Dopo il suo trionfo agli Australian Open, qualcuno ha affermato che il giovane fuoriclasse spagnolo meriti già di essere accostato ai migliori di sempre

Carlos Alcaraz è già a quota sette titoli del Grande Slam vinti ad appena 22 anni, essendo da poco diventato il giocatore più giovane di sempre ad aver completato il ‘Career Grand Slam‘. Il fuoriclasse spagnolo si era messo ulteriore pressione sulle spalle dichiarando che l’Australian Open era uno dei suoi principali obiettivi stagionali e la rottura con Juan Carlos Ferrero aveva generato enorme clamore mediatico, ma lui è stato bravissimo ad isolarsi da tutto una volta arrivato a Melbourne Park. Oltre ad aver sollevato il trofeo per la prima volta nella sua carriera, il 22enne di Murcia ha ribadito di avere tutte le carte in regola per sedersi allo stesso tavolo dei migliori di sempre.
Nell’ultima settimana, diversi analisti ed ex giocatori hanno affermato che Carlitos meriti già di essere inserito nel dibattito sul GOAT. D’altronde, il sette volte vincitore Slam ha già infranto numerosi record di precocità e ha ancora tantissimi anni davanti a sé. Durante l’ultimo episodio del suo podcast ‘Off Court Cuts‘, l’ex numero 1 britannico Greg Rusedski ha invitato tutti ad essere più cauti nei giudizi: “Secondo me, è ridicolo inserire Carlos nel dibattito sul GOAT in questo momento. Ha conquistato sette Slam, è sulla buona strada per diventare uno dei più grandi di sempre, ma deve ancora lavorare molto per raggiungere 20 Major o più. Djokovic ne ha vinti 24, Nadal 22 e Federer 20, il divario è enorme. Dovrebbe aggiudicarsi i restati tre Major del 2026 per arrivare a quota 10.”
Rusedski ha proseguito: “Anche se quest’anno raggiungesse quota 10 Slam vinti, dovrebbe vincerli tutti per i prossimi due anni e mezzo per arrivare a 20, quindi è un po’ prematuro inserirlo nel dibattito sul più grande di sempre. Il GOAT è Nole Djokovic, lo dicono i numeri e la sua longevità. Ha dominato questo sport per tantissimi anni nonostante la presenza di fuoriclasse come Federer, Nadal e Murray.”

