Il romano ha parlato nel media day alla vigilia del torneo di casa

Foto di Ray Giubilo

ROMA – Il rapporto tra gli Internazionali d’Italia e Berrettini è stato caratterizzato dai tanti infortuni subiti, e negli ultimi quattro anni Matteo è sceso in campo solo nell’ultima edizione, ritirandosi (l’ennesimo ko!) nel terzo turno contro Ruud. Questa nuova avventura romana però sembra finalmente nascere sotto auspici diversi. «Ho avuto un’ottima reazione dopo Madrid, a Cagliari mi sono sentito molto meglio e le mie motivazioni sono aumentate. Arrivo a Roma con tanta energia, mi sento bene, sono felice di essere qui, ho voglia di giocare. Questo potrebbe essere l’anno giusto per godermi questo torneo che per me naturalmente è speciale e anche complicato. Roma è casa mia, Roma è il torneo che da bambino sognavo di giocare, e credo di aver trovato l’energia giusta al momento giusto. E comunque il lavoro che sto facendo adesso pagherà nei prossimi mesi, ne sono sicuro».

Trent’anni compiuti da poco, sceso al 100° posto della classifica, Matteo parla sempre più spesso di atteggiamento diverso rispetto a qualche anno fa. «Il vecchio modo di affrontare il tennis mi stava portando in una strada non sana per me, dal punto di vista sia mentale che fisico. I grandi risultati sono arrivati presto, senza l’ambizione di poterli ottenere e questo forse mi ha fregato dopo, facendomi immaginare cose che dovevo invece conquistare giorno dopo giorno. Ho bisogno di leggerezza e credo che questo nuovo approccio mi salverà. Del vecchio Matteo mi resta la nostalgia della sua sfrontatezza, del ragazzo che andava e giocava, con pochi pensieri e tanto istinto. Nel tennis mi sento un po’ anziano…».

Il tabellone di Berrettini non è facile: subito Popyrin poi Mensik (l’ultimo ad aver battuto quest’anno Sinner…) ed eventualmente il numero 1 del mondo al terzo turno. Sorpreso dalla crescita impetuosa di Jannik, dal suo dominio sul tennis? «Ricordo un allenamento con lui a Monte Carlo, doveva essere il 2019. Dissi a Vincenzo (Santopadre, allora il coach di Matteo, ndc): “Questo ragazzo diventerà fortissimo”. Poi certo, le tante vittorie, il numero 1 in classifica, sono cose che dipendono da tante variabili. Jannik è un campione in tutto, un fenomeno di tecnica e di testa, la sua dedizione al lavoro, la capacità di abbassare la testa nei momenti difficili e di ricominciare sono clamorose. Avevo letto di Sinner in crisi dopo Doha, non ha più perso…».