Intervista all’ex n. 10 del mondo francese, presente a Montecarlo per Eurosport France

Arnaud Clément, da anni, mette a disposizione del pubblico televisivo la sua lunga esperienza sui campi del circuito internazionale. Presente al Rolex Montecarlo Masters in qualità di commentatore televisivo per Eurosport France, lo abbiamo incontrato e, con la sua delicata cortesia, ci ha parlato del fenomeno Sinner, della situazione del tennis francese e del possibile ricambio generazionale e di altro ancora.
Classe 1977, ex n. 10 del mondo e finalista dell’Australian Open 2001 (battuto da André Agassi), Arnaud è originario di Aix-en-Provence, deliziosa città della Provenza e antica colonia romana (Aquae Sextiae, fondata dal console Caius Sextius Calvinus, nel 122 a. C.).
Clément ha conquistato in carriera quattro titoli ATP in singolare (Lione, Metz, Marsiglia e Washington) e dodici in doppio; si è issato, nel singolo, in altre sette finali tra cui, come detto, la più prestigiosa è quella di Melbourne, del 2001. Nei major ha disputato anche i quarti di finale allo Us Open, nel 2000. Vanta un titolo Slam in doppio insieme a Michaël LLodra, a Wimbledon nel 2007, nella cui finale il duo francese ha sconfitto i gemelli Bryan. Sempre in doppio ha conquistato anche i Masters 1000 di Indian Wells e Parigi. Convocato in Coppa Davis dal 2000 al 2010 è poi diventato capitano dei Bleus dal 2012 al 2015. Direttore del Challenger di Aix-en-Provence dal 2014, è attualmente commentatore televisivo per Eurosport France.
Nel tennis francese si stanno mettendo in luce diversi giovani talenti, in particolare, già da un po’ di tempo, Arthur Fils e, di recente, il giovanissimo Moïse Kouamé. Cosa ne pensa? Potrebbero essere capaci di risollevare le sorti del tennis transalpino?
Arthur Fils, se non avesse avuto quel grave infortunio l’anno scorso, penso che sarebbe potuto entrare già nei primi dieci del mondo, è un livello che gli appartiene e, del resto, stiamo vedendo che quest’anno ha ricominciato a giocare ad alti livelli. Ora vedremo fino a che punto potrà arrivare perché è ancora molto giovane e continuerà a progredire; è davvero il giocatore che aspettavamo, forse capace, in futuro, di vincere grandi titoli, anche se deve lavorare ancora moltissimo. C’è ancora molta differenza tra lui e gli altri e, di solito, tra i primi quattro-cinque giocatori in classifica e gli altri la differenza è netta. Poi abbiamo una bella generazione di tennisti che si sta mettendo in luce e Kouamé ne fa parte; è molto giovane, precoce e gioca molto bene e si vede che possiede già una certa maturità nel gioco, ha già vinto una partita in un Masters 1000 e si è qualificato a Montpellier, è normale che si parli molto di lui. Tuttavia, di questa nuova generazione, ce ne sono altri che sono ancora un po’ “in disparte”, che giocano molto bene e sono promettenti. È vero che abbiamo avuto una generazione estremamente forte con Gasquet, Monfils, Tsonga e Simon e altri ancora; dopodiché la situazione si è un po’ calmata. Ci sono stati altri buoni giocatori anche se non sono riusciti a conquistare partite importanti come una semifinale Slam o vincere, ad esempio, un ‘500’. Forse, in futuro riusciremo ad avere ancora tennisti capaci di realizzare i grandi risultati ottenuti nel recente passato.
Quale potrebbe essere la chiave giusta per “riaprire” le porte del successo al tennis francese? Anche in campo femminile, infatti, il tennis transalpino non sta vivendo un momento facile…
È vero. Però tra le ragazze, nel recentissimo passato abbiamo comunque avuto delle campionesse Slam e n. 1 del mondo. Per i ragazzi, invece, nonostante abbiamo un major in casa, dopo Yannik Noah la Francia non è riuscita ad avere altri giocatori capaci di vincere i titoli più importanti e questo è triste. Cosa manca? È difficile dare una risposta, ci dev’essere un’anomalia da qualche parte… È vero che anche in Italia, con il passare degli anni e prima di questo periodo straordinario che state vivendo con Sinner, ci sono state delle oscillazioni: c’è stato un periodo in cui i tennisti italiani sono stati molto forti, poi alcuni alti e bassi, ma l’Italia non ha un major mentre la Franca sì. In passato, dappertutto in Francia, abbiamo investito davvero moltissimo per lo sviluppo del tennis a tutti i livelli; è un grande vantaggio per tutti i paesi che ospitano un torneo dello Slam; dunque la situazione attuale in Francia è un po’ inspiegabile.
Diventare allenatore è un’opzione che sta prendendo in considerazione in un futuro prossimo?
Ora sono consulente per la televisione ed è un lavoro che mi piace molto. La maggior parte del tempo commentiamo dallo studio a Parigi e, il fatto di essere qui a Montecarlo, è una situazione fantastica ma abbastanza rara. Io, inoltre, sono padre di un bimbo che sta crescendo e ci tengo a trascorrere molto tempo con lui quindi, per ora, non ho in programma di viaggiare nuovamente nel circuito per 25-30 settimane all’anno. Però, mi piacerebbe farlo in futuro, magari tra qualche anno. Tuttavia, mi piace molto trasmettere e condividere la mia esperienza ma per ora non mi sento di affrontare le lunghe trasferte.
Sta lavorando per la televisione e adesso conosce meglio il mondo del giornalismo. Da ex giocatore, qual è ora il suo approccio con gli altri atleti durante un commento televisivo o un’intervista?
Quando giocavo io, ci conoscevamo bene tra giocatori e giornalisti. Se a volte non eravamo d’accordo con i giornalisti, ci confrontavamo e ne parlavamo insieme; ora la situazione è un po’ cambiata. E, dunque, quando mi capita di commentare un tennista o intervistarlo, cerco sempre di fare attenzione a come formulare le frasi o al modo in cui chiedere le cose. Tuttavia, cerco di essere sempre molto obiettivo: quando c’è una bella partita, ovviamente lo dico e faccio lo stesso anche se si tratta di un match mediocre. L’importare è non urtare la sensibilità degli altri: da ex giocatore cerco di prestare attenzione perché ci siamo trovati in passato nella medesima posizione e so che, per esempio, dopo una sconfitta difficile, la situazione è delicata e si può essere più emotivi. Faccio attenzione al modo in cui tratto l’argomento. L’importante però è dire sempre la verità, altrimenti non ha senso.
Un pensiero su Sinner, da parte di un ex top 10 francese…
Quando Sinner è arrivato nel circuito si è visto subito che era forte però, nei primi due anni, si notavano ancora alcuni limiti… Poi ha saputo superarli. Molti altri giocatori sono arrivati nel tour rapidamente e molto giovani, tra i primi 30 o 20 del mondo; però poi non ce l’hanno fatta ad andare oltre perché sono le tappe successive quelle più complicate.
La cosa straordinaria è che, anche quando è riuscito ad essere n. 1 o 2 del mondo, Jannik ha continuato a lavorare per progredire costantemente. Raggiungere la prima posizione mondiale, in realtà, per lui non costituiva il traguardo finale; ha continuato – e continua – a curare il proprio tennis, i suoi progressi. Si vede chiaramente che si interessa molto di più all’espressione massima del proprio gioco e del proprio potenziale nel tempo, per andare sempre oltre il limite. Del resto, la forza di coloro che fanno la storia del tennis è proprio questa volontà di andare sempre oltre, lo abbiamo visto anche con Federer, Nadal e Djokovic.
La cosa fantastica è avere anche Alcaraz perché si stimolano e si spronano a vicenda, costantemente. Vedremo se un terzo giocatore riuscirà ad inserirsi tra di loro ma questa rivalità è straordinaria, come quelle del passato. È importante perché è il trionfo di una mentalità sportiva sana, è l’affermarsi del concetto di volersi sempre migliorare e, in questo modo, è lo sport del tennis ad essere costantemente valorizzato.
Chi potrebbe essere il terzo incomodo? È d’accordo con Berrettini nel suggerire l’ipotesi Fonseca?
Mah, per ora non c’è nessuno. Sì, forse, Fonseca o anche Mensik, o qualcun altro; ci sono certamente altri giovani di cui, forse, non ci aspettiamo i progressi. Nel recente passato lo abbiamo visto, per esempio, con Wawrinka, capace di esprimere il suo livello più alto all’età di 28-29 anni e di vincere tre Slam. È difficile. Può succedere, ma anche no, non è detto.
Chi, secondo lei, potrebbe essere un degno successore di Cahill per Jannik
C’è comunque Vagnozzi che è sempre con lui. Alcuni giocatori sono rimasti moltissimo tempo con lo stesso allenatore anche se questi veniva affiancato da un nome più noto, pensiamo, ad esempio, a Djokovic o a Nadal, che hanno mantenuto per anni lo stesso coach. Per quanto riguarda Sinner, oggi vediamo che continua a progredire e bisognerà capire di cosa avrà bisogno. È difficile da dire. Una cosa straordinaria che caratterizza i grandi campioni è quella di riuscire a circondarsi dalle persone giuste e sapere esattamente chi sia davvero in grado di apportare loro ciò di cui hanno bisogno. Ci potrebbero essere diversi coach ma forse non avrà bisogno di nessun altro in particolare.
L’ex giocatore Arnaud Clément, se volge uno sguardo al proprio passato di atleta, di cosa, oggi, va più fiero e qual è il più grande rimpianto, se ce n’è uno?
Mi sarebbe piaciuto vincere una medaglia olimpica. Ci sono andato vicino. Ma il tennis è così, è lo sport e non possiamo controllare tutto. Invece, in termini di risultati, la cosa di cui vado più fiero è certamente la finale Slam. Tuttavia, forse la cosa più importante è l’aver sfruttato al massimo il mio potenziale e questo, quando si ripensa alla propria carriera, è una cosa molto bella, è una fortuna perché vuol dire che abbiamo potuto assaporare al massimo la nostra vita di atleti, le emozioni dello sport e, soprattutto, ciò significa che non abbiamo sprecato la grande opportunità che ci è stata data.
Grandi nomi del tennis francese recentemente hanno detto addio alle gare: Tsonga, Simon; l’anno scorso si è ritirato Gasquet e il 2026 sarà l’ultima stagione anche per Gaël Monfils, che l’altro giorno ha salutato Montecarlo…
Hanno avuto carriere molto lunghe ed è una cosa bellissima poter decidere il momento esatto in cui fermarsi; non sono stati costretti a farlo, ad esempio, a causa di un infortunio e questa è una grande fortuna. Tutti e quattro hanno avuto una carriera magnifica. Possono essere fieri di ciò che hanno realizzato. Allo stesso tempo, penso sia un epilogo normale, è il ciclo dello sportivo professionista; anche noi siamo stati fortunati per aver potuto ammirarli per tanti anni. È una generazione che ha ispirato moltissimo i giovani tennisti e atleti in generale e spero che ci siano giovani francesi in grado di portare in alto il nome del nostro tennis come hanno fatto loro. E poi, in ogni caso, loro continuano a trasmettere la loro esperienza come Gasquet, per esempio, che sta seguendo Kouamé; Tsonga è impegnato con la sua Accademia e Simon ha già allenato Medvedev e si è anch’egli occupato di Kouamé in passato.
Arnaud Clément è originario della magnifica Aix-en-Provence ma ci sono o ci sono stati legami particolari con l’Italia?
Non proprio anche se mi sono piaciuti moltissimo tutti i tornei che ho disputato in Italia. Adoravo andare a Roma. Il fatto è che la maggior parte dei tornei a cui ho partecipato in Italia si svolgevano sulla terra e, per me, era un po’ difficile, io mi sentivo più a mio agio sul cemento. Però mi piaceva tanto andare in Italia, mi ero trovato benissimo, ad esempio, al Challenger di Bergamo. È vero che ci sono molti punti in comune tra i due paesi, soprattutto tra i francesi del sud della Francia e gli italiani. Le città italiane sono straordinarie, magnifiche. E poi Roma… Mi ricordo che una volta, durante il torneo, mi ero infortunato e, per una settimana, mi seguiva un medico della squadra italiana, che poi purtroppo è venuto a mancare; avevo trascorso una settimana a Roma, facevo delle sedute di riabilitazione il mattino e la sera ma durante il giorno andavo a visitare la città. Ho dei ricordi bellissimi!

