Da Casper Ruud che salta Davis e Dallas per stare vicino a sua figlia fino a Bencic e Svitolina che nonostante la maternità sono tornate competitive: come ATP e WTA provano a sostenere la genitorialità

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Si sente dire spesso che il tennis debba essere ‘al passo con i tempi‘, espressione che si utilizza spesso per provare a ridefinire le regole del gioco, rivoluzionare il calendario o ripensare la durata dei singoli match. Vi è però un ambito che spesso in passato veniva dimenticato, ma che per fortuna negli ultimi anni si sta prendendo maggiormente in considerazione e si sta provando ad essere davvero ‘al passo con i tempi’: si tratta della genitorialità. In passato non c’era alcun tipo di garanzia per giocatori e giocatrici che decidevano di avere uno o più figli, ponendo gli stessi di fronte a un dilemma tanto sul piano professionale quanto su quello morale. Fortunatamente ad oggi ATP e WTA stanno predisponendo delle misure che in qualche modo tutelino i neo-genitori, consentendo loro di prendere più a cuor leggero la scelta di intraprendere questo meraviglioso viaggio senza dover mettere a repentaglio la loro carriera.

Notizia di questi giorni è il forfait di Casper Ruud per l’ATP 500 di Dallas. Il norvegese ha visto nascere solamente pochi giorni fa la sua prima figlia, avuta insieme alla futura moglie Maria Galligani, e per questo ha deciso di prendersi dei giorni extra lontano dal campo. Arrivato in finale lo scorso anno, in teoria Ruud avrebbe dovuto perdere i 330 punti conquistati, ma così non sarà. All’interno del “Rulebook” ATP per l’anno 2026 è stata introdotta una nuova regola, che impedisce di applicare la decurtazione dei punti per i neo-genitori.Un giocatore non sarà soggetto a multe per ritiro tardivo o penalità di classifica se si ritira entro un periodo di due settimane dalla nascita o dall’adozione legale di un figlio (fino a quattordici giorni, o prima o dopo)”. Si tratta di un vero e proprio congedo, che se in tanti ambiti di lavoro è una garanzia ormai consolidata, è giusto sottolinearne la portata innovativa per coloro che sono, a tutti gli effetti, dei liberi professionisti.

Stessa cosa accade anche a livello WTA, con l’introduzione a partire dallo scorso anno del “PIF WTA Maternity Fund Program”. La tutela non riguarda in questo caso direttamente la classifica, ma di un congedo di maternità retribuito, garantito fino a un massimo di 12 mesi. A questo si aggiunge anche la possibilità per le giocatrici – dalla numero fino alla numero 750 – di ricorrere al ranking protetto, per tutte coloro che decideranno di sottoporsi a procedure di protezione della fertilità e saranno lontane dal circuito per più di 10 settimane. Non è un caso forse che lo scorso 2 febbraio, all’aggiornamento delle classifiche, Elina Svitolina e Belinda Bencic – entrambe diventate mamme di recente – fossero entrambe presenti in top 10.

Al di là delle singole norme previste, storie come quella di Svitolina e Bencic, ma anche quella di Ruud, insegna come ormai sia diventato impossibile per il tennis ignorare la genitorialità. La sensazione è quella di aver abbattuto un muro che era in piedi da secoli, ma con la possibilità di guardare con fiducia al futuro.