L’azzurro ha ribadito quanto sia fondamentale l’aspetto mentale nel tennis: “È la cosa più importante perché ci permette di avere il controllo su tutte le superfici”

È sempre di una lucidità disarmante, Jannik Sinner. Dopo la vittoria lampo contro Ugo Humbert, a cui ha concesso soltanto tre giochi (6-3 6-0) in poco più di un’ora, Jannik non si scompone né se ne rallegra, continuando a ribadire l’importanza delle scelte giuste, in allenamento e in partita. L’azzurro sale a quota 36 set consecutivi nei ‘1000’ e, al prossimo round, sfiderà il vincente tra Francesco Cerundolo e Tomas Machac.
Nonostante da settimane le sue partite scivolino via lisce ed egli faccia sembrare tutto estremamente facile, qual è, in realtà, la cosa più difficile per inanellare performance così perfette? “No no, non è affatto facile” puntualizza deciso Sinner nella conferenza post-partita, “ma credo che anno dopo anno stia accumulando maggiore esperienza. La cosa più importante alla fine è sempre la mentalità, è l’unica cosa che possiamo controllare su tutte le superfici, sto provando a restare calmo mentalmente e ad avere il controllo su ciò che è possibile. Per esempio, sul rosso spesso i rimbalzi non sono giusti, come accade a volte anche sull’erba. Nella preparazione stiamo tentando di cambiare le traiettorie… Per il momento, soprattutto, sto attento a giocare un tennis giusto. In questo torneo, poi, quello che viene, viene. Giocare un’altra partita ufficiale per me è un bonus, vediamo quanto lontano potrò andare qui a Monaco… Quest’anno l’obiettivo è Parigi”.
E poi aggiunge: “Voglio arrivare al Roland Garros facendo i progressi in campo e ci sono degli aspetti da migliorare dopo tanto tempo che non giocavo sulla terra; per esempio, devo ancora calibrare la giusta distanza nelle scivolate laterali”. I campi in terra rossa non sono tutti uguali. Come sono quelli di Montecarlo? Come Berrettini, l’altoatesino conferma l’importanza delle condizioni metereologiche: “Qui dipende molto dal tempo. Quando c’è il sole la palla viaggia più veloce, oggi era un po’ più pesante perché fa un po’ più freddo; normalmente, però, a Monaco la palla rimbalza più velocemente e i campi sono alquanto rapidi, abbastanza simili a quelli del Roland Garros. Madrid invece è molto veloce per l’altura. A Roma sono leggermenti più lenti. Però, bisogna sempre adattarsi, guorno dopo giorno”.
Alla fine della partita, per Jannik c’è stato un incontro speciale. Ad assistere al suo match c’era nientemeno che la leggenda dello sprint Usain Bolt: “È sempre molto bello quando atleti di un altro sport si interessano anche al nostro, [Usain] sembra veramente una bravissima persona, lui è una leggenda sportiva, è stato un bel momento”.

