Alla vigilia del Roland Garros, Mats Wilander, ex numero uno del mondo ora voce di Eurosport, analizza i possibili ostacoli tra Sinner e la Coppa dei Moschettieri

Mats Wilander, ex numero 1 del mondo, vincitore di sette tornei dello Slam di cui tre al Roland Garros è da anni voce competente e amata di Eurosport.

Mats, tu sei una grande mente tennistica: come proveresti a fermare l’invincibile Sinner? 

«Sulla terra serve un mix di colpi diversi: un rovescio tagliato, un pallonetto, una smorzata. Giocati al momento giusto. Meno andare a rete, perché tira passanti incredibili. Io alternerei traiettorie alte e basse, ma soprattutto penso con lui  si debba giocare nel modo giusto a seconda delle condizioni…».

Ci puoi fare un esempio?

«Casper Ruud, su una terra pesante e lenta, non ha il gioco per batterlo. Così se i campi sono veloci e ci sono 25 gradi, Daniil Medvedev non possiede lo stile adatto. L’unico che può mettere in difficoltà Jannik Sinner indipendentemente dalle condizioni è Alcaraz». 

A Parigi il formato più lungo sarà un vantaggio o un rischio per Jannik?

«Qualche problema potrebbe averlo, ma Jannik conosce molto bene il suo fisico, sa come preservarlo. Sa cambiare stile quando è davvero stanco. Sa che non è necessario vincere tre set a zero, che può trovarsi sotto per due set a uno e rimontare. Il formato al meglio dei cinque set lo aiuterà». 

In passato ha dimostrato di soffrire le maratone: non ha mai vinto match lunghi più di 3 ore e 50 minuti…

«Il problema si porrà se dovesse giocare due o tre partite di fila molto impegnative. Dal punto di vista tecnico, mentale o tattico, è abbastanza avanti rispetto a tutti gli altri. Ma fisicamente non è il più forte».

Insomma, serve una class action…

«L’unica cosa che può fermare Jannik sono diversi giocatori che dicono “Ok, so che non posso battere Jannik, ma giocherò nello stile che Jannik odia di più, tenendo la palla al centro, senza dargli angoli, perché una volta che gli dai degli angoli, lui è bravissimo sia di rovescio che di diritto».

E lo prendono per sfinimento.

«Lo costringono a giocare quattro set, cinque set, e poi di nuovo, per tre o quattro partite di fila. Jannik arriva comunque in finale, ma è una giornata pesante, con un po’ di pioggia nell’aria, e dall’altra parte c’è Sasha Zverev… Sasha è uno che non si stanca. Tiene la palla in gioco, ti costringe a batterlo senza mai sbagliare. E ha un servizio potente. Ha già giocato finali importanti, ha vinto le Olimpiadi. Per me può ancora vincere uno Slam».

Chi sono le possibili sorprese al Roland Garros?

«Arthur Fils: ha il gioco, la fiducia. Il pubblico francese sarà dalla sua parte, e Arthur è davvero bravo a sfruttarlo. I rivali più tosti per Sinner sono Zverev e Ruud, Fils lo metto subito dopo». 

Il vero nemico di Jannik può diventare la tensione, ‘l’obbligo’ di vincere, vista l’assenza di Alcaraz? 

«Penso che Jannik sarà in grado di gestire la pressione a Parigi nello stesso modo in cui lo ha fatto a Roma. Roma è capitata al momento giusto, lo ha abituato a sentirsi dire: “Devi vincere. La pressione è alta”».

I tre matchpoint sprecati l’anno scorso in finale gli torneranno in mente?

«Non credo. Se avesse avuto le occasioni che ha avuto e poi avesse perso facilmente il quinto set, allora sì, ma dato che ha recuperato ed era in vantaggio per 6-5 nel quinto, di nuovo a due punti dalla vittoria, non credo che farà la differenza. Inoltre ha vinto i tre ‘1000’ sulla terra e la sua fiducia è alle stelle».