In un’intervista a Cronache di Tennis, l’ex giocatore austriaco ha toccato vari temi riguardanti la sua carriera ma ha anche fatto un discorso più generale riguardo la sua generazione

Foto Ray Giubilo

Dominic Thiem ha concluso la sua carriera lo scorso autunno, davanti al suo pubblico in quel di Vienna e ponendo fine a un cammino che lo ha visto arrivare fino al terzo posto del ranking ATP e conquistare gli US Open del 2020. Un giocatore tanto bello da vedere quanto fragile, con ripetuti infortuni e problemi di carattere sia fisico che mentale che ne hanno ridotto drasticamente la carriera, ma che lo rendono tra i giocatori più amati negli ultimi anni. In una lunga intervista a Cronache di Tennis, il giocatore austriaco ha ripercorso gli anni della sua carriera, soffermandosi in particolare sulle difficoltà che lui – e la sua generazione – hanno vissuto confrontandosi con i Big 3. Cos’è mancato alla generazione degli anni ’90? Se guardiamo alle finali che abbiamo perso, c’è stata anche un po’ di sfortuna. Io ho preso 3 finali Slam, Medvedev 5, Zverev e Ruud 3. Di queste, solo quella che ho vinto io agli US Open 2020 è stata senza uno dei Big 3 o Sinner e Alcaraz”.

Come si diceva, tanti sono i possibili rimpianti per la carriera di Thiem, che forse senza i tanti infortuni e le difficoltà vissute negli ultimi anni avrebbe potuto rimanere in alto molto più a lungo. Questo è però qualcosa che, ad oggi, non lo tocca più di tanto, ed è riuscito a trovare il modo per superarlo. “Oggi sono in pace con la mia carriera. Seguo ancora il tennis, ma sono al 100% proiettato nella mia nuova vita. Il tennis rimarrà sempre il mio grande amore, ma dopo anni diventa un lavoro come un altro. Abbiamo anche rilanciato da poco la mia accademia. Ci sono alcuni ottimi talenti: spero di riuscire a lanciarli come professionisti”.