La resa di Jannik Sinner arriva improvvisa: mancanza di rispetto per i giocatori e ottusa idiozia

“Ma cosa gli sta succedendo? Sta male?” Chi si trovava al lavoro e sa che io i match di Jannik Sinner li guardo tutti perché ne scrivo, sapeva anche di potersi rivolgere a me, di sicuro davanti allo schermo. Seguivano la diretta della partita soltanto dall’andamento del punteggio. Inevitabile che se dal 6-3, 6-2, 5-1, vedi i numeri impazzire al contrario, non si tratta di qualcosa di agonistico, non si tratta di Cerundolo diventato improvvisamente un campione.
Quando fai giocare la testa di serie numero 1, la vera e unica star del torneo, a mezzogiorno, dovresti anche tenere in considerazione che, di giovedì, la gente lavora, ovunque, anche in Francia. Era già desolante vedere le tribune mezze vuote. Un vuoto, poi, acuito dalla “canicule” che da più di una settimana sta sfiancando tutta Europa, soprattutto il nord, che non è abituato a tali temperature. In maggio, poi. Starsene ore anche soltanto seduti sotto il sole a picco, a più di trenta gradi, anche no, grazie. Non si è trattato di nulla di improvviso, dunque. Nessuna sorpresa. Credevamo che il torneo più conservatore, più legato a un passato che non esiste più fosse Wimbledon, e invece. A Parigi sono addirittura riapparsi i giudici di linea, ormai aboliti ovunque, e il modernissimo tetto mobile sembra sia lì solo per dimostrare la grandezza del torneo, o di tornare utile forse solo in caso di cataclisma. I tornei dello Slam possono fare un po’ come gli pare e Parigi, quest’anno, lo sta facendo ancora di più: giocatori che svengono in campo, come i raccattapalle e tanti fra il pubblico. Si tratta prima di tutto di una mancanza di rispetto, ma in certi casi anche di ottusa idiozia. Non erano bastate le immagini scioccanti dei malesseri di Ruud o di Menšik? La fortuna degli organizzatori del Roland Garros è che il numero 1 attuale sia un signore, un vero galantuomo, che non ha detto una sola parola sul fatto di non essere stato tutelato proprio in quanto numero 1. Immaginate fosse successo ai tempi di Nastase o di McEnroe.
Jannik Sinner, ieri, potrebbe essere diventato suo malgrado, uno dei maggiori testimonial del cambiamento climatico. Le immagini di questo ragazzo che cerca in tutti i modi un minimo di refrigerio, che si trascina per il campo “come uno zombie” (parole testuali) e che comunque resta in campo per rispetto dell’avversario, di chi ha pagato il biglietto e anche degli organizzatori che lo hanno piazzato lì sotto il solleone di mezzogiorno, quelle immagini non le dimenticheremo mai. Quando a Parigi in maggio hai 34 gradi (e a Londra, a Berlino, un po’ ovunque) devi prendere atto che nulla è più come in passato. E se chi di dovere, inteso come chi governa il mondo, continua a ignorare l’evidenza, e sostiene che si tratti di un’esagerazione degli ambientalisti, noi, che stiamo più giù, che non possiamo fare granché, dovremmo almeno cercare di trovare delle piccole alternative, cambiare stili di vita. Fare il nostro per quanto possiamo. Anche gli organizzatori del Roland Garros avrebbero dovuto farlo. A certe temperature e a certe ore, il Roland Garros lo chiudi. Punto. La conseguenza, ora, è che vi tenete lo Slam più assurdo e azzoppato degli ultimi anni, già privo di Carlos Alcaraz, ora pure di Jannik Sinner. Complimenti. Anzi, chapeau.

