un’allucinazione. E una meraviglia, però, anche. E l’intelligenza stavolta non ha proprio nulla di artificiale, è tutta autentica, naturale, trascinata da un numero 1 per ora acciaccato, ma che ha aperto la strada a una strana e fantastica combriccola di tennisti italiani. Diventati, per tutti, un modello da seguire.

