Il fascino puro degli Slam nasce proprio dalla bellezza dei match al meglio dei cinque set, e a Parigi sembra tutto apparecchiato per far cadere il record del torneo

Foto di Ray Giubilo

PARIGI – Quelli dei cinque set. Quelli che non si arrendono mai, che magari collassano in campo ma non cedono un punto, che sembrano sfiniti ma poi tornano a correre, a rimandare l’ultima palla, a rinviare la stretta di mano; quelli che ti inchiodano al seggiolino della tribuna, che ti fanno perdere la metropolitana e ti spingono a sciamare per le vie di Parigi ancora in festa per il trionfo europeo del PSG, tra topi danzanti e taxi troppo cari.
La progressiva scomparsa dal torneo dei totem del tennis del terzo millennio (Alcaraz, Sinner, anche Djokovic) ha provocato un colossale “tana libera tutti” scatenando sogni irrealizzabili e desideri nascosti tra gli altri giocatori che possono per una volta uscire dall’ombra dove i tre fenomeni li tenevano rinchiusi e inseguire finalmente la vittoria in un grande torneo. Nessuno ci sta a perdere, tutti vogliono sfruttare la grande occasione, ecco quindi match lunghissimi, battaglie estenuanti, maratoneti incalliti che reclamano un posto nella storia, almeno quella del Roland Garros, che sta vivendo una edizione davvero divertente.
Nei primi nove giorni di gioco – a ottavi di finale completati – sono state trentadue le partite concluse al quinto set su 119 disputate (quella tra Tabilo e Vacherot di secondo turno è saltata per un infortunio del monegasco), il 26,8%. Siamo vicinissimi al record del Roland Garros (33, nel 1992 e nel 2001), mentre è difficile che sia battuto il primato assoluto di uno Slam (37) stabilito nel 2024 a Wimbledon, dove l’erba rende più facile mantenere il servizio e quindi garantisce equilibrio più a lungo.
Landaluce e Tiafoe sono i giocatori che sono arrivati all’ultimo set tre volte, Fonseca l’unico ad aver rimontato due volte – contro Prizmic e Djokovic – da una situazione di zero set a due. Cinque le partite chiuse per 7-6 al quinto set, vinte da Auger Aliassime contro Altmaier, Kouame contro Vallejo, Mensik contro Navone, Juan Manuel Cerundolo contro Landaluce e Berettini contro Comesana. La partita più lunga è stata quella di terzo turno vinta da Cerundolo jr contro Landaluce: 6-4 6-7 7-6 6-7 7-6 in 5 ore e 58 minuti, piombata al terzo posto tra i match più lunghi nella storia del Roland Garros. La palma dello stakanovista va però di diritto a Matteo Arnaldi, che ha giocato e vinto ”solo” due partite al quinto set ma che in quattro match è rimasto in campo per 17 ore e 42 minuti. Nella storia degli Slam, nessuno è stato più tempo in campo per raggiungere i quarti di finale. «Ho giocato più al Roland Garros che in tutto il resto della stagione», ha scherzato Matteo dopo la sfiancante prova contro Tiafoe.
Mancano ancora sette partite alla fine del torneo, altre battaglie ci aspettano. «Tutti vediamo il tabellone e tutti sogniamo – ha detto Cobolli qualche giorno fa – vincerà chi sognerà di più». Magari in cinque set.