Ultima partita al Country Club per il campione elvetico che ammette: “Il grande amore per il tennis e la connessione con il pubblico mi hanno sempre spinto oltre i limiti”

Il torneo monegasco saluta uno dei suoi principi. A 41 anni, Stan Wawrinka, campione sul rosso monegasco nel 2014 in finale contro Roger Federer,dopo la sconfitta contro Baez (7-5 7-5) chiude un ciclo di sedici partecipazioni sulla terra del Country Club. Alla fine dell’anno, infatti, il tre volte campione Slam ed ex n. 3 del mondo dirà addio alcircuito e, per ora, è il tennista più anziano ad aver disputato una partita a livello ‘1000’. Una gemmapreziosa la carriera di “Stan the Man”, il quale, con tenacia da vendere e un savoir faire fuori dal comune, ha saputo farsi largo nel tour negli anni in cui spadroneggiavano i mostri sacri Federer, Nadal eDjokovic, nonché il gladiatore Murray. 

Indimenticabili il trionfo all’Australian Open (2014)in finale contro Nadal, al Roland Garros, l’anno successivo, in cui, contro ogni aspettativa, estrometteil grande favorito RoboNole e, nel 2016, allo US Open, acora vittorioso contro il fenomeno serbo. Ricordiamo che Stan è uno dei tre tennisti ad aver sconfitto tutti i magnifici quattro nelle prove dello Slam (gli altri due sono Berdych e Tsonga). 

Non solo. Oltre ai tre major e al torneo di Monte Carlo, Wawrinka ha conquistato in carriera altri dodici sigilli, il primo di tutti a Umago, nell’ormai lontano 2006 e l’ultimo nel suo giardino, a Ginevra, nel 2017. Nel biennio magico dal 2014 al 2016, inanella 11 vittorie in finale, inclusa quella al Masters di Monte Carlo. Indimenticabile, inoltre, nel 2008, l’oro olimpico nel doppio, a Pechino, in coppia con Roger Federer e, nel 2014, lo storico trionfo in Coppa Davis, ancora insieme al “Maestro”. La terra rossa è da sempre la sua superficie prediletta anche se, in fondo, Stan ha dimostrato di saper produrre un tennismicidiale anche sul cemento. Gli è sempre stataindigesta l’erba, sulla quale è riuscito a disputare una sola finale, a ‘s-Hertogenbosch, nel 2013. Sulla terra egli ha conquistato sette titoli e si è issato in altre sette finali; sul cemento i successi sono stati nove, a fronte di altre sette finali. 

Ora “ho spremuto il limone fino allultima goccia”ha detto Stan alla vigilia del torneo al Principato, “e sono contento di smettere. Le energie? Mi restaancora quel che basta per terminare lanno ma il motore non ne ha più a sufficienza per realizzare tutto quello che ho fatti finora. Esempio di passionee resilienza, il tennista originario di Losanna ha lottato fino all’ultimo punto anche nel match contro Baez. Dopo aver perso il primo set, lo svizzero recupera da 1-5 per impattare sul 5-5. Dopodiché, l’argentino riesce a chiudere con un doppio 7-5. 

Lamore per il tennis, per il gioco, la passione enorme per questo sport mi hanno spinto amigliorarmi ancora e ancora e a rimanere a lungo nel circuito”: con queste parole Stan riassume in conferenza stampa il fuoco sacro che ha acceso da sempre la sua carriera. “Sono un ragazzo di campagna, che abitava in una fattoria e aveva ilgrande sogno di diventare un tennista professionista. Ho cercato di andare oltre i miei limiti e di migliorarmi sempre. Tuttavia, non ho mai davvero puntato a vincere un torneo dello Slam o a diventare n. 1 del mondo; il mio obiettivo principale è sempre stato quello di dare il meglio di me, e di esprimere il miglior tennis possibile”. 

I grandi risultati, alla fine sono stati al rendez-vous, grazie, appunto, al fatto di aver saputo produrre il miglior tennis possibile nei momenti più importanti della carriera. Questo, in ogni caso, è quello che dicono di Stan i suoi colleghi: “Penso di sì e, certo, questo mi fa molto piacere. Tuttavia, ad un certo punto della mia carriera sono riuscito a vincere gli Slam, un Masters 1000 e a battere i migliorisoprattutto grazie alla passione e allamore per il giocoHo sempre lavorato a lungo termine, ho investito molto tempo nel voler sviluppare continuamente il mio tennis senza per forza voler vincere subito o rincorrere il ranking. Il mio pù grande obiettivo era quello di sviluppare e perfezionare laspetto fisico e mentale”. 

Nel 2014, Stan, come detto, si regala il titolo a Monte Carlo superando l’amico Roger Federer: “Siamo entrambi cresciuti sulla terra rossa e Monte Carlo è sempre stato uno dei miei tornei preferiti. QuellannoRoger ed io giocavamo molto spesso insieme, anche in Coppa Davis; ci eravamo anche scaldati insieme prima della finale al Country Club. Non è mai facile affrontare nelle finali importanti un amico e, quindi, per tutte queste cose, vincere quellanno contro Rogeper me è stata unimpresa davvero eccezionale

Oggi assaporo al massimo il mio ultimo anno nel crcuito, resto comunque un competitor, ho sempre lottato tantissimo in campo” continua Stan, “ma attualmentepoter competere ancora a questi livellimi richiede un grande sforzo mentale e fisico e, ovviamente, quando si perdono le partite cè grandefrustrazione; per questo, dopo una sconfitta cerco sempre di prendere le distanze dallaccaduto e pensare ad altro. Tuttavia, ricavo grande energia dal pubblico, che continua ad acclamarmi e a supportarmi; ho sempre condiviso con il pubblico lamore per il tennis. La connessione con i tifosi è una delle ragioni per cui ho continuato a giocare così a lungo

Se a Monte Carlo per Stan si chiude un ciclo, la stagione 2026 è ancora lunga. Nel futuro immediato il campione svizzero sarà impegnato certamente a Barcellona e a Roma, con la “speranza di disputare ancora una volta il Roland Garros, Wimbledon e lo US Open”…. Un ultimo giro di giostra per“Stanimal”, il quinto fenomeno del tennis degli ultimi vent’anni.