Mats Wilander, ex numero uno del mondo e commentatore per Eurosport, condivide con noi la sua opinione sul prossimo Roland Garros, ormai alle porte

foto Ray Giubilo
Senza Carlos Alcaraz, il Roland Garros perde molto?
«Il mondo del tennis perde molto senza Alcaraz. Abbiamo bisogno di lui, perché ci fa emozionare ed è un giocatore fantastico. Non credo però che Sinner sentirà più pressione, perché Carlos in ogni caso lo avrebbe affrontato solo in finale. Ma non dobbiamo soffermarci sulle assenze, non tutti sono sempre al meglio. Essere in salute fa parte dell’essere un campione».
Tu hai vinto tre volte a Parigi: è lo Slam più duro?
«No, non credo. A Parigi conta molto che tabellone hai, è meglio non giocare contro Medvedev di sera, ad esempio, conta di più la fortuna. Ma vincere sul cemento per me resta più difficile».
Più i match si allungano più abbondano i medical break. Ma è giusto negare la sosta per i crampi e approvarla per altro?
«Penso che alcune regole nello sport si trovino in una zona grigia. Diventa una decisione che spetta all’arbitro. Credo che avere i crampi sia comunque legato al fatto che un giocatore sia più stanco, che si sia spinto fisicamente al limite. Quindi non penso che si dovrebbe poter ricevere un trattamento per i crampi. Ma allo stesso tempo, abbiamo avuto una situazione all’inizio degli Australian Open quando Carlos ha giocato contro Sasha Zverev, per esempio, in cui era molto difficile capire per Alcaraz cosa stava succedendo: si tratta di un muscolo forse stirato? È uno strappo, o sono crampi? Ho avuto i crampi nella mia carriera, non spesso, e all’inizio dei crampi, è molto difficile capire se si tratta di uno strappo muscolare o di un crampo vero e proprio. E’ molto difficile per l’arbitro decidere cosa sia un crampo e cosa non lo sia».
Fra i giovani sta impressionando Jodar: che cosa ti aspetti da lui?
«Molto. Sa già come giocare i match al meglio dei cinque set e mentalmente è forte. Ha un ottimo diritto, un ottimo rovescio, si muove bene, capisce il gioco. Lo vedo tra i primi 10 nei prossimi due o tre anni e probabilmente un giorno vincerà uno Slam».
Il tennis oggi è così veloce: può diventarlo ancora di più?
«Qualche tempo fa pensavo di no. Ma Sinner ha dimostrato il contrario. Anche ai miei tempi c’erano atleti molto veloci, ma oggi restiamo letteralmente stupiti da quello che sanno fare in campo. Anche in campo femminile si va verso velocità sempre superiori. E oserei dire che oggi non ci siano atleti migliori al mondo del tennista professionista medio».
L’anno scoro Dimitrov avrebbe potuto interrompere la corsa vittoriosa di Sinner a Wimbledon. Pensi che possa tornare a quei livelli?
«Sì, penso che ci sia una possibilità di ritorno per Grigor, anche se la sua età non gli lascia molto tempo. Grigor ha il gioco giusto per mettere in difficoltà i migliori giocatori del mondo, ma dobbiamo dargli un po’ più di tempo, sia dal punto di vista fisico che, ovviamente, per quanto riguarda la fiducia, che deve essere alta. Grigor vive letteralmente di fiducia: quando è sicuro di sé, improvvisamente diventa pericolosissimo, ma se cala l’autostima diventa discontinuo. Basterà una partita a restituirgli la fiducia necessaria, o servirà un intero torneo? Credo che non abbia più la possibilità di vincere uno Slam, ma è così divertente da guardare…. Sarà sempre uno dei beniamini del pubblico, e non solo perché ci ricorda Roger Federer».

