I Championships si avvicinano: ecco alcuni numeri e record che ne hanno fatto la storia e lo rendono lo Slam più iconico di sempre

Foto Ray Giubilo

Lo Slam su erba non smette mai di stupire. Ogni anno si rinnova e guarda avanti, in un valzer armonioso tra passato, presente e futuro. Questo vale anche per i suoi numeri: essi ne simboleggiano le radici e la storia, come l’anno della prima edizione – il 1877 – che lo rende il torneo di tennis più antico del mondo. Altre cifre, invece, ne fanno il torneo più all’avanguardia, quello che, spesso, sa osare più degli altri. Per il montepremi numeri da capogiro con i 53.5 milioni di sterline del prize money complessivo del torneo, il 7% in più rispetto al montepremi del 2024. I vincitori del singolare maschile e femminile guadagneranno ben 3.000.000 di sterline ciascuno (erano 2.700.000 nel 2024), i finalisti 1.520.000 (1.400.000 nel 2024) e i semifinalisti 775.000 sterline (715.000 l’anno scorso). Cifre sempre più considerevoli anche per chi esce al primo turno, 66.000 sterline, un incremento del 10% rispetto all’anno scorso (60.000). Aumenta, ovviamente, anche il montepremi del doppio: 680.000 sterline per la coppia campione di doppio maschile e femminile, 135.000 per quella del doppio misto. Infine, sale a 68.000 la vincita per i campioni del singolare del tennis in carrozzina.

La prima edizione di Wimbledon si svolse nel lontano 1877 e fu vinta dal britannico Spencer Gore. Per sette anni il torneo fu solo maschile poi, dal 1884, venne istituita anche la competizione femminile, la prima campionessa fu Maud Watson. Quella del 2025 è l’edizione n. 138, ma il torneo non si è disputato dal 1915 al 1918 e dal 1940 al 1945 (anni dei due conflitti mondiali), né nel 2020, a causa della pandemia di covid-19. A Wimbledon anche il match più lungo della storia: il 24 giugno 2010, sul Court n. 18, si conclude la partita di tennis più lunga di sempre. I protagonisti, John Isner e Nicholas Mahut, giocano complessivamente 11 ore e 5 minuti. Il match, iniziato il 22 giugno alle 18, viene sospeso per l’oscurità; accade lo stesso il giorno seguente e, alla fine, Isner chiude l’incontro il giorno 24 con lo score di 6-4 3-6 6-7(7) 7-6(3) 70-68! Un record assoluto di 183 giochi complessivi e ben 138 solo nel quinto parziale, durato nientemeno che 8 ore e 11 minuti. Allora, ovviamente, non era ancora in vigore il tie-break al quinto set. Wimbledon lo istituisce nel 2019, inizialmente previsto al 12-12. Infine, nel 2022, si allinea agli altri major con il super tie-break di 10 punti al 6-6 del quinto. La sfida Isner-Mahut ha inoltre il primato di punti giocati, 980, di ace totali, 216. John Isner raggiunge il record del maggior numero di ace in una sola partita, 113, superando quello di Karlovic, a quota 78. L’arbitro dell’incontro è Mohamed Lahyani al quale, a un certo punto, vista la durata smisurata della partita, viene proposto di essere sostituito. Lahyani invece rimane stoicamente sulla sedia fino alla fine.

Il primato (tra uomini e donne) delle finali più lunghe a Wimbledon spetta all’indimenticabile finale del 2019 tra Roger Federer e Novak Djokovic, vinta dal serbo dopo 4 ore e 57 minuti con il punteggio di 7-6(5) 1-6 7-6(4) 4-6 13-12(3). È l’anno in cui per la prima volta a Wimbledon si disputa il tie-break al quinto set. Per quanto riguarda le finali femminili, la più lunga è quella del 2005 tra Venus Williams e Lindsay Davenport, della durata di 2 ore e 45 minuti, vinta da Venus con il punteggio di 4-6 7-6(4) 9-7. Per la maggiore delle sorelle Williams si tratta del terzo titolo a Wimbledon e del quinto major. La semifinale tra Roger Federer e Rafa Nadal del 2019 è il loro 40esimo scontro diretto, nonché l’ultimo di una rivalità durata quindici anni. Roger si aggiudica il match in quattro set ma Rafa resta in vantaggio per 24 vittorie a 16. Federer e Navratilova detengono il record del maggior numero di trionfi in singolare a Church Road: 8 trofei per Roger e 9 per Martina. A Navratilova appartiene anche il record del maggior numero di titoli consecutivi in singolare – 6 – così come il maggior numero di titoli vinti nel doppio femminile – 7 – e nel misto – 4 – per un primato – nell’Era Open – di 20 successi complessivi ai Champioships, primato che condivide con Billie Jean King (20 titoli complessivi a Wimbledon tra singolo, doppio e doppio misto); Martina Navratilova è inoltre la tennista ad aver disputato il maggior numero di partite a Church Road: 326. Il record maschile appartiene al “moschettiere” Jean Borotra, con 223 incontri.

Roger Federer, top 1 su erba, Tood Woodbrige e il record in doppio. Lo svizzero è inoltre il tennista con il maggior numero di tornei vinti sull’erba in generale, ben 19 (8 Wimbledon, 10 Halle e 1 Stoccarda). L’australiano è il più vincente nel torneo di doppio maschile, con ben 9 trofei.

Ivanisevic e Vondrousova, campioni più “bassi” in classifica. Il croato è il campione con la qualifica più bassa a conquistare i Championships. Nel 2001, alla posizione 125 del ranking, partecipa al torneo grazie ad una wild card e batte in finale

Patrick Rafter con lo score di 6-3 3-6 6-3 2-6 9-7, conquistando così a 30 anni il suo primo e unico titolo major. Goran aveva disputato già tre finali a Wimbledon: nel 1992, 1994 e 1998. Tra le ragazze, finora, la campionessa di Wimbledon con la classifica più bassa è Marketa Vondrusova, vittoriosa a Church Road nel 2023 da n. 42 del mondo (supera in finale Ons Jabeur).

I campioni più giovani: Becker e Dodd. Boris Becker è il campione più giovane di Wimbledon. Vince nel 1985, a 17 anni e 228 giorni, battendo in finale Kevin Curren. Nella gara femminile, il primato appartiene alla britannica Lottie Dodd, campionessa nel 1887, a 15 anni e 10 mesi.

I campioni più “maturi”, l’exploit di Petra e il “golden set di Svedova”. Sono i britannici Arthur Gore, campione nel 1909, a 41 anni e 182 giorni, e Charlotte Cooper Sterry, vincitrice nel 1908, a 37 anni e 282 giorni. Petra Kvitova vince il suo primo titolo a Wimbledon nel 2011 e diventa così la prima campionessa mancina dopo Navratilova (1990), nonché la prima campionessa ceca dopo Jana Novotna (1998). Nel 2012, la russa naturalizzata kazaka Yaroslava Shvedova è la prima tennista nell’Era Open e a Wimbledon a non perdere neanche un punto in un set (conquista tutti i primi 24 punti, quattro per ogni set) nel match di terzo turno contro Sara Errani, vinto per 6-0 6-4.

Andy Murray e Virgina Wade. Dopo 77 anni dall’ultima vittoria di un britannico (Fred Perry, nel 1936) ai Championships, nel 2013 Andy Murray realizza l’exploit tanto atteso conquistando il suo primo sigillo a Church Road; replica il successo nel 2016 e, alla fine dello stesso anno, diventerà anche n. 1 del mondo. A pochi giorni dall’edizione 2025 del torneo, gli organizzatori hanno annunciato che anche lo scozzese avrà presto una statua a lui dedicata all’All England Club. Dal 1984, infatti, ai piedi del Centre Court si può ammirare la scultura in onore di Fred Perry. L’ultima britannica ad aver vinto i Championships è Virginia Wade, nel 1977, anno del centenario del torneo. In quell’occasione, venne premiata dalla Regina Elisabetta in persona.

Il tennis bimane di Marion Bartoli e la nazione più vincente. La francese vince a sorpresa nel 2013 il suo primo e unico titolo Slam battendo in finale Sabine Lisicki (aveva già disputato una finale all’All England Club nel 2007, persa con Venus). Marion è l’unica campionessa di Church Road con dritto e rovescio bimane. Nell’Era Open, il primato della nazione più vincente in singolare (uomini e donne) a Wimbledon spetta agli Stati Uniti. La nazione con più titoli nella storia è la Gran Bretagna (uomini e donne).

Wimbledon 2025, i campioni Slam in tabellone. Nel tabellone maschile (salvo imprevisti dell’ultimo momento) saranno presenti cinque campioni Slam (Sinner, Alcaraz, Djokovic, Medvedev e Cilic), due dei quali vittoriosi anche ai Championships (Alcaraz e Djokovic). Nel femminile (sempre salvo sorprese), ci saranno quattro ex-campionesse a Church Road: Kvitova, Rybakina, Vondrousova e Krejcikova; complessivamente le campionesse major saranno tredici se si aggiungono Sabalenka, Gauff, Swiatek, Keys, Ostapenko, Raducanu, Kenin, Osaka e Azarenka.

Alcaraz da record sull’erba. A 22 anni, lo spagnolo ha già vinto 4 titoli sul manto erboso (due al Queen’s e due a Wimbledon) pur avendo disputato finora soltanto 31 match su questa superficie. Quest’anno giunge a Wimbledon con 28 vittorie complessive su erba a fronte di sole 3 sconfitte (a Wimbledon 2021 con Medvedev e nel 2022 con Sinner; al Queen’s 2024 con Draper). Inoltre, dal torneo di Roma, il murciano ha inanellato 18 vittorie con i trionfi al Foro Italico, al Roland Garros e al Queen’s.

2025: Djokovic e Kvitova, “erbivori” più vincenti in tabellone. Il serbo, con i suoi 8 titoli sui prati (7 a Wimbledon e 1 a Eastbourne), è il tennista con il maggior numero di titoli su questa superficie tra tutti i presenti in tabellone. Tra le ragazze, la più vincente è Petra Kvitova con 6 titoli: 2 sigilli a Church Road, 2 a Birmingham, 1 a Eastbourne e 1 a Berlino.

Sinner, prima testa di serie n. 1 azzurra ai Championships. Per la prima volta nella storia di Wimbledon, nel 2024 la testa di serie n. 1 del torneo era un italiano. Nel tabellone maschile le teste di serie saranno quattro: Sinner, Musetti, Cobolli e Berrettini. Nel femminile l’unica testa di serie sarà Jasmine Paolini.

2025: gli italiani in tabellone più vincenti sull’erba. Matteo Berrettini è l’azzurro con il maggior numero di titoli sui prati (2 al Queen’s e 2 a Stoccarda), senza dimenticare la finale storica ai Championships del 2021; finale storica disputata anche dalla nostra Jasmine Paolini l’anno scorso (e persa con Krejcikova), ovviamente la tennista migliore sull’erba tra le italiane presenti in tabellone.

Errani & Vinci, unico (finora) trofeo azzurro a Wimbledon. Nel 2014, Sarita e Roberta vincono a Church Road il loro quinto major in doppio, il primo a Wimbledon (battono in finale Babos/Mladenovic). Una vittoria che vale il “Career Grand Slam”.

Tatjana Maria, mamma record sull’erba. La tedesca, a 37 anni e sette mesi – e mamma di due bambine – scrive la storia diventando la giocatrice più anziana a vincere un WTA 500 al Queen’s, torneo in cui, da quest’anno, dopo 52 anni, è stata istituita di nuovo la gara femminile. Maria supera due turni di qualificazioni e supera quattro top 20 (Muchova, Rybakina, Keys e Anisimova). Tre anni fa, a 34 anni, aveva raggiunto ai Championships la sua prima semifinale Slam. Il centrale dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club prevede quasi 15.000 posti a sedere (14.979); sono invece 12.345 le postazioni sul Court n. 1. La Regina Elisabetta, royal patron del torneo fino al 2016 (anno in cui ha ceduto il testimone alla Principessa Kate), è venuta ad assistere quattro volte al torneo: nel 1957, nel 1962, nel 1977 e nel 2010.