Adriano premierà anche il vincitore del Roland Garros e la speranza di tutti è che possa esserci un nuovo incontro ravvicinato con Jannik

Foto di Ray Giubilo

Il ‘color carota’ è una tonalità calda a mezza via tra l’arancione e il rosso. Derivato dal tubero che tutti conosciamo, il pigmento in questione non è sempre stato così come oggi appare giacché le prime varietà di origini afgane e iraniane erano pervase di viola e biancastro. Fonti storiche ne rimandano la moderna gradazione agli agricoltori dei Paesi Bassi in forza tra XVI e XVII secolo. Zappatori provetti che ne avrebbero favorito la diffusione elevandola a simbolo dei d’Orange-Nassau, al tempo casa regnante in quello spicchio di mondo.

Tanta roba, dunque, dietro a un colore che dopo 500 anni, ancora l’altro ieri resisteva impavido tra i 15 mila assiepati come sardine sugli spalti del centrale capitolino. Tutto in onore di un altro Re, forse meno blasonato della casata olandese ma sicuramente più planetario. Il ‘carota acceso’ a lui dedicato ha origini più spontanee in quanto originato da un bulbo ramato che molto ricorda la cromia in questione e molto fa leva su quel popolo sterminato di aficionados che ieri pomeriggio avrebbe riempito anche l’Olimpico di Roma. Sudditi felici che, neanche a dirlo, hanno nei ‘Carota Boys’ fedelissimi pretoriani pronti a seguire le gesta dell’amato monarca in ogni angolo del pianeta tennis.

Nel gioco dei simbolismi, il ‘carota’ si richiama anche a doti di energia, vitalità, entusiasmo e creatività. Le stesse, vuole il caso, con le quali Re Sinner sta attirando a sé moltitudini di emuli che piangono delle poche sconfitte e gioiscono dei tanti trionfi. Lo stesso colore di cui si son tinti il Sunshine Double dello scorso marzo e il trittico Montecarlo, Madrid e Roma appena passato in archivio. Così, dopo l’apoteosi arancione che da via dei Gladiatori sta rimbalzando in tutto l’ universo è tempo di passare oltre e sposare l’auspicio che lo stesso colore possa imbrattare fortemente l’imminente Roland Garros.

Anche nella Ville Lumiere ‘le temps passe‘ e dieci lustri sono trascorsi da quel lontano giugno del ’76. Dopo quello di Roma, all’Adriano nazionale correrà l’obbligo di premiare il vincitore del torneo parigino. Quanto basta a far scattare tra lui e Sinner un mezzo appuntamento. A noi non resta che attendere e speriamo che il color carota si occupi del resto.