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Polonia, Ghana, Italia: è il giorno di Jasmine

FED CUP, L'INTERVISTA - Esordio da titolare per Jasmine Paolini, impegnata in un match sulla carta impossibile contro la Suarez Navarro. Qualche mese fa siamo andati a trovarla: una grande esplosività si "scontra" con misure fisiche che non l'aiutano. Ha un gran dìritto, un ottimo timing sulla palla e la ferma volontà di sfondare. Qualità che potrebbero sorprenderci.
Polonia, Ghana, Italia: è il giorno di Jasmine
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Riccardo Bisti
10 February 2018

In un Paese come l'Italia, che ha scelto di dare grande importanza alla Fed Cup, il giorno dell'esordio è qualcosa di speciale. Per questo, difficilmente Jasmine Paolini dimenticherà il 10 febbraio 2018. Alle 16 (diretta SuperTennis) avrà un match sulla carta impossibile contro Carla Suarez Navarro. Al netto dell'emozione, tuttavia, si trova nell'invidiabile posizione di non avere nulla da perdere. L'abbiamo conosciuta l'anno scorso, in occasione di un'intervista per Tennis Italiano. Nel piccolo Tennis Club Carrara, 4 campi in una via secondaria, a due passi dall'uscita dell'autostrada, si allenava con Renzo Furlan. Fedele al suo personaggio, l'ex top-20 ATP privilegiava il lavoro alle chiacchiere. Avrà detto sì e no quattro parole in mezz'ora. Al termine, mentre Renzo tornava a casa in sella alla sua bici, abbiamo scoperto una toscana un po' atipica, forse per le sue curiose origini familiari. Jasmine non dà troppa confidenza, ma non è troppo difficile farla sciogliere in un sorriso che sa essere radioso. All'inizio parla poco, poi però dimostra di avere idee e pensieri. Ecco la ragazza che oggi proverà a regalarci un miracolo.

Chi devi ringraziare per aver iniziato a giocare a tennis?
Da bambina abitavo a Bagni di Lucca e non c'erano molte possibilità: tennis o piscina. Mio zio gioca a tennis, e anche mio padre è un praticante meno assiduo. Quando avevo 6 anni mi chiesero di provare e da lì non ho più smesso.

Tuo padre Ugo è di Lucca, mentre sappiamo che la provenienza di tua madre è ben più avventurosa...
Mia mamma è nata in Polonia da madre polacca e padre ghanese. Io sono nata in Italia e mi sento italiana al 100%. È da un po' che non vado in Polonia, ma fino ai 10 anni di età ci sono andata spesso, ragion per cui parlo abbastanza bene il polacco.

C'è stato un periodo in cui hai vissuto in Polonia?
No no, di base sono sempre stata in Italia. Diciamo che ci passavo tre settimane all'anno, o magari un mese. Andavo a Lodz.

Come si sono conosciuti i tuoi genitori?
Mio padre gestiva un bar a Bagni di Lucca, di cui mia madre era frequentatrice. Lei viveva già in Italia. Si era trasferita in Italia insieme a una sua cugina anni prima, lavorava come cameriera in un ristorante. Mia mamma è nata in Polonia, ha frequentato le scuole lì ma ormai è in Italia da quasi 30 anni.

Chi ha scelto di chiamarti Jasmine? Non è un nome tipicamente italiano...
Mia mamma! A lei piacciono i nomi particolari, non troppo comuni. Lei si chiama Jacqueline, io Jasmine e mio fratello William!

In parte hai già risposto: hai mai fatto un viaggio alla scoperta delle tue origini tra Polonia e Ghana?
Come dicevo, in Polonia un sacco di volte. In Ghana non sono mai stata, sinceramente non saprei dire molto, né del paese, né dei parenti. Il legame è soprattutto con la Polonia.

Hai sempre pensato che il tennis potesse essere la tua vita, oppure hai ipotizzato altre strade, sia nello sport che in altri campi?
Il tennis è sempre stato la mia vita, ma ho capito di poter sfondare soltanto quando avevo 14-15 anni. Prima era il mio sogno, però non vedevo una strada da percorrere. Poi ho capito che ce la potevo fare, la strada si è materializzata... ed è la stessa che vedo ancora oggi. Devo intraprenderla al meglio e raggiungere l'obiettivo.

Fino a 15 anni, dunque, frequentavi una scuola tennis “normale” come tanti altri ragazzi?
Sì. Ho intensificato la mia attività quando mi sono spostata a Tirrena. In precedenza giocavo tutti i giorni, ma facevo giusto un'ora e mezza di tennis. Preparazione atletica pochissima, quasi niente. Giocavo appena 5-6 tornei all'anno, soprattutto in Italia. Insomma, non facevo la professionista. Quando sono andata a Tirrenia ho intrapreso un percorso vero.

La convocazione a Tirrenia fu inaspettata o in qualche modo ci speravi?
Totalmente inaspettata. Il mio maestro Ivano Pieri mi disse che avevano aperto il Centro Tecnico anche alle ragazze. Valutai subito la possibilità perché a Lucca andavo a scuola: sono sempre andata bene a scuola, ma in prima superiore bisognava studiare di più e non avevo la possibilità di giocare molti tornei. Inoltre non facevo preparazione atletica.. .insomma, mi sono resa conto che per fare un salto di qualità, l'unica strada percorribile era Tirrenia.

Come ti sei trovata a Tirrenia?
Bene. All'inizio mi allenavo sia con Antonio Cannavacciuolo che con Daniele Ceraudo. Dopo pochi mesi, sono rimasta solo con Ceraudo. Nell'ultimo anno, invece, sono stata seguita dalla Garbin. Gli ultimi mesi sono stati un po' difficoltosi, tra infortuni, incertezze, e mancanza di serenità. Tutto questo mi impediva di esprimermi al meglio in campo... così ho deciso di tentare un'altra strada.

Che tipo di incertezze?
Ti fai male, dopo l'infortunio non ritrovi te stessa e arrivano mille dubbi sul tuo livello, sulla tua capacità di giocare bene... incertezza dopo incertezza, il livello scende. Se vai in campo senza essere serena diventa difficile.

Come valuti, nel complesso, l'esperienza al Centro FIT?
Mi ha fatto crescere tantissimo. All'interno del Centro abitavo da sola, mi allenavo come non mi ero mai allenata prima e mi sono sempre relazionata con persone più grandi di me. Persone che non conoscevo, che non facevano parte né della famiglia né del circolo dei vecchi conoscenti. Credo che tutto questo mi abbia aiutato anche sul campo da tennis.

Polonia, Ghana, Italia: è il giorno di Jasmine

Come è nata l'idea di lavorare con Renzo Furlan?
Lo conoscevo perché era stato presente nei miei anni di frequentazione a Tirrenia, anche se non avevamo avuto chissà quale frequentazione. Sapevo che aveva smesso di lavorare con Pietro Licciardi, e che abitava non troppo distante: un ulteriore motivo che mi ha spinto a contattarlo. Tra le varie soluzioni era forse la più semplice. Sono stra-soddisfatta della mia scelta.

In questo momento, Furlan lavora due settimane qui e due settimane con la federtennis serba: ti piacerebbe essere seguita full time?
Certamente! (ride, ndr). Per ora non ne abbiamo parlato perché deve onorare l'impegno in Serbia. Noi proviamo a organizzarci al meglio per sfruttare i giorni in cui è disponibile. In futuro mi piacerebbe molto, sarebbe un grosso aiuto.

Hai 21 anni, sei una fase di crescita importante. Non pensi che sarebbe buono avere qualcuno che ti segua sempre? Vorresti essere seguita a tempo pieno, o tutto sommato va bene così?
L'anno scorso ho girato 10 settimane col preparatore, 2-3 tornei con Renzo e tutto il resto da sola. Non è facile, ma è andata abbastanza bene. Sarebbe fantastico avere Renzo qualche settimana in più, ma sono soddisfatta così. Non è tanto una questione economica: lui ha i suoi impegni e va bene così. Sono contenta di quello che ho: in futuro mi piacerebbe averlo di più, ma non mi va di scegliere un'altra strada solo perché lui non riesce a seguirmi ai tornei.

Come mai fate base proprio a Carrara?
Ho seguito Renzo perché lui fa base qui, al Tennis Club Carrara. Nelle settimane in cui sono a casa, faccio la pendolare con Lucca. Da casa mia sono circa 30-35 minuti, dipende dal traffico. Di autostrada sono circa 25 minuti.

Tutti dicono di te: “Ha un gran dritto ma è bassina”. Cosa rispondi?
Non è un problema e nemmeno ci penso. So cosa devo migliorare, ad esempio il servizio, ma per me l'altezza non è un deficit enorme. Ok, fossi stata 5 centimetri più alta, forse servirei un po' meglio... ma magari sarei meno agile. Come ogni cosa, ha i suoi pro e i suoi contro. E poi, nel tour ci sono anche alcune giocatrici non troppo alte.

Durante una partita, ti è ma capitato di pensare che l'avresti vinta se avessi avuto 10 centimetri in più?
Mai. L'unica domanda che mi faccio è come servirei se fossi più alta. Detto questo, posso servire ugualmente bene. Ci stiamo lavorando, soprattutto nel trasportare in partita quello che faccio in allenamento. Durante gli allenamenti, servo piuttosto bene. In partita è più difficile: magari ne sbaglio un paio, non mi entra la prima, subisco un paio di risposte vincenti... e allora inizio a rallentare e arrivano le insicurezze. Però sono contenta di quello che riesco a fare in allenamento. Stiamo lavorando duro: il servizio è troppo importante nel tennis di oggi. In particolare, cerco di non rallentare la velocità del colpo.

Il ricambio generazionale. Ormai non si parla d'altro: c'è chi dice che siamo passati dalla Pennetta alla Paolini, dalla Schiavone alla Trevisan...detto che non è colpa vostra, come vivi tutto questo? Ci pensi, ti condiziona, ti dà fastidio che se ne parli?
Sarà molto difficile ripetere quello che hanno fatto Schiavone, Pennetta, Vinci ed Errani, ma non trovo giusto parlarne ora e fare paragoni. Magari parliamone tra 10 anni. Oggi non si può sapere cosa succederà. Inoltre non so in quanti abbiano visto giocare me, Martina Trevisan o Jessica Pieri. A volte si arriva a conclusioni affrettate, basate solo sui risultati. Il ranking e i risultati sono importantissimi, ci mancherebbe, ma ci sono anche altri aspetti. Se le basi sono buone è più facile, ma se non le hai è più complicato arrivare in alto. Ma credo che la gente, a volte, non conosca né le storie, né il nostro potenziale, né le nostre difficoltà. Se proprio si vogliono trarre delle conclusioni, ritengo che vada fatto tra 10 anni. Oggi non si può sapere se io e le altre ragazze ce la faremo. Lorenzi ha trovato il best ranking a 32-33 anni, anche le ragazze hanno ottenuto i migliori risultati intorno ai 30. È troppo presto per trarre conclusioni.

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Hai detto che fino ai 15 anni di età hai giocato a Lucca, senza fare preparazione atletica o comunque senza vivere da professionista. Ti sei mai domandata dove saresti adesso se ti fossi allenata in modo migliore tra in quegli anni?
Ricordo quando giocavo i tornei internazionali a 12-14 anni. Tra le mie avversarie c'era Belinda Bencic: mentalmente era impostata in modo diverso, era già una professionista. Io e Jessica Pieri eravamo altre persone, altre ragazze, altre tenniste. Lei era già incanalata: credo che questo le abbia garantito un minimo di vantaggio.

Qual'è la qualità che vorresti portare via a una delle nostre quattro campionesse?
Hanno caratteristiche totalmente differenti tra loro.... forse il servizio della Pennetta, o quello della Vinci. Tuttavia, non per sembrare presuntuosa, sono convinta di poter servire meglio di ora e arrivare a servire come loro. Non è facile, ci sto lavorando. Ma ora come ora, a caldo, prenderei subito il loro servizio!

Ti è mai capitato di arrabbiarti veramente con qualcuno?
Ni, perché a volte può capitare di arrabbiarsi per piccolezze. Con un'avversaria non è mai successo, mentre l'anno scorso mi arrabbiai con un arbitro. Il mio servizio era dubbio, e l'avversaria rispose fuori di 15-20 centimetri. Chiesi se il servizio era fuori, lui disse che era buono e diede il punto a lei perché aveva valutato buona la risposta. Io gli dissi che era nettamente fuori, ma rispose che non potevo più lamentarmi perché avevo contestato il servizio. Era un punto importante, setpoint per lei sul 6-5.... lì mi sono arrabbiata parecchio, ma in generale sono abbastanza tranquilla.

Parliamo di Fed Cup. Come ti sei trovata nell'ambiente? Quanto è importante avere un capitano che ti conosce benissimo come Tathiana Garbin?
Le aspettative ci sono ed è normale. Quello che hanno fatto Schiavone, Pennetta, Errani e Vinci è incredibile. È normale che non si voglia veder retrocedere in Serie C la squadra che ha vinto quattro trofei. Può essere che ci sia il timore di un'assenza di ricambi, e che qualcuno pensi che dobbiamo perdere per forza: non è assolutamente detto. A differenza di molti, Tathiana Garbin ci conosce e sa quello che possiamo dare, così come le difficoltà che abbiamo nel crescere in classifica. Ma conosce anche il nostro potenziale. È molto importante avere un capitano che ci conosce bene ed è consapevole del fatto che anche noi possiamo arrivare. Grazie a lei, entriamo in campo più tranquille: Tax è in grado di darci fiducia.

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